...e pur di screditarci chiamano "ridicoli", "stupidi" e "sommessi" gli spagnoli. L'ultima pañolada s'è vista nell'ultima gara casalinga del Barcellona, proprio contro l'arbitraggio.
08.02.2010 21:50 di La Redazione
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Non condividere un pensiero o un'iniziativa è più che lecito, anzi denota una spiccata personalità, di quelle che non si piegano facilmente alle tendenze del momento. Nel mondo del giornalismo questo tipo di determinazione nel portare avanti le proprie idee viene ormai chiamato “linea editoriale” e per quanto possa essere di parte, di un certo colore anziché di un altro, va sempre rispettata ancorchè non condivisa. Oggi però, assistiamo all'ennesima dimostrazione dell'esistenza di una frangia di giornalismo malato, che fonda (o improvvisa) sempre più spesso il proprio lavoro e costruisce la sua “credibilità” non seguendo le proprie intime convinzioni, ma rappresentando un' antitesi a quelle altrui. Non interessano i nomi e i cognomi. Interessa far capire a chi legge che questo non è giornalismo. Ci sono tanti aggettivi per definire un'iniziativa che non si condivide, ma i termini “ridicola” o “stupida” (direttamente riferiti anche ad una tradizione di un popolo e di una cultura di tutto rispetto) denotano quell'incapacità espressiva e di inventiva che non consente, a chi li utilizza, di poter fare un'informazione corretta e indipendente. Nonostante l'atteggiamento da maestrini, è chiaro che i cultori di questo tipo di pseudo-giornalismo, hanno ancora tanto da imparare.
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