La capolista sbarca al San Paolo con la voglia di chiudere definitivamente il discorso scudetto. L'annunciato addio di Ibra potrebbe però pesare nella testa dell'undici nerazzurro
Diciamolo: sulla carta non c'è storia. Mai come stavolta il Napoli s'appresa ad affrontare una "big" con il peso di un pronostico nettamente sfavorevole. Dopo l'eliminazione in Coppa Italia per mano della coriacea Sampdoria, gli uomni di Mourinho vorranno riscattarsi in terra partenopea, tentando l'allungo sulla Juve in vista della probabile festa tricolore di settimana prossima. Cambierà qualcosa il tecnico portoghese rispetto all'amara sfida di giovedì, ma lui, l'uomo in grado di spostare gli equilibri, ci sarà. Ibra: sempre lui, solo lui. Il simbolo della corazzata meneghina, quello che s'è stufato di vincere "facile" giocando maluccio, quello che in settimna ha confessato la voglia di trasmigrare altrove, in Spagna, ad esempio, dove si gioca un calcio senz'altro più brillante. Chissà se le dichiarazioni dell'asso svedese non possano in qualche maniera condizionare l'approccio alla gara dei campioni d'Italia in carica. E' una speranza, ovvio. Per il resto, ci saranno tutti: da Julio Cesar a Cambiasso, Samuel e Chivu, fino a Cruz ed Ibra. Una squadra tecnica e terribilmente solida, nel peso e nei centimetri. Pochi, pochissimi i punti deboli, se non una certa fragilità a ribaltare situazioni di difficoltà. Vincere si può, anche se...
Alea iacta est. Il mercato è finito, il dado è tratto. Qualche considerazione viene da sé, alla luce dell’operato di Mazzarri, Bigon e De Laurentiis. Tutti insieme certo, perché mai come quest’anno il tecnico è stato parte attiva ...