Da Zero a Dieci: la Rai che storpia i nomi, Hysaj come l’R5, Berardi asfaltato dal tiranno e la rapsodia del performer Fabiàn 

14.01.2019 12:43 di Arturo Minervini Twitter:   articolo letto 61653 volte
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Da Zero a Dieci: la Rai che storpia i nomi, Hysaj come l’R5, Berardi asfaltato dal tiranno e la rapsodia del performer Fabiàn 

(di Arturo Minervini) - Zero alla maledizione del gol di Callejon. Lo spagnolo, dopo un’azione del Napoli che avrebbe meritato altro epilogo, si trova solo davanti a Pegolo al minuto 9’ ma decide di squarciare la meravigliosa tela tessuta dai compagni. Novello Lucio Fontana, con un taglio profondo dentro una potenziale opera d’arte. Chiaro che ora sia diventato un problema psicologico, del tipo: “Vedo la porta piccola” come fosse un remake del Sesto Senso. Urge benedizione da prelato con propensione verso il suo stesso sesso.

Uno ad uno annullato dal Var al 35’. Giusta l’attenzione di Chiffi nell’occasione, resta però da sottolineare l’insensatezza della giocata di Hysaj che aveva permesso al Sassuolo di andare a segno. In uno stato confusionale reiterato l’albanese, come chi ha scelto di guardare l’insostenibile ritorno della ‘Dottoressa Giò’ al posto della sfida del San Paolo. Troppe voci, troppe sirene, rischiano di confondere e far perdere la via maestra. Ulisse in cerca di capire qual è davvero la sua casa. Meno affidabile dell'R5 la domenica pomeriggio.

Due settimane senza. Un vuoto da esplorare in apnea, trattenendo il respiro per rivedere quell’azzurro che è fonte suprema di emozione e discussione. Scomodare Platone ed il suo Simposio basterebbe a descrivere cosa significa stare senza il Napoli. Senza le discussioni, le polemiche, le esultanze, le arrabbiature, i sussulti, le urla liberatorie. Ci sei mancato, questo si chiama amore.

Tre portieri a disposizione di Ancelotti, elementi su cui poter contare. Dall’amuleto Karnezis, all’esplosivo Meret, all’essenziale Ospina. Col Sassuolo tocca al colombiano che ancora una volta mostra di essere come l’amico che chiami in piena notte e sai che arriverà sempre. Anche in pantofole, col pigiama che sbuca da sotto al jeans, ma lui ci sarà e proverà a darti una mano. Essenzialità che si è fatta portiere, teleologico della parata che bada esclusivamente al fine, senza badare troppo al mezzo

Quattro i tentativi falliti da Marco Civoli per pronunciare il nome di Ounas, finendo per omaggiare un memorabile Paolo Villaggio in SuperFantozzi: "Escalabar, Escansala, Eschizibur, Escansa”. Storpiato anche il nome di Milik e quello di Younes, in una escalation di errori di pronuncia che racconta il poco interesse verso le vicende di casa Napoli, la superficialità dell’indagine che infastidisce come una Mamma (Rai) che guarda i figli crescere senza nemmeno ricordarsi come si chiamano. Se questa è la Madre (televisiva) di noi italiani, chiediamo di essere adottati.

Cinque minuti che sono un cassetto che si apre, il bagliore di un sogno che irradia l’orizzonte al punto da accecarti. È una notte da ricordare a lungo, il brivido lungo la schiena, la prima volta in azzurro di Gianluca Gaetano, le porte di un nuovo millennio che si aprono spinte dall’energia di un giovane che ora ha voglia di sentirsi grande. Le prime volte hanno un sapore speciale, rivestono la memoria di una patina di eterno, che non andrà mai più via. Certe storie hanno bisogno di essere alimentate da mani invisibili, così Ancelotti diventa l’architetto di un sogno che diventa realtà: con una spinta che si traduce in entusiasmo ed una carezza che ha il sapore della speranza. Quella di un ragazzo che può guardare negli occhi un momento che ha inseguito probabilmente dal primo calcio ad un pallone. Goditelo ragazzo. Goditelo.

