'O surdat 'nnammurato è tornato a casa: "amico" juventino... CANTALA ADESSO!
Dove eravamo rimasti? Ah si. Torino. Era il 2 aprile. La Juve batte il Napoli e sugli spalti juventini si alza un coro . Un coro familiare. Che negli ultimi anni risuona nella testa del popolo bianconero come il suono della sveglia che ti ridesta dagli antichi fasti e ti riporta alla triste realtà.
AFFETTI DA UNA STRANA FORMA DI CLEPTOMANIA – In quella sera lo Juventus Stadium cantava ‘O surdato 'nnammurato non avendo niente di proprio da cantare. C’è chi si diverte con poco e chi ha bisogno di prendere dagli altri tutto quello che ho. Una strana forma di CLEPTOMANIA che da anni pervade la vecchia signora.
VENDETTA, PIATTO FREDDO – Se l’erano legata al dito gli azzurri. Mazzarri ribatteva: “L’hanno sentita troppe volte, l’hanno imparata a memoria”. Sulla stessa linea capitan Cannavaro. Ma quei cori non erano proprio andati giù. Serviva l’occasione per restituire l’inno ai legittimi proprietari. Serviva la gara per far urlare a squarciagola il popolo azzurro.
LISTEN AND REPEAT – Il destino su questo non inganna mai. Arriva la gara perfetta. Una vendetta da servire su un piatto freddo. In una notte romana. In una notte dove sogni azzurri si mescolano con la speranza bianconera di fare l’accoppiata con lo scudetto. “La Coppa Italia è la nostra Champions” aveva dichiarato Marchisio in uno dei mercoledì trascorsi davanti alla tv. Una Coppa che la Juve voleva fortemente. Una Coppa che resterà un sogno di una notte di metà primavera. E’ il Napoli a festeggiare. E’ Napoli a festeggiare. La sua gente. Le sue voci. Il suo inno. ‘O surdato nnammurato è TORNATO A CASA. Mi raccomando amico juventino. Ascoltala bene. Ascolta forte. Magari ti servirà la PROSSIMA VOLTA. Non stavolta.
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