Napoli-Roma: Le pagelle
De Sanctis: 6,5 che non è 7,5 per un discorso esclusivamente numerico : i due gol subiti, sui quali del resto non gli si possono attribuire responsabilità, “macchiano” soltanto gli aspetti statici e statistici degli archivi a dispetto di una prestazione da degno vicerè dei pali italici alle spalle di Buffon. Sicuro e spettacolare al 10’ del primo tempo sulla bordata di Vucinic, sfortunato sul rigore di Baptista; indovinare l’angolo non basta.
Campagnaro: 5,5. Nel primo tempo è il solito guerriero a tutto campo, poi qualche dolorino al polpaccio nella ripresa gli danneggia lucidità e capacità d’anticipo. Gli capita così di abboccare ad una finta di Baptista tutt’altro che irresistibile per i suoi standard da duro implacabile e provoca perciò il rigore del vantaggio giallorosso. Prova successivamente a rimediare con folate solitarie e Mazzarri, abile psicologo, lo sostituisce.
Dal 22’ st Zuniga: 6. Gettato nella mischia subito dopo aver incassato il secondo schiaffo capitolino, partecipa con discreta verve alla riscossa napoletana. Corsa e senso della posizione, ma sull’out di sinistra fa davvero troppa fatica ad esprimersi… Come confermato da alcuni svarioni in situazioni di appoggio semplice.
Rinaudo: 6,5. Sostituire il Grava degli ultimi periodi non sarebbe stato facile per nessuno, ma il difensore siciliano, tranne qualche intervento scoordinato e al limite, ha dato sicurezza al reparto arretrato accompagnando altresì gli attacchi azzurri in più di un’occasione. Delizioso l’assist per il gol di Denis.
Dal 36’ st Cigarini: sv. Non ha ancora personalità ed esperienza per garantire, in pochi minuti, la sua impronta ad una gara contro una top class in un delicato momento da S.O.S.
Cannavaro: 7. A Siena ha meritato gli elogi, ma forse non era stato il migliore in campo. Contro la Roma conferma il momento di grazia con notevole continuità: trattiene con sicurezza, talvolta con classe, le incursioni di Vucinic quando si aggira dalle sue parti. Bravo a far ripartire i suoi, non disdegna di accompagnare la manovra.
Maggio: 6. Corsa e spinta mantengono basso un osso duro come Riise. Peccato per la schiacciata di testa, allo scadere della prima frazione, che ha sorvolato di pochissimo la trasversale. Da un nazionale è lecito aspettarsi guizzi e cross in maggiore quantità.
Gargano: 5,5. Trottolino amoroso, certo. L’uruguagio è il centrocampista di rottura e di grande quantità che tutti gli allenatori vorrebbero avere. Per quanto ha corso meriterebbe tanto, ma i troppi passaggi, anche i più semplici, sbagliati con irritante sistematicità abbassano media ed entusiasmo. Sotto questo aspetto, forse, non tutte le colpe sono sue. Gennaio e … Cigarini, tra mercato e scelte, tattiche e societarie.
Pazienza: 6. Difficile che possano passare aria e tentativi di manovra avversaria dove il mediano partenopeo si aggira, ma cerchiamo di capirci: chi imposta la manovra? “Io la do a te e tu la dai a me”, palla ad Hamsik e l’azione riparte da dietro. Sintesi: buona l’interdizione, approssimative qualità e visione di gioco… Che non spettano a lui, certo. Allora riproviamo a capirci: è Gargano che deve impostare la manovra?
Dal 18’ s.t. Denis: 7,5. IL MIGLIORE Appena entrato la Roma raddoppia, ma il peso specifico del Napoli in attacco, dopo il suo ingresso cambia notevolmente. Sfiora il gol di testa, insacca con un bordata di sinistro e, ancora di testa, manca per un soffio la rete del raddoppio. Si procura il rigore spendendo il pallone sul braccio di Mexes dopo uno stop in area di ottima fattura tecnica. Da attaccante di scorta, da lanciare nella mischia a mezz’ora dal termine, dimostra ancora una volta di essere prezioso. Dall’inizio è invece un giocatore diverso che spende molto perdendo lucidità in chiave realizzativa.
Aronica: 6. Inspiegabilmente nervoso trova il cartellino giallo dopo pochi minuti per un intervento scomposto e spropositato su Motta. Ritrova col passare dei minuti equilibrio e senso della misura nella lettura dei movimenti avversari. Mazzarri sfrutta la sua duttilità anche come centrale di difesa, ma in un impianto di gioco che si sostanzia sulle folate esterne, il giocatore palermitano non ha garantito quella spinta necessaria che porta al cross dal fondo.
Hamsik: 5,5 . Un importante calcio di rigore trasformato con autorità non autorizza a dare la sufficienza ad un giocatore troppo spesso osannato a dispetto di prestazioni anonime ed irritanti come quella odierna. Ci facciano capire una volta per tutte qual è il ruolo del discontinuo giocatore slovacco. Le grandi capacità di inserimento, che si sfruttano solo quando c’è una manovra adueguata, non bastano per poter definire un giocatore “fenomeno”. Da lui ci si aspetta di più proprio perché accreditato tra i “fenomeni”.
Quagliarella: 5. Indolente, pascola il prato del San Paolo aggirandosi qua e là alla ricerca del pallone in zone di campo off limits per un attaccante, almeno in fase di possesso. Sembra triste il tanto amato Fabio, fischiato dal suo pubblico pur quando allontana la sfera in fallo laterale per consentire i soccorsi al disteso Motta. Eccessivo e beffardo il giallo che rimedia per simulazione: il contatto con Juan è netto e meritava il penalty. Lascia perplessi, a prescindere, l’atteggiamento dell’attaccante stabiese che, in questa, come in altre occasioni, al di là di un rigore evidente, poteva essere più incisivo.
Lavezzi: 6. Un “pocho” dal ritmo altalenante che non ha ancora ritrovato lo smalto giusto dopo l’infortunio. Evitabilissime le solite pericolose incursioni da portatore di palla sulla trequarti difensiva. Trova qualche sprint qua e là, ma non è ancora il giocatore che tutti conosciamo. Seconda punta o rifinitore? Solito dilemma da risolvere se consideriamo quanto detto a proposito di Hamsik e Quagliarella.
Mazzarri: 6. Mister, va bene il carattere, va bene la rezione, va bene un grande cuore che non si arrende mai. Tranne pochi sprazzi di bel calcio, ciò che si evince però è la mancanza di un’idea di gioco precisa dalla cintola in su. Hamsik e Quagliarella spaesati, Gargano improponibile play-maker , Lavezzi da reinserire e il rebus Denis da decifrare. Compostezza in difesa e graniticità a centrocampo non bastano per effettuare un salto di qualità sul piano del gioco e, ad ampio raggio, in chiave classifica.
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