Guido Clemente di San Luca a TN: "Scelte di Mazzoleni illegittime, la stampa sostiene col silenzio il sistema"

Guido Clemente di San Luca, Ordinario di Diritto Amministrativo, Università della Campania Luigi Vanvitelli, ha analizzato per Tuttonapoli le ultime polemiche arbitrali e la questione della libertà di stampa.

10.05.2021 12:20 di Arturo Minervini Twitter:    vedi letture
Guido Clemente di San Luca a TN: "Scelte di Mazzoleni illegittime, la stampa sostiene col silenzio il sistema"

Guido Clemente di San Luca, Ordinario di Diritto Amministrativo, Università della Campania Luigi Vanvitelli, ha analizzato per Tuttonapoli le ultime polemiche arbitrali e la questione della libertà di stampa.

Quanto è accaduto ieri, a Benevento e nei commenti di radio e TV, dimostra che la misura è colma. Si persevera in una lettura sbagliata delle regole per tentare di giustificare le vere e proprie nefandezze cui si assiste ormai da troppo tempo. Nefandezze che, con la giuridicizzazione dell’uso della tecnologia, sono solo tali, non essendo più in alcun modo giustificabili quali sviste.

Rispetto ai fatti di ieri, si commette un grave errore laddove si concentra l’attenzione sul solo comportamento del VAR. Sbagliano infatti entrambi, il VAR e l’arbitro, ed in maniera inspiegabile, se non avanzando consistenti sospetti sulla sussistenza della buona fede.

La illegittimità della scelta del VAR Mazzoleni sta – non nel richiamare l’arbitro a rivedere l’azione di Viola, come si è voluto far credere – ma nel non averlo fatto la giornata precedente per il presunto fallo di Osimhen su Godin (il quale ha reso una dichiarazione indecente sull’intervento di Asamoah, senza che alcuno dei giornalisti presenti gli abbia chiesto: «Mi scusi, ma se quello di Asamoah non è un contatto falloso, come può esserlo quello della partita precedente di Osimhen su di lei?»). La illegittimità dell’arbitro Doveri, poi, ha del clamoroso: perché le immagini non lasciano spazio ad interpretazione, trattandosi di un mero accertamento tecnico inopinabile.

Superiamo un ricorrente equivoco giuridico: a generare una fattispecie concreta contraria a quella astratta stabilita dalla regola, non è il contatto, ma il contatto falloso (del resto, è pacifico che il fallo possa sussistere anche senza contatto). E la fallosità è sufficientemente disciplinata dalla regola 12 nelle tre note fattispecie: la negligenza («significa che il calciatore mostra una mancanza di attenzione o considerazione nell’effettuare un contrasto o che agisce senza precauzione. Non è necessario alcun provvedimento disciplinare»); la imprudenza («significa che il calciatore agisce con noncuranza del pericolo o delle conseguenze per l’avversario e per questo deve essere ammonito»); la vigoria sproporzionata («si intende che il calciatore eccede nell’uso della forza necessaria e mette in pericolo l’incolumità di un avversario e per questo deve essere espulso»).

Non si può continuare a parlare delle norme senza conoscerle e studiarle attentamente, altrimenti si finisce per farlo a sproposito (come sovente fanno i protagonisti dei commenti in radio e TV, specie laddove si confrontano, pronubi, con i vertici arbitrali).

Secondo la norma, il Var deve (non semplicemente può) intervenire quando c’è il sospetto di un evidente errore: e c’è in entrambi i casi, sia a Napoli sia a Benevento. Tocca all’arbitro, poi, decidere dopo aver rivisto le immagini. E del suo operato dovrebbe rispondere all’AIA in maniera trasparente – ma le vicende continuano a dimostrare che il condizionale è d’obbligo: ogni tanto, infatti, un arbitro o un addetto al VAR viene lasciato a riposo in maniera per nulla limpida (da ultimo, per esempio, Pasqua, che disattese il parere del VAR Mazzoleni in Milan-Napoli).

Si è equivocato – secondo me volutamente e in modo subdolo – sulle lamentele di Inzaghi. Sia pur in maniera un po’ confusa, ha solo rilevato la incoerenza di comportamento del medesimo addetto al VAR, nei confronti della stessa squadra, a distanza di pochi giorni. A Benevento, invece, il misfatto è stato duplice: a) di Mazzoleni, perché nel richiamare Doveri ha dimostrato di aver illegittimamente omesso di richiamare Fabbri, di fatto in pochi giorni sconfessando se stesso senza alcuna giustificazione; b) di Doveri, perché dopo aver rivisto l’azione ha modificato la sua decisione in maniera incomprensibile, negando ciò che le immagini dimostrano inequivocabilmente senza alcuna possibilità di interpretazione.

Centrare il confronto sulla opinabilità interpretativa del fatto significa voler proditoriamente spostare l’attenzione (avente ad oggetto la verifica della sua sussistenza) dal mero accertamento tecnico alla discrezionalità tecnica. Ciò che si fa in TV e in radio, perseguendo un disegno ‘criminoso’ chiarissimo: sostenere il ‘sistema’ sul quale si prospera, negando in radice la deontologia professionale di cui a parole ci si riempie la bocca, senza più neppure un briciolo di dignità.