Gol e cattiveria al passo d'addio: Manolo e il Napoli, un amore destinato a non sbocciare

 di Redazione Tutto Napoli.net  Twitter:   articolo letto 13535 volte
Fonte: Dario De Martino - @DaDeMartino
Gol e cattiveria al passo d'addio: Manolo e il Napoli, un amore destinato a non sbocciare

Tre gol nelle ultime tre partite. E due di questi, con Fiorentina e Sampdoria, decisivi. Manolo Gabbiadini si è sbloccato quando la separazione è ormai scritta. Gol e cattiveria, ciò che fino ad ora era mancato, trovati al passo d'addio. D'altronde con Milik verso il recupero, l'acquisto di Pavoletti ed un Mertens che si è rivelato più adatto al ruolo di centravanti dello stesso Manolo, per l'attaccante bergamasco proprio non c'è più spazio. 
Quella tra Gabbiadini e il Napoli è stata storia d'amore rimasta solo in potenza: potevamo volerci tanto bene, ma così non è stato. Appena arrivato a Capodichino, l'entusiasmo del popolo azzurro lo travolse. Napoli capì subito che il ragazzo aveva talento e nei sei mesi con Benitez lo dimostrò immediatamente. Con l'arrivo di Sarri, che aveva in mente un 4-3-1-2, lo spazio a disposizione sembrava poter essere ancora maggiore: il ruolo di punta in coppia con un altro attaccante era tagliato per lui. Le cose, però, non andarono bene e Sarri passò al 4-3-3. In questo modulo, così come interpretato dal tecnico bagnolese, l'esterno offensivo deve sacrificarsi molto in fase di non possesso, e Gabbiadini non garantiva gli equilibri di Callejon. Così l'unico altro posto disponibile era quello di punta, di vice-Higuain. E come si faceva a sostituire il Pipita dello scorso anno? Poche partite per Manolo, e con avversari non troppo ostici. Quando veniva chiamato in causa, però, si faceva trovare sempre pronto. Quest'anno, con l'addio di Higuain, rappresentava la sua occasione d'oro. In estate tante voci di mercato, ma alla fine Manolo è rimasto in azzurro a giocarsi il posto con Milik. L'avvio del bergamasco non è dei migliori e l'esplosione del polacco lo relega ancora in panchina. Lo sfortunato infortunio che colpisce Arek, riporta Manolo in campo da titolare. La prima occasione è con la Roma, ma convince poco, come tutta la squadra. Sotto nel punteggio Maurizio Sarri lo sostituisce. Una scelta discussa, che sicuramente Manolo non avrà preso bene. Di lì in poi tante possibilità, ma nessuna prestazione è veramente convincente. Un amore, insomma, che non è sbocciato. I gol e la cattiveria sotto porta tanto richiesti in questi mesi, sono arrivati quando l'esperienza era ormai al capolinea. Forse, senza più pressioni, Manolo è riuscito a fare quanto non era riuscito nelle settimane precedenti. Forse sono state proprio le pressioni il problema. Forse una gestione del giocatore di Sarri quantomeno rivedibile. Forse limiti tattici del calciatore, o quelli psicologici. O più semplicemente non era destino, senza dover trovare a tutti i costi un colpevole.