Fernandez, l'incompreso dai due volti: bocciato in azzurro, inamovibile in Nazionale

Ogni volta che indossa la casacca dell’Argentina, il “Pajaro” si trasforma
17.08.2013 19:20 di Redazione Tutto Napoli.net  Twitter:   articolo letto 11892 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Fernandez, l'incompreso dai due volti: bocciato in azzurro, inamovibile in Nazionale

Testa alta e ghigno beffardo. Il calcio può avere il gustoso sapore della rivincita, offre sempre una seconda opportunità. La doppia immagine di Federico Fernandez, irreprensibile difensore della nazionale argentina e elemento in lista di sbarco nel nuovo Napoli di Rafa Benitez. Qualcosa non torna, è evidente. La differenza di rendimento è lapalissiana e non trova, almeno apparentemente, spiegazioni logiche. Non una questione tattica, probabilmente. Il “flaco”, dopo la splendida prestazione offerta all'olimpico di Roma, ha dato una sua chiave di lettura: “Qui avverto una grande fiducia, gioco con tranquillità, altrove non è così”.

L'atto d'accusa è servito, ha diversi destinatari. Per lui, in azzurro, diciotto presenze in diciotto mesi, prima del salvifico passaggio in prestito al Getafe. Altra realtà, altra musica, la società spagnola farebbe carte false pur di riaverlo. Di conseguenza aumentano le domande, crescono i dubbi. Cosa non funziona? Perché la società di De Laurentiis non riesce a valorizzare un giovane che, a soli ventiquattro anni, si presenta come punto di riferimento della seleccion guidata dal tecnico Sabella, suo mentore già ai tempi dell'Estudiantes? Trovare risposte adeguate non è affatto impresa semplice. Può tornare utile, in queste circostanze, andare a ritroso nella storia e quindi ritornare all'estate del duemilaundici, anno che segna l'approdo alle pendici del Vesuvio del colosso di Tres Algarrobos. “Prenderà il posto di Cannavaro”, uno degli annunci più in voga del periodo. Epilogo diametralmente opposto, spazio ridotto e tanta, tantissima panchina.

L'entusiasmo si trasforma, irrimediabilmente, in apatia. Mazzarri non lo vede, lo utilizza col contagocce, qualche apparizione e poco più. Bilancio insufficiente attese deluse. Le responsabilità fanno la spola tra la scarsa compatibilità tra il tecnico toscano e i giovani (soprattutto se provenienti dall'estero) e la mancata capacità di adattamento dell'argentino, acerbo per i grandi palcoscenici, nonostante l'illusoria doppietta messa a segno contro il Bayern Monaco. L'investimento, pari a tre milioni di euro, attira critiche feroci, commenti sarcastici. “Si ambienterà”, la promessa del day after che, però, sa più di speranza, ancora una volta smentita dai fatti.

La stagione successiva somiglia ad un calvario: due miseri gettoni e inevitabile addio prematuro. Arriva, durante la sessione invernale, la chiamata del Getafe. Una svolta umana e professionale: tornano forma e sorriso, arriva anche qualche gol. Fioccano le convocazioni in nazionale, non potrebbe essere altrimenti. “Al termine della stagione il Napoli si ritroverà in casa un centrale fortissimo”. Fine prestito, si ritorna in riva al golfo. Nuovo allenatore, nuovo modulo di gioco. La difesa a quattro potrebbe finalmente esaltane le qualità. Alto, forte fisicamente, buon piede, una manna per Benitez, pronto a valutarlo durante il ritiro di Dimaro.

Il verdetto sembra scritto ma l'ultima parola, naturalmente, spetta al campo. Dal terreno di gioco spuntano le prime perplessità: Fernandez non convince, appare distratto, va in difficoltà sin da subito nel corso delle prime amichevoli stagionali, al cospetto di avversari non irresistibili, per usare un eufemismo. Bigon, allertato dallo staff tecnico, irrompe sul mercato e acquista Raul Albiol. La bocciatura diventa ufficiale. Si muovono Catania e Fiorentina, rispunta il Getafe, arrivano proposte dalla Germania. Tutti pazzi per il flaco, tranne il Napoli.