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Di Cintio: Disastro in Lega Pro, responsabilità partono dall'alto. Ora riforme, ma senza ipocrisie all'italiana
L'avvocato bergamasco, nonchè manager, Cesare Di Cintio relatore del prossimo convegno sui manager previsto a Napoli il 23 agosto fa l'analisi sul calcio italiano e Lega Pro
17.07.2010 00:10 di Lorenzo Casalino   articolo letto 3278 volte
Fonte: tuttolegapro.com
© foto di Tommaso Sabino

Il giorno della verità tanto atteso è arrivato con una serie di verdetti. Federale nella giornata del 16. 7. 2010 che non hanno precedenti nella storia Italiana del calcio professionistico: 1 club escluso dalla serie B, l’Ancona, e ben 20 dalla Lega Pro.
Il comunicato ufficiale recita un vero e proprio bollettino di guerra con vittime illustri cui, dopo le bocciature e le rinunce di Mantova, Rimini, Gallipoli, Perugia e Arezzo ( in Prima divisione), Itala San Marco, Pro Vasto, Pescina, Manfredonia, Monopoli, Potenza, Scafatese, Cassino, Alghero, Olbia e Legnano ( in Seconda), si sono aggiunte Figline (Lega Pro 1) , Pro Vercelli e Sangiustese (Lega Pro 2) che hanno fatto salire il numero delle società non aventi diritto a partecipare ai campionati professionistici di terza serie a 20.

20 escluse, su un numero complessivo di 90, corrisponde all’incirca al 25% delle società che, nella passata stagione, hanno preso parte ai tornei organizzati dalla Lega Pro il che mette in evidenza un dato veramente inquietante.
Ma ancora più sconvolgenti sono apparse, nella giornata di ieri, le parole del Presidente di Lega Mario Macalli, che ha lasciato trasparire come, anche quelle società che a fatica hanno passato il vaglio del Consiglio Federale, probabilmente nella prossima stagione non avranno risorse sufficienti per far fronte agli impegni che derivano dalla partecipazione ai campionati.
Secondo il Presidente di Lega il prossimo anno sarà anche peggio per questo il Consiglio Federale gli avrebbe concesso delega per la riforma dei campionati che ci auguriamo avvenga celermente dato che il prossimo torneo incombe e che le previsioni non sono certo rosee.

Ritengo che i tempi siano maturi per mettere mano a una riforma, non solo dei campionati, che è solo uno dei problemi, ma di tutto il sistema calcio che, purtroppo, dopo anni di ferite non curate è ormai giunto alla fase della cancrena.
Finiamola di sostenere che le responsabilità siano solo delle società poiché i sodalizi che si associano ad una delle Leghe Professionistiche, per esser ammessi, debbono semplicemente osservare i parametri che le Leghe stesse impongono.
È chiaro che qualcosa dovrà mutare anche all’interno delle Leghe medesime. La riforma dei campionati o la riduzione delle società partecipanti alla Lega Pro non può esser la soluzione per tutti mali di una categoria che appare incrostata di dilettantismo e dove l’approssimazione regna sovrana. La riforma dei campionati poco o a nulla servirà se non accompagnata da una vera e propria rivoluzione copernicana del sistema calcio che, per quanto osservo, sta praticando semplicemente interventi “a macchia di leopardo” con l’introduzione di modifiche che hanno semplicemente l’effetto di creare maggiore confusione come la riduzione del numero dei giocatori extracomunitari o l’ingresso della regola sulla obbligatorietà dei giovani in Lega Pro.

Si tratta, come detto, di interventi dettati da quella che definisco “legislazione d’emergenza” alla quale le istituzioni ricorrono per lenire il dolore ma senza curare la malattia con l’effetto di rendere ancora più complicato l’insieme delle norme sportive.
Insomma si tratta di veri e propri atti di intervento dettati dalla necessità di mostrare all’opinione pubblica che qualcosa i “politici dello sport” stanno tentando di mettere in atto in attesa che ricominci la sagra domenicale delle partite e che l’ attenzione di tutti venga attirata dai risultati del campo.
E non mi vengano a dire che la riduzione del numero dei giocatori extracomunitari sia dettata solo una imposizione della legge “ Bossi-Fini” la quale era in vigore anche prima dei Mondiali di calcio ma che, casualmente, è divenuta d’attualità solo dopo la disfatta rimediata in Sud Africa.

Ora è molto bello discutere di giovani e tutela dei vivai ma dove erano i difensori della gioventù Italica pochi mesi addietro quando il calcio Italiano stava per sprofondare? Ovviamente in questa situazione di “apparente” spinta riformista chi paga un pesante dazio è, a mio parere, la Lega Pro che si è trovata l’imposizione della regola sui giovani addirittura da schierare obbligatoriamente ( sul punto tornerò successivamente perché le discrasie anche su questa norma sono molteplici) a scapito evidentemente della qualità dei campionati.
Questo per significare che la valorizzazione dei talenti non può certo avvenire con una imposizione normativa che vada a discapito dello spettacolo calcistico perché le società, tra un giovane scarso e un atleta meno giovane ma bravo, sceglieranno sempre di schierare il giocatore meno dotato tecnicamente.

Abbiamo forse dimenticato che le società di calcio sportive “vendono” uno spettacolo? Se lo spettacolo è di bassa qualità chi lo potrà mai seguire? Condivido il pensiero dell’avv. Campana, presidente dell’Aic, perché se di riforme si deve discutere allora si deve puntare sulla meritocrazia che, nel sistema sportivo italiano, rischia di diventare un concetto privo di significato.
Solo i migliori debbono salire sulla “giostra” del calcio poiché in tutti gli altri settori della vita questa è la regola con la quale tutti si misurano ogni giorno.

I risultati, non solo del campo, contano nello sport professionistico.
Quindi solo i migliori managers (nel contesto di un nuovo management) dovranno continuare a ricoprire determinate cariche Istituzionali, solo i migliori dirigenti di società calcistiche potranno gestire gli enormi interessi delle compagini di Lega Pro e solo i migliori atleti dovranno scendere in campo la domenica.
Il fallimento della Lega Pro è sotto gli occhi di tutti ma pochi pongono l’accento su quello che è un altro problema ovvero la scarsa preparazione dei dirigenti che, in 20 sodalizi, si è manifestata senza ombra di dubbio evidenziando come, il 25% di soggetti che hanno governato le società di calcio nella passata stagione, sono stati inadeguati per ruoli che hanno ricoperto.
Ed allora obbligo della Lega Pro non è solamente quello di riformare i campionati introducendo regole più stringenti per la partecipazione ai tornei nazionali ma, anche, di esigere la formazione dei dirigenti che dovranno esser soggetti assolutamente preparati nella gestione aziendale senza che alcuno, d’ora in poi, possa amministrare un sodalizio sportivo non conoscendo la differenza tra un pallone e un bilancio.

I numeri parlano chiaro. 20 squadre su 90 sono fuori!
Evidentemente se molte cose non hanno funzionato le Istituzioni non sono esenti da responsabilità.


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