Amarcord Panzanato: "Quella volta che diedi due pugni a uno juventino..."

L'ex stopper del Napoli si racconta: "Presi nove giornate. Quante soddisfazioni in azzurro"
22.11.2012 21:30 di Vincenzo Balzano  articolo letto 14304 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Amarcord Panzanato: "Quella volta che diedi due pugni a uno juventino..."

Un pezzo di storia del Napoli, Dino Panzanato, ha rilasciato una bella e toccante intervista al settimanale Napolissimo. Eccola di seguito:

Per nove stagioni, fra il 1964 e il 1973, stopper cuor di leone del Napoli, capace di rendere la vita impossibile a tutti i centravanti, Dino Panzanato, classe 1938, è oggi un tranquillo signore che vive a Modena con un timore: «Da quando ho smesso di giocare non sono più andato a Napoli e ho paura che se ci tornassi farei una brutta figura perché mi metterei sicuramente a piangere. Non può immaginare quanto sono stato felice in quella città e in quella squadra» racconta nella città emiliana al tavolo di un ristorante ovviamente gestito da campani.

Dall'Inter, proprietaria del suo cartellino, passò al Napoli nell'estate del 1964 con la squadra in Serie B: fu duro accettare il declassamento?
«No, tutt'altro. Quando ha saputo che passavo al Napoli ero contento perché immaginavo che sarebbe subito risalito in Serie A: è andata proprio così».

Con lei in squadra il Napoli in nove stagioni ha colto anche un secondo e due terzi posti. Vincere lo scudetto allora era proprio impossibile?
«Eravamo una buona squadra ma in quel periodo, anche se i campionati erano più aperti di oggi, c'era sempre qualcuno più forte di noi. Sarebbe stato troppo bello portare lo scudetto a Napoli: nessuno lo avrebbe meritato più del suo fantastico pubblico».

Quali giocatori del suo Napoli vedrebbe bene in quello di oggi?
«Diversi, non solo Sivori e Altafini. Per esempio il libero e capitano Pier Luigi Ronzon: era già anziano ma molto tecnico, sapeva difendere e impostare. Un signor giocatore».

Lei ha avuto come allenatori Pesaola e Chiappella: pensa che Mazzarri sia alla loro altezza?
«Non conosco bene Mazzarri per giudicarlo. Posso però dire che Pesaola e Chiappella sono stati due ottimi allenatori».

Qual è stata la più bella soddisfazione che ha avuto a Napoli?
«Ne ho avute tante che proprio non saprei dire qual è stata la più bella».

E la maggiore delusione?
«Nessuna delusione. Se ce n'è stata qualcuna l'ho dimenticata. Vuol dire che non era poi così grande».

Nella difesa a tre del Napoli odierno ci sarebbe posto per lei?
«Avevo buone qualità, me la cavavo con entrambi i piedi ed ero forte di testa. Sono sempre stato titolare anche se ho avuto diversi infortuni. Un posto per me potrebbe anche esserci».

Infortuni ma anche squalifiche: nove giornate tutte in una volta. Come mai?
«Durante un'accesa sfida con la Juventus, Salvadore mi fece cadere a terra con un pugno, mi rialzai e gliene rifilai due. Lui prese quattro giornate, io nove».

Durante i nove anni trascorsi nel Napoli ha mai pensato di cambiare squadra?
«Nemmeno per sogno: se avevi la fortuna di giocare nel Napoli ad andare via non ci pensavi proprio».

Qual è stato l'avversario che l'ha fatta più penare?
«Non ne ricordo uno in particolare. In quel periodo c'erano tanti centravanti forti ma non ne ho mai sofferto uno più degli altri».

Si ricorda come ha realizzato il suo unico gol in campionato?
«Certo: di testa contro la Sampdoria su calcio d'angolo. Era la rete del definitivo 2-2 (campionato 1965-66, n.d.a.). Eravamo in svantaggio in casa e per una volta ho avuto la possibilità di portarmi in avanti. Me la cavavo molto bene nel gioco aereo ma all'epoca gli stopper non potevano mai superare la loro metà campo, gli allenatori non volevano. Un altro paio di reti le ho segnate in partite di coppa».

Per tanto tempo lo stopper del Napoli è stato lei. Cambiavano invece i liberi: Ronzon, Stenti, Zurlini. Con quale si è trovato meglio?
«Con tutti: Ronzon era un ottimo giocatore, con Stenti eravamo stati compagni già nel Vicenza, Zurlini è invece quello con il quale ho giocato più a lungo».

Nell'Inter era chiuso da Guarneri che poi ha ritrovato a Napoli. Per fargli di nuovo da riserva?
«No, Guarneri a Napoli è rimasto una sola stagione e non siamo mai stati in concorrenza perché lui giocava quando io era infortunato. Nell'Inter invece il titolare era lui, che insieme al libero Picchi dava vita a una coppia eccezionale. Era quella la grande Inter di Helenio Herrera, che vinceva ovunque. Per me non c'era posto e a novembre mi prestarono al Modena, sempre nella massima serie. A Modena ho conosciuto la mia futura moglie e mi sono poi stabilito una volta chiuso con il calcio».

È vero che anche in trasferta portava sempre con sé il suo cuscino personale?
«Sì, senza facevo fatica a dormire».

Qual è stato il compagno più forte che ha avuto nel Napoli?
«Omar Sivori: aveva qualità enormi, con il pallone faceva quello che voleva. Il tunnel all'avversario era la sua giocata preferita. A volte, con il risultato già acquisito, gli piaceva irridere i rivali fino ad umiliarli. E questo non di rado scatenava le loro reazioni».

Segue il Napoli di oggi? Pensa che possa conquistare lo scudetto?
«Lo seguo e vorrei tanto che vincesse il campionato ma ci sono due squadre, Juventus e Inter, che hanno ancora qualcosa in più. Batterle non sarà facile ma bisogna almeno provarci».