Rocchi e Dondarini, sotto processo per Calciopoli, hanno arbitrato il Napoli nelle uniche due sconfitte in campionato degli azzurri. Solo un caso?
La seconda sconfitta in campionato rimediata al Meazza per mano del Milan è un boccone difficile da mandare giù. Anche se le dichiarazioni ufficiali rese nel dopo gara dai tesserati sono state concilianti e caratterizzate da toni pacati, tra le righe si legge chiaramente che il Napoli, splendida e inattesa realtà di questo inizio stagione, si sente poco tutelato. Per usare un eufemismo. Nel mirino, nel caso specifico di domenica sera, c'è la direzione di gara di Rocchi, apparsa poco equilibrata (anche a prescindere dal rigore concesso nel finale ai rossoneri) soprattutto per quanto riguarda la gestione della partita in termini disciplinari. Ma in realtà quest'ultimo episodio non è altro che il nuovo tassello di un puzzle fatto di arbitraggi discutibili. "Devo pensare alla crescita della squadra, che deve essere capace anche di essere più forte di eventuali errori arbitrali. Da manager, devo dire questo", ha sibilato il dg Pierpaolo Marino, lasciando intendere che magari si poteva mettere sul tappeto ben altro. "Ci hanno scippato, il Milan è stato nervoso e cattivo", è stato invece il commento a caldo di un Aurelio De Laurentiis che ha voluto sottolineare la disparità di trattamento in quanto a punizioni e cartellini prima di correggere il tiro ("non è nostro costume parlare degli arbitri"), forse anche per evitare di surriscaldare l'ambiente. "È stata decisiva l'espulsione di Maggio, e a tal proposito sinceramente le due ammonizioni non mi hanno convinto", ha quindi rilanciato Edy Reja, per poi però sottolineare che "Rocchi ha arbitrato bene". La sensazione è insomma che il Napoli non voglia alzare la voce, ma che sotto sotto qualcosa da dire, anzi da ridire, ce l'abbia. Vediamo cosa. Tanto per cominciare c'è che quella azzurra è una delle sette squadre della serie A a non aver beneficiato di alcun calcio di rigore. Ci può stare, statisticamente parlando. Ma il discorso cambia se si ricordano un paio di episodi legati alla trasferta di Marassi, quando in occasione della sfida con il Genoa (5 ottobre, sesta giornata e primo ko azzurro per 3-2), prima un fallo di mano in area di Criscito venne spostato fuori, poi una carica ai danni di Pià a due passi dalla porta avversaria fu ignorata da Dondarini. Ma non è tutto.
Discutibili sono stati anche alcuni cartellini sventolati sotto il naso dei giocatori azzurri in queste prime dieci giornate. Decisioni che hanno finito con il condizionare pesantemente le gare in questione. Il primo giallo a carico di Santacroce all'Olimpico con la Roma (31 agosto, prima giornata), ad esempio, viatico all'espulsione che arrivò all'8' della ripresa. Oppure il secondo giallo, sempre a carico di Santacroce, con l'Udinese al Friuli alla terza di campionato dello scorso 21 settembre ("Domizzi ha accentuato la caduta, traendo in inganno il direttore di gara", commentò Pierpaolo Marino). E anche le due ammonizioni con il Milan comminate a Maggio, che hanno dato sostanzialmente il via all'assedio decisivo dei rossoneri. Tre rossi che tra l'altro portano il Napoli in testa a questa speciale classifica, insieme a Inter, Roma, Genoa, Torino, Samp e Chievo (tre espulsi fin qui in campionato). Davanti a tutto ciò, il club azzurro abbozza. Dice e non dice, fa esercizio di equilibrio. Diverso l'atteggiamento dei tifosi, che ricordando anche le sanzioni nei loro confronti (tre giornate a curve chiuse) cominciano a portare avanti la tesi di un Napoli diventato avversario scomodo. Tanto che in città si sente di nuovo parlare di sudditanza psicologica. O peggio. Perchè c'è chi, ovvero l'avvocato Claudio Botti, ha anche voluto sottolineare una "singolare coincidenza": le due sconfitte del Napoli, contro Genoa e Milan, sono arrivate con due arbitri, Dondarini e Rocchi, sotto processo per Calciopoli.
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