Yaya Tourè: "Al San Paolo mi tremavano le gambe, dopo l'inno capii in che guaio ci eravamo messi..."

"Quando misi piede su quel campo sentii qualcosa di magico, di diverso"
 di Leonardo Ciccarelli  articolo letto 117310 volte
© foto di Giacomo Morini
Yaya Tourè: "Al San Paolo mi tremavano le gambe, dopo l'inno capii in che guaio ci eravamo messi..."

“Ci sono posti in cui vai una volta e basta… e poi c’è Napoli”. così si apre la parte in prosa di “Passione”, un documentario capolavoro che sbancò il Festival di Venezia di un paio d’anni fa, diretto da John Turturro che parla della canzone napoletana facendo cantare alcuni dei nostri più grandi interpreti. A pensarla come lui è Yaya Tourè che fino a pochi giorni fa per i napoletani era solo un incubo finito bene ma che da oggi è un assoluto idolo. Come mai? Beh, questo signorotto di 2 metri ha tessuto lodi strappalacrime nei nostri confronti a Sky, nel corso de “I signori del calcio” dicendo testuali parole: “La mattina andammo a fare riscaldamento al San Paolo, Carlos (Tevez) mi parlava di questo stadio, ma io che ho giocato nel Barça mi dicevo, che sarà mai! Eppure quando misi piede su quel campo sentii un qualcosa di magico, di diverso. La sera quando ci fu l’inno della Champions, vedendo 80.000 persone fischiarci mi resi conto in che guaio ci eravamo messi! Qualche partita importante nella mia carriera l’ho giocata, ma quando sentii quell’urlo fu la prima volta che mi tremarono le gambe! Bene, fu li che mi resi conto che questa non e’ una solo squadra per loro, questo e’ un amore viscerale, come quello che c’è tra una madre ed un figlio! Fu l’unica volta che dopo aver perso rimasi in campo per godermi lo spettacolo!”.
Questa dichiarazione l’ho letta decine di volte e quando provo a leggerla ad alta voce la suddetta trema. È la descrizione più poetica che io abbia mai avuto il piacere di commentare. Prima dell’andata col Chelsea Villas-Boas disse che “Il Napoli non è solo una squadra di calcio, è lo stato d’animo di una città” ed è qualcosa di vero perché solo chi vive i problemi di tutti i giorni può veramente apprezzare le gioie che una città piena di contraddizioni come la nostra ci sa regalare.
Tourè ha fatto un regalo grandissimo ad un popolo che a queste parole non è abituato. Ieri, al TG1, nell’intervista di Cavani è stato evidenziato il fatto che ad Edi piacerebbe giocare con Balotelli non quando dice che gli piace vivere a Napoli e che vive benissimo qui, no. Perché questo è quello che l’Italia, il resto dell’Italia, non vuole dire. Per paura, per retaggio culturale. Per un qualcosa che ormai cercare di spiegare è superfluo visto che Napoli è più che una città, “Va oltre ogni classifica” come dice Erri De Luca e allora grazie Yaya perchè hai affrontato il mostro del San Paolo come uomo di grande onore, De Crescenzo dice “Chi Io sa come è Napoli veramente. Comunque io certe volte penso che anche se Napoli, quella che dico io, non esiste come città, esiste sicuramente come concetto, come aggettivo. E allora penso che Napoli è la città più Napoli che conosco e che dovunque sono andato nel mondo ho visto che c'era bisogno di un poco di Napoli”, tu,uomo africano trapiantato in Europa, hai tanto Napoli nel cuore.