Il paragone di Scotto sul Roma: "Insigne come Zola nel '96 quando Ancelotti lo schierò esterno nel 4-4-2 e lui lasciò Parma"

Il paragone del quotidiano
25.04.2019 14:20 di Redazione Tutto Napoli.net  Twitter:    Vedi letture
Fonte: di Giovanni Scotto per Il Roma
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Il paragone di Scotto sul Roma: "Insigne come Zola nel '96 quando Ancelotti lo schierò esterno nel 4-4-2 e lui lasciò Parma"

Lorenzo Insigne come Zola. Un paragone illustre, tra due numeri dieci (quello di Lorenzo è in pectore) che hanno fatto la storia del Napoli. Un destino di due grandi attaccanti che si è incrociato con quello di Carlo Ancelotti. Zola al Parma nell’ormai lontano 1996, Insigne a Napoli quasi un anno fa. La storia, però, è quella di una fine di un ciclo, di un addio. Di mezzo c’è il modulo, o meglio il credo tattico dell’allenatore di Reggiolo. Quel 4-4- 2 che al di là delle variabili su “alberelli” vari, è il suo marchio di fabbrica. Un 4-4-2 che Carlo Ancelotti portò al Parma quando si sedette sulla panchina dei ducali nel 1996. Allora era un allenatore a un passo dall’affermarsi a grandi livelli, e di certo il coraggio non gli mancava.

PER DARE FORMA al suo 4- 4-2 sacrificò Zola a centrocampo, mettendolo largo a sinistra. Come coppia d’attaccanti scelse Crespo e Chiesa. Aveva bisogno di “gamba” e di gente in grado di fare gol. Anche Zola era uno che sotto porta aveva fiuto, ma fu lui il sacrificato. Al fantasista col numero 10 quel ruolo non piaceva. Non era uno che amava correre, né tantomeno fare il centrocampista. Preferì andare al Chelsea, ripartendo da una nuova esperienza. Una storia che sembra molto simile a quella di Lorenzo Insigne: tolto dal 4-3-3- di matrice sarriana dove l’attaccante era perno inamovibile, Ancelotti lo ha messo seconda punta, ma via via la brillantezza di Insigne è venuta meno. Appena due reti in campionato nel 2019, un ruolo che non gli si addice perché non esalta le sue qualità di accentrarsi e trovare il tiro o l’assist. Insigne è uno che corre tanto, e questo lo ha portato a diventare una soluzione per il 4- 4-2 di Ancelotti. Esterno di centrocampo, lì dove Fabiàn e Zielinski si sono alternati in un ruolo più adatto alle loro caratteristiche.

NON POSITIVE le prove di Insigne in versione centrocampista. Un problema tattico che forse sta incidendo su questo momento difficile del napoletano. Per il futuro Ancelotti tira dritto: sarà ovviamente ancora lui sulla panchina del Napoli, e proseguirà il lavoro sul suo amato 4-4-2. Poco spazio per Insigne, allora, soprattutto se l’allenatore avrà quell’attaccante “di gamba”, ossia seconda punta veloce e in grado di far gol, che potrebbe togliere il posto a Insigne. Un dualismo, come accadde nel Parma, quando Zola si ritrovò Stoichkov davanti e finì con l’essere dirottato a centrocampo. Come Zola Insigne potrebbe essere sacrificato? Forse. All’epoca il folletto sardo preferì cambiare aria. Feeling con Carletto mai nato. Con Insigne, almeno da questo punto di vista, la storia è diversa: sembravano rose e fiori. Un ruolo di seconda punta congeniale, poi il progressivo calare delle prestazioni. E un futuro tutto da decifrare.