Sei più alla prova sostanziosa di Diawara. Lo aspettavamo da tempo, ci volevano le voci di mercato a mettere del pepe sulla coda di Amadou, finalmente concentrato e capace di mettere in mezzo al campo quella fisicità che resta la sua caratteristica preponderante. Resta ancora un catenaccio al cuore, una paura nel fare certe cose che sembrava non appartenergli nelle prime uscite in azzurro. Oscar Wilde diceva che ‘Essere immaturi significa essere perfetti’ e probabilmente aveva ragione. Diawara dovrebbe recuperare quella sfrontatezza vista al Bernabeu o sul campo del Manchester City per ritrovare tutto il suo potenziale.

Sette al sinfonico Fabiàn. Sembra di poterlo vedere anche ad occhi chiusi lo spagnolo, opera lirica che distribuisce sul terreno di gioco sprazzi di diversità calcistica da restare ammaliati. Una rapsodia iberica composta di tante parti, istrionica rappresentazione che sembra omaggiare Freddie Mercury nei giorni in cui il globo si commuove guardando la pellicola dedicata alla sua storia. Fabiàn è proprio come quel capolavoro: spiazzante, sorprendente, mai uguale a come era stato in precedenza. Un concentrato di stupore e di talento, uno che non vedi l’ora che gli arrivi il pallone tra i piedi e che sa rendere ‘performante’ anche un semplice passaggio laterale. È incredibile come uno così lo puoi sentire, senza nemmeno aver il bisogno di vederlo. 

Otto all’embargo imposto ai traffici commerciali del Sassuolo da Koulibaly che al confronto gli Stati Uniti hanno lasciato tanta libertà a Cuba. Controllo assoluto di stampo tirannico, di un despota che manda in frantumi ogni velleità ospite dominando la zona centrale della sua area di rigore. Muraglia sulla quale Berardi va a sbattere più volte, mettendo seriamente in pericolo ognuno dei suoi 32 denti quando prova a puntare la porta dimenticando una legge fondamentale: se uomo col pallone incontra Kalidou, uomo col pallone è uomo morto. Senza bisogno di avere né fucile né pistola. 

Nove zero come i presunti miliardi offerti dal Psg per Allan. Cifre che fanno sicuramente tremare le ginocchia, cifre che non possono minare le certezze del Napoli. Affrontare le tentazioni è un modo per conoscere meglio la propria situazione, mettere alla prova il livello di resistenza e la solidità emotiva ed economica. Solo dinanzi ad offerte fuori mercato il club prenderà in considerazione la remota possibilità di cessione, in caso contrario non ci saranno svendite o promozioni come fossero saldi invernali. In un mercato di cifre impazzite, di regole non rispettate e dell’etica ormai ridotta ad un ricordo bisogna prepararsi ad ogni situazione con l’animo sincero di chi prova almeno a tenere i conti in ordine e la coscienza pulita.

Dieci più uno: tanti i gol di Milik in stagione. Rinascere è una sensazione spiazzante, ritrovare tutta quella forza che sembrava evaporata sotto al calore del lato oscuro del sole. Datemi un Arek e vi solleverò il Sassuolo. Non sarà un teorema di Archimede, ma la formula polacca basta e avanza per superare i neroverdi. Gli avevano chiesto i gol ignoranti, quelli che nascono anche per volere del fato e Milik risponde presente con un gol di ginocchio che più facile non si può. Al campionario aggiunge anche l’assist per Fabiàn che chiude la contesa e ci racconta di un calciatore sempre più in fiducia. Nel silenzio assoluto di chi lo aveva per troppo tempo considerato al massimo comparsa e non protagonista. Gli avevano chiesto anche i gol ignoranti ed il polacco segna di ginocchio, di testa, su punizione, col destro e col sinistro. Un archivio storico che inizia a diventare sempre più corposo. Fate 11 reti in stagione ed il tassametro corre. Eccome se corre.