Si, siamo donne...e sappiamo cos'è un fuorigioco!

Si, siamo donne...e sappiamo cos'è un fuorigioco!
giovedì 4 febbraio 2010, 00:31Media Partners
di La Redazione
riceveiamo e pubblichiamo

Apriamo gli occhi e ancora assonnate guardiamo fuori dalla finestra.
«Speriamo oggi non piova!» è tutto ciò che desiderano le nostre madri troppo distanti dal nostro mondo, troppo lontane per riuscire a comprendere l'importanza che ha per noi. La donna di casa vorrebbe tenerci sedute a tavola, a degustare il ragù con le polpette, ma noi preferiamo un panino e via...destinazione San Paolo.
I nostri volti sono ruvidi dal freddo, le nostre labbra rosse e rotte dal gelo, cerchiamo invano di coprirci con le sciarpe della nostra unica passione, il nostro Napoli. Facciamo la fila tenendo le cuffie dell'mp3 ben salde nelle orecchie: siamo curiose di scoprire quale formazione schiererà la nostra diretta concorrente all'Europa League. Dinanzi a noi i corpi grandi di uomini ci coprono la visuale, ma finalmente si intravedono i tornelli. Eccoci finalmente, le scale sembrano scivolare veloci dal suolo, quello stadio lo conosciamo a memoria, eppure il primo sguardo provoca sempre un'emozione incredibile.Prendiamo posto e ci lasciamo trasportare dalle parole della gente, dai mille discorsi insensati. Finalmente le squadre entrano in campo: quanti applausi, scroscianti e puri, colmi d'amore eterno.Lettura delle formazioni e via, il fischio d'inizio. Quante imprecazioni, parolacce e modi poco fini mostriamo all'interno della nostra seconda casa, tra miriadi di persone sconosciute.I tifosi non hanno sesso, nè età, i tifosi amano, punto. Poco importa se somiglieremo a dei maschiacci, noi quell'emozione vogliamo viverla al 100%.Saltiamo, cantiamo, ci abbracciamo: tutto per lei, la nostra cara maglia. Ci voltiamo per un attimo e notiamo gli sguardi incuriositi di un gruppo di ragazzi che ci guardano come se avessero visto un fantasma. Noi però saltiamo più in alto, cantiamo a squarciagola...però non basta.Non basta nonostante in campo si suda, si lotta, non basta.Mancano pochi minuti allo scadere, la squadra avversaria si porta in avanti dopo un contropiede fortunoso.Portiamo e mani davanti agli occhi, farebbe troppo male perdere in questo modo. Grande salvataggio di chi non t'aspetti: Cannavaro.
Il ragazzo della fila avanti lo applaude gridando «Grande Capitano!» lo guardiamo estraniate, poco prima lo aveva criticato per un errore difensivo. Sorridiamo e ci facciamo scivolare addosso l’incoerenza dei tifosi, quello davanti a noi non sarà nè il primo né l’ultimo. Noi gridiamo, urliamo e cantiamo per sostenere la nostra fede e agli sguardi scettici degli uomini siamo ormai abituate.
«Te ne intendi di calcio o di calciatori?»ci chiedono spesso, fin troppo spesso.
Noi alziamo un sopracciglio e gli rispondiamo che gli potremmo spiegare il fuorigioco meglio di Collina.
Siamo donne si, ma allo stadio non ci andiamo per guardare quanto sia bello un campione o l’altro, non andiamo a limarci le unghie mentre il nostro ragazzo segue la sua squadra.
Andiamo allo stadio per essere vicini alla squadra, per emozionarci, per sentir tremare il cuore ad un intervento di Campagnaro, una parata di De Santis, un dribbling di Hamsik o, ancora, ad un goal di Denis.
Siamo donne, si, e siamo tifose. Amiamo la maglia, chi la indossa e chi la rispetta.



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