Da Zero a Dieci: il conflitto Buffon-D’Amico a Sky, lo strazio di Adani con Neymar, il mutismo dei sapientoni ed il ‘Kill Gigi’ di Insigne

07.11.2018 11:03 di Arturo Minervini Twitter:   articolo letto 67357 volte
© foto di Insidefoto/Image Sport
Da Zero a Dieci: il conflitto Buffon-D’Amico a Sky, lo strazio di Adani con Neymar, il mutismo dei sapientoni ed il ‘Kill Gigi’ di Insigne

(di Arturo Minervini) - Zero sconfitte nel girone più terrificante della Champions. Venti minuti di rabbia pura, di una carica che rischia di buttare giù anche la Torre Eiffel per quanto travolgente. Venti minuti come atto di rivoluzione da affiggere nelle corti dell'Europa tutta. C’è una macchia sul finire del primo tempo in una gara giocata con intelligenza e cuore, sagacia ed un pizzico di incoscienza che fa la differenza quando serve. Mente e cuore che si fondono al servizio dello stesso scopo. Finisce con gli applausi del San Paolo, finisce con un Napoli che nel frattempo è primo nel girone della morte. Alla faccia dei sapientoni che l’avevano già dato per spacciato come un gatto in tangenziale. Un gatto che si è mostrato ancora una volta avere il coraggio per ribaltare ogni pronostico ed aver più vite del Mattia Pascal.

Uno alle lacrime di Tuchel ed Nasser Al Khelaifi. Il primo ha avuto il coraggio di ribadire in due conferenze che la sua squadra non fosse la favorita, con una rosa che vale praticamente un miliardo di euro che qualche nazione ci farebbe una manovra finanziaria. L’altro ha avuto l’ardire di presentarsi davanti alle telecamere a fare la morale all’arbitro, con più scheletri nell’armadio del mostro di Firenze tra scandali sul FPF e le accuse di combine con la Stella Rossa. Parafrasando i bimbi di ‘Io speriamo che me la cavo’: “Io ai tedeschi li shifo e li odio perché fanno scoppiare la guerra, agli sceicchi perché pensano che con i soldi si possa comprare sempre tutto”. 

Due dei primi cinque al mondo come Mbappè e Neymar. Già questo basterebbe a rendere la portata dell’impresa, che non può e non deve essere sminuita. In 180 con questi fenomeni il Napoli ha mostrato di non avere paura, ha guardato negli occhi il nemico senza abbassare quasi mai lo sguardo. Una fierezza che nasce da una forte consapevolezza del proprio potenziale, un percorso spirituale che è come catarsi da tutte le paure del passato. Non c’è più niente che sembra possa spaventare questi ragazzi. Non c’è montagna troppo alta da scalare, mare troppo profondo da attraversare. Il maestro Zen Ancelotti ha compiuto il miracolo: “Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare legna, dividere i compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito”.

Tre presenze in Champions League giocando da titolare (e da terzino) con il Liverpool e la doppia sfida ai francesi. Nemmeno entrando nella testa di Stanley Kukrick saremmo riusciti ad immaginare una sceneggiatura così visionaria per Maksimovic, abituati come eravamo a bollarlo come il pacco gigante da 25 milioni rifilatoci dal Torino. Nikola è ora uomo nuovo, rinvigorito nello spirito e negli intenti. Finisce stremato e rischia di perdere lucidità con il contatto in area con Bernat, ma chiedergli di più sarebbe stato quasi oltraggioso. La lezione ci insegna che nella vita puoi scegliere di essere tante cose, ma la scelta migliore è quando inizi a credere di poter fare tante cose. Avanti tutta Nikola!

Quattro salti in padella. Neymar è giocatore eccezionale, a tratti devastante, ma senza dubbio il più irritante e tra più antisportivi del pianeta. Anche il sospiro di uno spettatore in tribuna bastava per generare l’effetto farfalla con il brasiliano subito in tuffo per cercare un fallo. Ad aumentare il fastidio un Adani (bravissimo, per carità) che ne esaltava le gesta ad ogni battito di ciglia, come una collegiale che non riesce a nascondere la sua cotta per il belloccio di turno. Lo stesso Adani che dopo il gol di Vecino contro il Tottenham si era praticamente denudato durante la cronaca. Smisurato e senza misura allo stesso tempo. Sarebbe troppo chiedere che a commentare il Napoli ci sia qualcuno che abbia un legame con il Napoli come accade praticamente per tutte le altre squadre?

Cinque che sarebbe un pochino collegato al quattro. Ancora Sky, che ci fa attendere praticamente dieci minuti per conoscere le sorti del Napoli, perché la priorità assoluta è Icardi ed il gol da mezzo metro contro il Barcellona. La compagna di Buffon ci dice che Gigi conosce Insigne, racconta una gara in evidente conflitto d’interesse. Situazioni bizzarre, posizioni scomode che lasciano perplesso lo spettatore per scelte editoriali che vanno sempre nella stessa direzione. Per l’Italia della comunicazione l’Inter fa più notizia del Napoli. La Napoli della comunicazione ha il dovere di denunciarlo, di indignarsi, di manifestare un dissenso civile. Questa squadra non merita di essere trattata come un’opzione, un piano B da assolvere dopo aver lodato tutto il resto. ‘Io non ci sto’ (cit. Scalfaro).

