SAN PAOLO CONNECTION - Il mistero di Fuorigrotta, parte prima: Napoli in Champions, lo stadio ancora in serie C

SAN PAOLO CONNECTION - Il mistero di Fuorigrotta, parte prima: Napoli in Champions, lo stadio ancora in serie CTuttoNapoli.net
domenica 9 giugno 2013, 08:50Copertina
di Vincenzo Balzano

Pensare che fu battezzato come Stadio del Sole, cambiando successivamente denominazione per celebrare la tradizione secondo la quale San Paolo avrebbe raggiunto l'Italia attraccando nella zona dell'attuale Fuorigrotta. E' uno dei paradossi incredibili della nostra martoriata città: il Napoli è diventato ormai un'impresa di successo, portata da De Laurentiis a livelli inimmaginabili solo un decennio fa; lo stadio San Paolo, casa di una squadra che tante soddisfazioni sta dando ai propri tifosi, è invece ridotto ad un bugigattolo; tra i peggiori, se non il peggiore in Italia, senza volersi relazionare con l'estero, dove il confronto diventa davvero impietoso.

ITALIA '90, INIZIA LA “DISTRUZIONE” - Inutile stare qui a ricordare i motivi per cui si è arrivati a questa situazione: nel corso degli anni la manutenzione è stata quasi nulla e, a partire dai Mondiali del '90, del tutto inefficace: la copertura, una delle tante criticità, è arrivata a rappresentare addirittura un motivo di pericolo per l'ordine pubblico. Al punto che, il terzo anello, con il quale la copertura stessa si congiunge, è stato chiuso ed è ormai in disuso. Motivo? I pilastri in acciaio che reggono la struttura provocavano onde sismiche che si riversavano sui palazzi adiacenti lo stadio. Roba da non credere.

DALLA CHIUSURA AI TORNELLI – L'avvento di De Laurentiis ha cambiato qualcosa anche nella gestione dello stadio che, da convenzione con il Comune, e per alcuni aspetti, è passato sotto la supervisione del Napoli. E così, all'indomani della morte dell'Ispettore Raciti, fu proprio De Laurentiis ad accollarsi l'onere (economico) di far montare i tornelli e la zona di prefiltraggio all'esterno del San Paolo. I lavori, a tempo di record, furono ultimati in due settimane, limitando a sole due partite a porte chiuse il danno per il Napoli. A dimostrazione, dunque, che affidare ai “privati” la gestione di un bene pubblico, comporta vantaggi notevoli. Da allora però, la situazione è andata sempre più peggiorando.

CARBONATAZIONE - Il processo chimico della carbonatazione è iniziato ormai da tempo, ed interessa tutta la struttura dello stadio; si tratta di un fenomeno che mette in relazione l'idrossido di calcio, presente nel cemento, e l'anidride carbonica dell'aria: il risultato è la formazione del carbonato di calcio, che finisce per sgretolare la struttura, provocando la caduta degli intonaci che lascia quindi scoperta l'ossatura di ferro, la quale a sua volta viene corrosa dagli agenti atmosferici. Ed è proprio questo l'oggetto dei lavori in corso in questi giorni: la Uefa ha chiesto al Napoli di spicconare tutte le parti interessate e di ripristinarle in maniera decorosa; a Nyon vogliono, giustamente, che anche l'occhio abbia la sua parte. Questi lavori devono assolutamente concludersi entro il 30 giugno, termine ultimo che l'Uefa ha dato al Napoli per concedere la relativa licenza europea: rassicurazioni in tal senso sono arrivate dall'Assessore allo Sport del Comune di Napoli, Pina Tommasielli ma, in realtà, anche stavolta De Laurentiis si accollerà l'impegno economico, che ammonta a 700 mila euro. Così come fatto, ovviamente, anche per i tabelloni, montati in questa stagione dopo anni di vana attesa. Il problema, molto più grave, è un altro.

AGIBILITA' – Il certificato di agibilità viene rilasciato quando un bene immobile rispetta tutti i requisiti di legge necessari per garantire alle persone di vivere in sicurezza nei locali per il quale viene chiesto. Il riferimento normativo è il testo unico dell'edilizia (DpR 380/2001 art.24). E' una certificazione che viene prodotta dall'Ufficio Tecnico del Comune di riferimento, e viene emesso dopo la fine dei lavori (di realizzione o di ristrutturazione) all'esito del collaudo che viene eseguito da un tecnico che sia persona diversa dal progettista e dal direttore dei lavori. Ed è, ovviamente, la conditio sine qua non per aprire al pubblico una determinata struttura. In tutti questi anni, il Comune di Napoli aveva rilasciato questo certificato entro il 30 marzo; ad oggi, il Napoli non lo ha ancora ricevuto. Se non arrivasse in tempo utile, il Napoli potrebbe ritrovarsi davvero ad emigrare: quella del Barbera, allo stato attuale delle cose, è tutt'altro che una minaccia o un gioco inscenato da De Laurentiis per mettere pressioni alle Istituzioni cittadine; è, anzi, l'ipotesi più concreta. E si può solamente immaginare il dramma economico e sportivo che ne conseguirebbe.

(1-Continua)