Agnelli al Financial Times: "Vogliamo condurre il sistema italiano. Ma bisogna guardare all'Europa"
Nel corso di una lunga intervista al prestigioso Financial Times, il presidente della Juventus Andrea Agnelli ha parlato del progetto dei bianconeri e delle prospettive per il futuro: "Gli stadi sono mezzi vuoti, c'è violenza, insomma il calcio non è il prodotto più appetitoso. Il campionato italiano non è più la destinazione d'arrivo per i top player, è più una meta di transito. La perfetta situazione per un top team è un misto di cosa si può trovare in Spagna, Inghilterra e Germania. Agli inglesi - ha proseguito Agnelli come riporta tuttojuve.com - invidio gli stadi e gli incassi al botteghino. Dalla Spagna prenderei la possibilità dei club di trattare i diritti tv singolarmente, mentre del calcio tedesco ammiro la capacità di attrarre sponsor. In Italia tutto ciò ancora non è possibile. In Italia noi acquistiamo maglie contraffatte. Il 'falso' è un problema di questo paese.
Sono 10 anni che si discute di approvare una leggere per permettere la costruzione di nuovi impianti. Il calcio italiano, così come il paese, ha bisogno di riforme strutturali. Alcuni anni fa eravamo giunti a un crocevia: 'Cosa vogliamo fare per rimanere competitivi?'. Ma abbiamo scelto di non fare niente. Nel calcio serve uno sforzo concertato su violenza, stadi e protezione dei marchi. Ma come si può fare tutto ciò se non c'è neanche un governo?".
Sulla Juventus: "La squadra ha un grande potenziale, la sento come una mia creatura. La Juve è conosciuta come la Fidanzta d'Italia: è la donna con cui tutti vorrebbero andare. Poche in Italia possono vantare 11 milioni di tifosi, molti dei quali nel povero sud che ha inviato generazioni di contadini a Torino a lavorare nelle fabbriche della Fiat. La mia squadra preferita è quella del 1996, che vinse la Champions con Vialli e Ravanelli. Gli avversari nel tunnel prima di scendere in campo pensavano: 'Contro questi abbiamo già perso'".
Non manca anche un passaggio su Calciopoli: "Il club è stato riconosciuto colpevole di comportamento antisportivo e non di frode sportiva. Non ci hanno condannato per combine. Moggi telefonava agli arbitri? Moggi e tanta altra gente come è emerso dopo. Il nostro marchio è stato rinforzato dalla nostra rinascita, dalla serie B fino agli scudetti. Questo ci ha dato l'opportunità di ribadire, in maniera più forte, quanto siamo forti e quanto orientati a condurre il sistema italiano".
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