Sei come il titolo di una canzone dei Negramaro che fa: “Ehi, vuoi ascoltarmi? Ho ancora altre facce da indossare, tu chi sei?”. Un volto, quello di Cavani, che si rompe nella commozione per chi lo ha amato e che si dipinge di tristezza pensando ad una città ed una squadra che non lo ha invece mai amato nella fredda Parigi. È una notte dai sapori forti per il Matador, un tuffo nel passato nell’acqua gelida di un presente arido. Sembra quasi un nodo al cuore, una promessa lasciata al vento in attesa che qualcuno la renda realtà. Ci ricordiamo di quando avevi un’altra faccia, sotto la tua curva, mangiando l’erba come un levriero che corre felice su un prato. Scegli la gioia Edi. Torna a casa. Torna presto. Non solo per un saluto ed un caffè con il meraviglioso Starace.

 Sette è la garanzia estesa, di quelle che vogliono propinarvi nei centri commerciali. José è così, è tua madre che ti dice ‘Statt accort’ ogni volta che esci di casa. È tuo padre che ti osserva in silenzio, senza dire nulla ma pronto ad intervenire in caso di necessità. È tutto quello di cui hai bisogno, senza bisogno di chiederlo. Callejon è l’amico che già sa, che interviene senza andare a cercare i riflettori. Vigile, attento, appassionato. Uno spagnolo al servizio della corte, un soldato con un cuore che avrebbe i requisiti per chiedere di diventare autonoma provincia in Campania. Con il visore da squalo, sente l’odore del sangue e si fionda sulla ferita di Thiago Silva, rubando tempo e certezze allo sventurato Buffon. Il resto è da manuale dello scugnizzo.

Otto e che te lo dico a fare. "Raquel Welch è un gran bel pezzo di fica, che te lo dico a fare?” Allan è la dimostrazione che ci si può reincarnare anche nello stesso corpo ed allo stesso momento? E che te lo dico a fare?. In greco antico la parola Fenomeno indica: "Ciò che appare, che quindi può non corrispondere all'oggettività, e che si manifesta ed è conoscibile tramite i sensi”. Allan è dunque un Fenomeno? E che te lo dico a fare. Già, perché quello che abbiamo visto contro il Psg trascende le conoscenze dei nostri sensi, sfida lo scibile umano ed apre la strada ad una nuova generazione di essere mutanti. Bisognerebbe iniziare a tenere un diario delle sue apparizioni, una mappatura precisa di dove il Profeta ha deciso di narrare il suo verbo e poi proiettarsi celermente in altra dimensione. Organizzare dei raduni per celebrare la sua venuta, adornare con tributi i luoghi dove i suoi piedi hanno calpestato il suolo. Non avrai altro centrocampista all’infuori di Allan. O meglio di Fenomen...Allan!

Nove al difensore che è norma di limitazione territoriale. Striscia di confine invalicabile, dominatore geografico delle terre sottoposte alla sua vigilanza. Domina i mari come fosse un Poseidone, con l’arpione riprende Mbappè che al 28’ già pregustava l’uno contro uno con Ospina. Kalidou è un soggetto in espansione costante, da monitorare con i satelliti perché rischia di dichiarare guerra anche ad altre nazioni per lo spazio che occupa. Totalitario nella sua legge, esaltante nella sua cavalcata poderosa che sembra accompagnata dalle Valchirie. “L’oro nero dove sta”, cantava Pino Daniele, ora sarebbe anche lui d’accordo che quell’oro è in mezzo alla difesa azzurra. Arriva dove non dovrebbe, chiude quello che non potrebbe, annulla ciò che sembra già materializzarsi come verità disponendo a piacimento di tempo e spazio come un grande dominatore dell’universo. Onnipotente. 

Dieci reti in 14 gare. La doppia cifra è un numero da capogiro per Lorenzo, ma questa volta i numeri c’entrano davvero poco. Quando Björn Kuipers indica il dischetto del rigore, il sangue si gela nelle vene. Le speranze di passare il turno sono lì, racchiuse in quel cerchio perfetto disegnato con il gesso. Undici metri di paura, illusione, aspettativa. Su Lorenzo i 110978 occhi dei 55.489 paganti al San Paolo. Sulla schiena il Vesuvio, Il Maschio Angioino, le piazze, i vicoli, le salite di Napoli. Come Atlante che regge tutto il peso del mondo sulla schiena, un gigante di 163 centimetri che non conosce la paura. Contraddizione idilliaca di un ragazzo diventato uomo con questa maglia, nella sua città, nella sua gente. Il cuore assume battiti sconosciuti, il flusso dell’ossigeno è rarefatto come nella scalata ad un monte innevato. Lorenzo ha il sangue di un mamba quando esorcizza il nemico di sempre che provava ancora una volta a vestirsi da incubo. L’ultima boccata d’aria, prima di partire con la rincorsa, nell’aria nulla più riesce a distogliere la vista dall’obiettivo. Pronti via. La morte in cinque passi, prima di scagliare il destro che manda al tappeto l’avversario. Kill Gigi. Insigne è l’eroe costruito in casa. L’uomo che nelle notti importanti si carica l’universo azzurro sulle spalle senza apparente fatica.