Da Zero a Dieci: il primo grande acquisto, Lautaro sotto choc, gli scandalosi giudizi pro-Inter e la lista dei desideri sul mercato

Calciomercato Napoli: la lista della spesa
20.05.2019 10:15 di Arturo Minervini Twitter:    Vedi letture
© foto di Insidefoto/Image Sport
Da Zero a Dieci: il primo grande acquisto, Lautaro sotto choc, gli scandalosi giudizi pro-Inter e la lista dei desideri sul mercato

(di Arturo Minervini) - Zero come un’occasione per scegliere una strada differente. Zero per mettersi alle spalle le tensioni, le fazioni, le esasperate ed esasperanti filippiche di chi si nutre provando a nutrire un sentimento contrario a questa squadra. È il grande male di una piazza che cammina tra le serpi, che si nascondo proprio in mezzo a noi. Che si riciclano, ma che sono sempre le stesse. “Il serpente cambia pelle, non natura”. Il primo grande acquisto da fare per il prossimo anno è la serenità. 

Uno il gol segnato dall’Inter, ridimensionata più dei protagonisti della pellicola di culto ‘Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi’ con buona pace dei filosofi che l’avevano indicata come anti-Inter. Provate ad invertire le cose. Pensate cosa accadrebbe qui dopo una sconfitta del genere. Pensate con riflessione profonda al veleno riversato su questa squadra da chi ha messo in giro la teoria della stagione fallimentare. A Milano cosa dovrebbero fare? Suicidi di massa e diaspora della squadra? La tanto abusata frase ‘Noi siamo il Napoli’ dovrebbe valere un pochino di più per l’Inter no? Eppure, con l’Empoli in 60mila e più allo stadio. Riflettiamoci.

Due terzini, un centrocampista, un centrale difensivo ed un’attaccante. Dovessimo stilare una lista della spesa (e dei desideri) si ripartirebbe da qui. Da queste posizioni da sanare, dalle certezze che stringiamo al petto, dalle lacune che sono emerse e che non devono essere dimenticate. Il passato deve essere il nostro più grande maestro, il futuro la lezione da voler apprendere con famelica volontà. Questo Napoli non è perfetto, ma è molto più forte di quanto si pensi. Lo dicono i punti accumulati in questi anni. Lo dice una gara dominata contro l’Inter. Lo dovremmo ripetere più spesso anche noi, perché a volte lo dimentichiamo. Come con le nostri madri a cui vorremmo dire ‘Ti voglio bene’ ma non lo facciamo mai.

Tre tocchi per creare. Tre tocchi per aggiustarsi il pallone, alzare la testa, attivare la visione periferica e pagare un viaggio di sola andata verso il paradiso per Mertens. C’è così tanto Callejon nella vittoria sull’Inter che basterebbe a scriverci un saggio breve dal titolo ‘L’arte di essere essenziale facendo cose normali’. Sulla dedizione, sulla caparbietà, sull’intelligenza tattica. Come Einstein, evidentemente Josè usa una fetta nettamente superiore del suo cervello rispetto alla media dei comuni mortali. Un manuale calcistico. Ed anche un po’ d’amore. Perché con lui ‘Ne vale sempre la pena’. 

Quattro reti subite in otto presenze da titolare. Con la grande parata su D’Ambrosio, Karnezis si conferma portiere più affidabile di quell’amico a cui facevi lo squillo per farti richiamare per maturare il bonus per l’Autoricarica, nell’era in cui i ‘Minuti illimitati’ erano mera utopia. Col ciuffo ribelle alla James Dean e la scrupolosità nell’analisi di ogni situazione di Elliot Alderson di ‘Mr. Robot’ conferma di essere il più forte del campionato tra quelli che hanno la qualifica di ‘Terzo portiere’. 

Cinque cuori, che al confronto Quinto Ennio con i suoi tria corda sarebbe un dilettante. Allan parla il linguaggio universale della fatica, sciorinando una prestazione che travalica le conoscenze dell’umana gente. Inspiegabile come riesca ad andare in pressing su ogni cosa transiti a Fuorigrotta, infrangendo sul nascere i sogni di gloria dell’Inter. Esercita una pressione fisica e psicologica paragonabile soltanto a quella di una donna a cui hai promesso di andare a fare shopping. Al punto da toglierti il respiro. Al punto da farti perdere ogni tipo di lucidità. Se l’Inter esce fuori di testa, parte importante del merito è di questo Cannibale con la cinque dietro la schiena e cinque cuori nel petto.

