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Ibra non ha dubbi: "Il Psg è un dream team? Chiaro, ci sono io..."

"Siamo più forti del Milan"
31.07.2012 04:30 di Redazione Tutto Napoli.net - @tuttonapoli  articolo letto 2737 volte
Fonte: Gazzetta dello Sport
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

La caratteristica che più di altre lo rende unico è la sua capacità di adattamento. Zlatan Ibrahimovic cambia ancora pelle e indossa la settima maglia diversa, ma la sostanza è sempre la stessa: la butta dentro con una facilità disarmante. Con quattro giorni di preparazione, Ibra pare uno che al Paris Saint Germain c’è cresciuto. Compagni mai visti e nuovo allenatore? No problem, l’intesa sembra già collaudata. Anche dentro al decrepito Robert Kennedy Stadium semideserto (13.176 spettatori, cifra generosa), contro i D.C. United, fra le migliori nella Mls, gli bastano tre minuti per esplodere: è il suo primo tocco della partita, sull’assist di Menez controlla di destro, si accentra e infila di sinistro. Gioca 38’: un gol, appunto, un assist non sfruttato da Maxwell e un’occasione mancata. Non solo. Spesso la manovra transita dai suoi piedoni. Roba da far luccicare gli occhi persino al misurato Ancelotti che dice: «Ha solo pochi giorni di preparazione e fa già queste cose...». FeliceMapure lo svedese è contento e lo dimostra con una inconsueta disponibilità. Lo chiami, interrompe la sua camminata indolente, si ferma e in italiano dice: «Ho disputato una buona mezz’ora, la squadra ha fatto bene. Mi mancano un po’ di partite per trovare la condizione ideale. Segnare è sempre importante: un gol dopo tre minuti ti dà fiducia. Menez mi ha dato una bella palla». E’ una lunga frase, molto di circostanza, una delle poche che dirà. Perché com’è noto, lui non è un tipo che ama le banalità. Pungente sul campo, dove nell’allenamento di venerdì ha steso prima Nené con un colpo al costato e poi Menez con uno sotto l’occhio, ma soprattutto fuori. Ibra, si può definire il Psg come un «Dream Team»? E lui, con unsorriso beffardo, risponde: «Sì, perché ci sono io». Ridacchia e aggiunge: «Abbiamo tanti giocatori forti e tanti ancora ne mancano: Sissoko, Thiago Motta, Thiago Silva. Mi pare una buona squadra, no?».

Stella Sa bene che le sue parole, se pur dette con un ghigno stampato sulla faccia ben rasata, faranno in breve il giro del mondo: «Se il Psg è migliore del Milan? Sì. Per quale motivo? Perché ha perso i suoi due giocatori più forti». E come un grande attore di teatro, su quest’ultima battuta lascia la scena. Ma solo pochi minuti prima aveva raccontato che il passato in rossonero non è qualcosa che si può dimenticare in quattro e quattr’otto: «Mi sono già informato e so che hanno battuto il Chelsea e che hanno fatto bene. Certo che parlo con i miei vecchi compagni. Con quasi tutti, anche se oggi non l’ho fatto». Sulle differenze fra Allegri e Ancelotti spiega: «Il nuovo allenatore vuole che giochi come piace a me: centrale, un po’ più dietro, per poi andare verso la porta. Insomma, più o meno come nel Milan e con la nazionale svedese. Qui si applica il 4-3-3, ma il mio ruolo rimarrà quasi uguale ». Ora spera di trovare a Parigi nuova felicità: «E’ una nuova esperienza, un nuovo progetto, un nuovo inizio. Sì, c’è un bel futuro davanti. Ci vorrà tempo, spero non troppo. Attenzione, però, ho vissuto anni belli anche al Milan». E dice che l’asticella bisogna metterla molto in alto: «Dobbiamo vincere tutto e subito: campionato, coppe, Champions. Un top team come noi ha l’obbligo di provarci». Non tutto bello e positivo, però. Se no, non sarebbe l’Ibra dell’autobiografia. «Il campo di questo stadio faceva schifo». E a una tv che gli chiedeva un saluto in svedese replica: «Me lo chiedi in inglese e vuoi che parlo in svedese. No, non lo faccio». Ma non a muso duro, rifiuta come stesse raccontando una barzelletta. Impareggiabile.


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