Ancelotti, il prep. Mauri a TN: "Eliminate le 'tradizioni' come la corsa lenta: vi spiego il nostro metodo di lavoro"

Nel corso della sua intervista ai microfoni di Tuttonapoli, lo storico preparatore fisico di Carlo Ancelotti, Giovanni Mauri, ha parlato delle metodologie di lavoro del tecnico azzurro
31.12.2018 22:30 di Redazione Tutto Napoli.net  Twitter:    Vedi letture
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Ancelotti, il prep. Mauri a TN: "Eliminate le 'tradizioni' come la corsa lenta: vi spiego il nostro metodo di lavoro"

Nel corso della sua intervista ai microfoni di Tuttonapoli, lo storico preparatore fisico di Carlo Ancelotti, Giovanni Mauri, ha parlato delle metodologie di lavoro del tecnico azzurro:

Ci spieghi qual è la vostra filosofia di lavoro. “Il discorso è semplice: il calciatore ha quasi raddoppiato i suoi impegni, quelli di grande livello hanno una calendarizzazione agonistica esagerata. Gli stress da gara sono altissimi e alla lunga, determinano infortuni. Aumentando le intensità di lavoro e riducendo i volumi riusciamo a creare le condizioni ideali per una prestazione di alto livello che duri nel tempo”.

Troppa acqua ammazza le piante, vi disse Cristiano Ronaldo. “Esatto, perché ridurre i tempi di lavoro non significa lavorare meno. Il decadimento cognitivo, leggendo un libro da seduti, avviene dopo 40 minuti. Provi a pensare cosa accade se io, oltre a pensare una tattica, sono anche in movimento. Dopo 30 minuti al massimo inizia il decadimento cognitivo e, siccome nessun muscolo può funzionare bene senza cervello, a livello muscolare e articolare vado in allarme e sono soggetto a un potenziale infortunio. Poi magari non avviene, ma spesso si sommano microtraumi che alla lunga causano danni enormi”.

Quando avete scelto questa metodologia? “Abbiamo iniziato a lavorare verso questa direzione da Londra. Già da Parma, in realtà, avevamo dei mezzi innovativi rispetto alle altre squadre: lavoravamo nella sabbia, in salita… Col tempo abbiamo ridotto sempre di più il lavoro senza palla, aumentando a dismisura quello con l’attrezzo”.

Suo figlio spiegò l’importanza dell’abolizione della ‘corsa lenta’, un classico per qualsiasi calciatore. “Sì, abbiamo eliminato tutta quella parte del lavoro che era ormai diventata una tradizione, una ritualità agonistica. Con questo tipo di metodologia abbiamo ulteriormente abbassato il numero di infortuni. La schiena dei calciatori, in molti casi, è rovinata: provi a immaginare i traumi alle articolazioni che possono causare 40 minuti di corsa lenta, ogni settimana, per un calciatore con la struttura fisica di Ibrahimovic. Bisogna compensare la potenza aerobica attraverso altri mezzi: nel caso di Zlatan, utilizzammo la boxe, che a lui piaceva tanto”.

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