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Pelillo...nell'uovo - Dallo spremiagrumi alla coperta corta, ecco il black-out

A cura di Marcello Pelillo
14.04.2012 08:52 di Marcello Pelillo  articolo letto 7442 volte
© foto di Nicolo' Zangirolami/Image Sport

La crisi del Napoli è ormai annunciata. Il Napoli è scoppiato, non si regge più in piedi, barcolla e molla sotto i colpi degli avversari, che si chiamino Juventus o Atalanta. I tifosi sono increduli, non riescono a spiegarsi un crollo verticale dopo le soddisfazioni di coppa. Si chiedono come possa questo Napoli riuscire in grandi imprese, e in altrettante disfatte. L'incredulità scatena la fantasia dei sostenitori, lasciando partorire le idee più bizzarre, più "strane", che nel calcio di oggi non lo sono, poi, così tanto. Ombre da scacciare via, perché si rischia di mettere in discussione la credibilità di un gruppo che merita soltanto rispetto. La verità è che il Napoli è una squadra atipica, con dei calciatori che hanno delle qualità ben definite, ma non proprio diffuse, e che la rendono, pertanto, imprevedibile. Per questo motivo, la squadra è in grado di compiere grandi imprese, di battere chiunque, ma deve essere, però, in gran forma. Il Napoli è una squadra in grado di rendere al massimo soltanto quando gioca con il ritmo alto perché è il ritmo, la corsa, la resistenza atletica, la vera forza della squadra e dei suoi uomini più incisivi. Per questo motivo, il Napoli non è ancora una "Grande". Le grandi squadre riescono a vincere anche quando non sono al massimo, perché non hanno la necessità di tenere il ritmo alto a tutti i costi. Le gare si vincono anche quando il ritmo è basso, ma occorrono giocatori di tecnica, fuoriclasse, uomini che, anche se non sono al meglio, riescono a risolvere le gare. Maggio, Cavani, Lavezzi, Hamsik, Gargano, sono i giocatori più importanti della squadra che riescono a rendere soltanto se stanno bene atleticamente e se giocano a ritmo alto. L'organico azzurro, però, non è così folto da permettere alla squadra di giocare a ritmo alto sia in campionato che in Champions. La squadra, inoltre, non è abituata a tenere la concentrazione alta per tanti impegni ravvicinati e importanti. La coperta corta, tuttavia, non esonera da ogni responsabilità il tecnico, anche lui con poca esperienza come i suoi giocatori. Mazzarri ha insisto eccessivamente con gli stessi elementi per motivi legati anche alla gestione dello spogliatoio, alle rigide gerarchie, che lui stesso ha prodotto distinguendo titolari e "titolarissimi". Oltre ai tredici noti, il tecnico avrebbe potuto dare più spazio a Pandev e Fernandez (nel suo ruolo di centrale); avrebbe potuto gestire meglio Mascara. I soliti tredici, invece, sono finiti come travolti da uno spremiagrumi mentre, paradossalmente, Pandev e Fernandez non hanno i novanta minuti nelle gambe. A questo fattore va aggiunto quello relativo alla rigidità del tecnico sotto il profilo tattico. Il 3-4-3 sembra un dogma irrinunciabile per l'allenatore toscano che, pur di conservare il suo modulo, adatta calciatori fuori ruolo. Dzemaili da esterno di centrocampo, così come Fernandez da esterno destro dell'intoccabile difesa a tre, sono gli esempi più estremi. L'allenatore, come i giocatori, deve, in realtà, abituarsi a competere su due fronti, ed ha bisogno, come tutti, della naturale esperienza. In sede di mercato si poteva certamente fare meglio con i soldi investiti. I nove milioni per Britos restano tanti, troppi per un giocatore che non si è mai distinto particolarmente al Bologna. Su questa tema, tuttavia, non è chiaro di chi siano state realmente e precisamente le scelte. Al presidente rimane il compito di valutare attentamente gli investimenti effettuati quest'anno.


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Roma 42
 
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Lazio 34
 
Sampdoria 34
 
Fiorentina 31
 
Genoa 28
 
Palermo 27
 
Udinese 27
 
Inter 26
 
Milan 26
 
Torino 25
 
Sassuolo 25
 
Hellas Verona 24
 
Atalanta 20
 
Empoli 19
 
Cagliari 19
 
Chievo Verona 18
 
Cesena 12
 
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Penalizzazioni
 
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