Sei reti in campionato per Piotr, riproduzione calcistica dei Guns N' Roses. Già: pistole e rose. Frantuma l’equilibrio con il proiettile che scarica col destro e curva nel cielo come un’arcobaleno che ribalta le leggi della natura ed arriva prima della tempesta e non dopo. È Zielinski ad abbattersi come tuono sulle speranze dell’Inter. Letale e fatale nell’attrazione, rosa che ha tante spine ma che non puoi fare a meno di toccare, di desiderare, anche se sai che potrà farti male. La crescita di questo polacco Rock, ma davvero Rock, che potrebbe diventare tra i migliori al mondo se solo si convincesse è esponenziale. Per lui la colonna sonora modificata della serata: “E poi ti amo. E poi ti amo. E poi ti amo. No, non ti odio mai. Ma tu sei GRANDE GRANDE GRANDE”. 

Sette reti in stagione ed una libertà trovata che porta effetti benefici come al pappagallo di Bellavista: “A libertà, a libertà, pur 'o Fabiàn l'adda pruvà!”. Torna a sinistra lo spagnolo, si libera dagli incarichi da regista che lo appesantiscono e gioca una gara con picchi tecnici rilevanti. Devastante sul piano tattico, avanza inesorabile tra le macerie nerazzurre con la palla attaccata sul piede come fosse una sfera colorata sul tubetto del Crystal Ball: impossibile da staccare. Segna, inventa, produce calcio su uno spartito tutto suo, incidendo sul pentagramma note ad un ritmo che sale ed accelera di colpo, mandando totalmente fuori giri l’avversario catapultate su montagne russe che ti fanno perdere l’orientamento. Da far girare la testa per la compostezza di un calcio tutto suo, rivoluzionario senza nemmeno aver bisogno di alzare la voce. Sintomo di assoluta unicità.

Otto a Faouzi. Che sgroppa. Che non spreca un pallone. Che crossa con la testa alta e le idee chiarissime. Inno alla speranza, al sudore, al tempo che riesce a darti le risposte che chiedi se solo hai la forza di lottare. Di aspettare. Di spostare il tuo limite sempre un pochino più in avanti. Quanta emozione si prova nel ritrovarsi, ogni volta, come fosse la prima volta. Restano i ricordi, il dolore degli infortuni, gli occhi devastati dal sonno perché non sai darti una risposta all’avversità degli eventi. Accade all’improvviso di tornare a casa e sentirsi finalmente quello che eri. Bentornato Ghoulam.

Nove gare e sette reti in questo finale per lo scatenato Dries che arriva così a 18 in stagione conditi da 13 assist. Il sorriso ritrovato, la leggerezza che è piuma che viaggia nel cielo del San Paolo e fa accadere cose belle. Non è un partita, è un diario dei ricordi quello di Mertens, l’atto di fede di uno rinato con un nuovo nome tra le mura del San Paolo. ‘Ciro’ che ha edificato un totem nel cuore dei tifosi. Ciro che rievoca la gioia di uno scugnizzo mentre insegue un pallone su un prato. Ciro che è spiega a tutti come il calcio sia materia primitiva, istintiva, viscerale. Basta uno scatto per infiammare il cuore. La notizia più bella è che resterà ancora in azzurro. “Stai tranquillo non è niente, è solo vita che entra dentro.Il fuoco che ti brucia il sangue: quella è l’anima!”. L’anima di Dries che sulla bilancia pesa proprio quanto quella dei napoletani. 21 grammi di felicità.

Dieci ad un viaggio ad occhi aperti nel futuro. Architetto di quello che sarà, demolitore dei sogni avversari quando sembravano compiuti: il salvataggio sulla linea di Kalidou su Lautaro è un attentato alla scienza, alla linearità della vita, una falla che si apre nelle teorie spazio-tempo che nemmeno Matthew McConaughey in ‘Intestellar’. “Abbiate fiducia nel progresso che ha sempre ragione anche quando ha torto” sembra urlare il futurista Koulibaly, mentre dalla sua collina si gode  lo strapotere esercitato in quello che è il suo regno. Il migliore difensore al mondo. Del pianeta. Della galassia. Di tutte le galassie conosciute. ABUSO DI POSIZIONE DOMINANTE. Chiamate l’Antitrust. Qualcuno intervenga a fermare questo tiranno.