Il giudice che ha respinto il ricorso Juve: "Non è un raddoppio, non erano stati considerati i "buu" razzisti. Individuare colpevoli? Era l'80% del settore"

12.10.2018 10:25 di Redazione Tutto Napoli.net  Twitter:   articolo letto 31299 volte
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
Il giudice che ha respinto il ricorso Juve: "Non è un raddoppio, non erano stati considerati i "buu" razzisti. Individuare colpevoli? Era l'80% del settore"

Piero Sandulli, Presidente Corte Sportiva d'Appello FIGC, è intervenuto a Radio CRC, nel corso del programma 'Un calcio alla radio'. Ecco quanto dichiarato dal giudice che ha emesso la sentenza della chiusura della curva dell'Allianz Stadium, dopo i fatti di Juventus-Napoli: "Non è un raddoppio della pena per la Juventus, la Corte non ha ravvisato di accogliere il ricorso. Nel referto era previsto anche un coro di 'buu' natura razziale che non era stato però segnalato per una una mera svista e siccome la competenza della Corte. Non è un reato il coro razzista, ma è chiaro che c'è bisogno che i tifosi imparano a rispettare le regole che la Federazione si è data e che costituiscono quel minimo di vivere civile che deve essere posto in essere. Diventa un discorso molto lungo che caratterizzano alcune talune, che definire tifoserie fai un po fatica a farlo. Quello che denigra gli atleti delle altre squadre. Nel terzo millennio tutto ciò è fuori luogo.

Sentenza che vuole porre argine? C'è sempre stata questa volontà. Le sentenze della Corte sono sempre state in linea. Di fronte a queste vicende il parametro è condiviso da tutti perchè ruota attorno tutta la Corte sportiva. E necessario che tutti si diano delle regole.

Ricorso Juve? È un diritto di tutti. Moralmente non è un giudizio che compete a me dire se è stato giusto fare questo ricorso. Ma posso dire che è legittimo farlo. È stato semplicemente respinto perchè non abbiamo condiviso le lettere che sono state portate per respingere qua sentenza.

La Juventus ha individuato dei colpevoli? Lo stesso difensore della Juventus ieri ha parlato di momento di transizione. È stato coinvolto l'80 per cento dei tifosi di un settore. Non è stato possibile identificarli tutti.

L'80 per cento su diecimila persone è tanto? Lo troverete nella motivazione. È bene che ci sia una sinergia tra le società e i giudici sportivi per portare lo stadio alle famiglie come io facevo con mio padre. All epoca si giocava alle 3 e si lasciavano fuori tutti i problemi, oggi non è così anzi sembra che si portino allo stadio.

Il 22 ci sarà l'elezione di Gabriele Gravina: cosa mi sento di consigliare? Da una intervista che ho letto di Gravina a me pare che il futuro presidente della FIGC abbia idee molto chiare sulla giustizia sportiva. Penso che si sarà maggiore attenzione per far crescere l intero movimento, un sistema in cui si rispettano le regole e in cui si possa godere anche la situazione ambientale allo stadio. Lo stadio della Juventus è costruito apposta per questo e gli spettatori vogliono godersi lo spettacolo e vorremmo evitare di sentire cori di questo tipo nel terzo millennio.

Entella? Riguarda la giustizia statale non quella sportiva. Il Tar adesso è intervenuto. I tempi del giudice statale sono più lunghi di quelli della giustizia sportiva.

Iniziativa del Chelsea sui tifosi che intonano cori razzisti? Io non entro nel merito di questa iniziativa. Il recupero della storia è fondamentale per tutti noi. Ecco perché è un problema che la storia non farà parte della prima prova di maturità. Ognuno di noi vive sulla testa dei giganti si suol dire. Ognuno di noi con la storia è in grado di maturare ulteriormente imparando dagli errori. Bisogna far sì che la cultura della massa non prevalichi, ma che vi sia quella del singolo. Ho l impressione che talvolta chi fa queste cose non si rende conto di ció che fa. Non si ha il coraggio di essere sè stessi e si seguono delle mode

Io tifoso del Napoli? No, non è così. Ho avuto un padre che giocava nel Napoli. Era quel Napoli che c'era Ferrara medico, Sallustro II e Offerman che morì in Argentina. Era un Napoli nel pieno della guerra papà diceva hanno fatto giocare me perché non c era nessun altro. L'importante, più del tifo, è vedere belle partite di calcio e mi auguro che questo si inizi a vedere dalla Polonia"