Ad un anno dalla coppa: addii, lacrime e fiumi di spumante. Quando il cielo è più azzurro del solito!
Un pizzico di rammarico e una lacrima che bagna ancora il viso. Se solo avessimo una bacchetta magica, se solo esistesse davvero una macchina del tempo; se davvero si potesse vivere di attimi incancellabili.. Non tutto è possibile, come d’altronde dimenticare. C’è una data che i napoletani hanno inciso nei loro cuori (qualcuno anche sulla pelle). Dopo le due dello scudetto, il 20 Maggio 2012 è per tutti la notte magica. Quella notte da incorniciare e rivivere insieme. La notte dei “grandi”, per la vecchia e, soprattutto, per la nuova generazione di tifosi. Una data, una storia. Stadio Olimpico, 20:45. La sfida delle sfide, la notte degli addii. Ventidue anni dopo la storia si ripete. In palio una coppa, le protagoniste son sempre le stesse: Juve e Napoli, tornano a sfidarsi per aggiungere un altro trofeo nella bacheca dei successi. C’è chi ricorda di Maifredi e Bigon, allora in lotta per la Super Coppa. Come quella sera, dopo anni di insuccessi, il Napoli ha saputo scrivere un’altra pagina importante di storia. Da una parte la voglia di vincere, dall’altra la paura di sbagliare, nel mezzo l’addio di due campioni: Alessandro Del Piero ed Ezequiel Lavezzi. Quella Juve Campione d’Italia non fa poi così paura. Imbattuta per un intero campionato, ma colpita e affondata nel giorno dei giorni. Quel Napoli che ha tenuto testa a Bayern, Manchester e Chelsea, è tornato e non ha avuto paura.
E’ quell’argentino venuto da lontano, scugnizzo dal cuore grande, a procurarsi ancora una volta un calcio di rigore, trasformato da Cavani in immediato vantaggio. A completare l’opera ci pensa, invece, l’uomo che aveva promesso, quell’uomo che ha giurato amore eterno, lo slovacco con la cresta più famosa del mondo. Su perfetto assist di Goran Pandev, Hamsik non perdona sotto porta e sa come accendere gli animi partenopei. E’ già festa. Dagli spalti riecheggia quell’inno ormai finito sulla bocca di tutti, ma stavolta c’è poca ironia, solo tanta voglia di godere per un successo strameritato. Quella stagione catalogata tra i fallimenti, non può che esser chiusa in modo migliore. Quel Napoli poco motivato, forse era davvero solo stanco per i numerosi impegni. Non c’è più fiato, le gambe fanno fatica a reggersi ma, beffati due volte dalla Vecchia Signora, ecco il momento della rivincita. Per Brighi basta così, ora è tempo di festa. Dal campo agli spalti, è una gioia che a fatica si descrive. Sospiri di sollievo, sorrisi infiniti e lacrime di gioia. Le lacrime sono di chi ha atteso tanto, di chi non ha mai smesso di crederci, di chi è andato in giro in ogni angolo di Italia pur di onorare i propri colori e la propria città. Sono anche di chi, ha sempre tenuto per sé le emozioni e difficilmente si è lasciato andare. Quei fischi per il Pocho, i fischi di chi aveva paura di perderlo, si trasformano in applausi. E’ un saluto il suo dal sapore di addio. Piange, abbraccia i compagni, bacia il mister e corre a ringraziare la curva, la sua curva. Fiero della sua folla, innamorato di una città. Soddisfatto di aver regalato alla sua gente cinque anni di emozioni, ma ancor di più una vittoria che davvero conta. Consapevole di aver chiuso il ciclo azzurro come meglio poteva. Le lacrime sono anche quelle di un capitano che non gioca per il semplice gusto di giocare, ma per far felice il suo popolo, perché chi meglio di lui sa cosa vuol dire amare Napoli?! Perché a stringere e ad alzare al cielo quella coppa non erano solo le sue mani, ma quelle dell’intera città. Tra gli applausi e le parole del soldato più famoso del mondo, quella coppa incanta proprio tutti. Dal mister al presidente, pronti a proseguire la festa negli spogliatoi e a tornare a “casa”.
C’è un’intera città pronta ad accoglierli e ad applaudirli, pronta a regalargli una notte magica e un’alba memorabile. C’è chi Maradona l’ha visto crescere e chi è cresciuto con lui. Chi Maradona non ha potuto ammirarlo nel compiere le più grandi gesta in maglia azzurra. Grandi e piccini, uomini e donne, nulla fa distinzione. Capodichino è tinta d’azzurro. Un pullman scoperto, fotocamere alla mano, fiumi di spumante e ancora applausi. Un pullman che fa fatica a spostarsi, completamente sommerso da bandiere, accerchiato da chi quasi non ci credeva più. Non c’è tempo per dormire, è la notte più lunga che si possa vivere. I primi raggi del nuovo giorno rendono il cielo brillante, tutto è più azzurro. Il cielo e il mare riflettono sul Castel dell’Ovo: è così che Napoli ricorderà l’impresa. Quell’impresa che ancora oggi, esattamente un anno dopo, a raccontarla fa venir la pelle d’oca…
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