L'editoriale di Cucci: "La consacrazione di Sarri passa dalla vittoria, è l'unica cosa che conta"

Così su Il Roma
16.04.2018 11:40 di Redazione Tutto Napoli.net  Twitter:   articolo letto 13816 volte
Fonte: di Italo Cucci per "Il Roma"
© foto di Federico De Luca
L'editoriale di Cucci: "La consacrazione di Sarri passa dalla vittoria, è l'unica cosa che conta"

Gigio ha pensato a Gigi. Alla sua rabbia, al suo dolore per la beffa madrilena. Come un figlio - ha neanche vent’anni, Buffon il doppio - ha trovato il modo di consolarlo alla centesima partita con la strepitosa parata su Milik al 92’ che sul web è già definita la parata-scudetto. Della Juve. Che adesso, domata la Sampdoria con una classica tripletta - piena e felice, non come quella del Bernabeu - vola a più 6 dal Napoli e l’aspetta il 22 aprile allo Stadium per l’ultimo e decisivo appuntamento. Poteva essere “L’OK Corral”, ci saranno comunque bòtti, anche gol perché no napoletani, ma il sospetto che i giochi siano fatti è forte. Ma torno a Donnarumma, prima di fare i conti-scudetto. Rileggendo vecchie parole di Buffon (all’alba del nuovo anno) ho pensato che il futuro di Gigio non dev’essere granché misterioso. Barça, Real, Paris S.G.? E se fosse semplicemente Juventus? Disse Buffon, a Capodanno:” «Gigio, se vieni alla Juve non sbagli... Dipende da cosa ti vibra dentro l’anima... ». L’avete visto dopo la parata su Milik? “Good Vibrations” - scrisse Brian Wilson per i Beach Boys, e anche se parlava di baubau ci insegnò a scovare quello ch’era nascosto nei nostri cuori. Scusate la poesia, la spengo subito: Gigio è di Raiola, la Juve opera da anni con Raiola, portato a Torino da Nedved. I conti tornano. Sono a metà dello spazio concesso e non ho cuore ad affrontare la drammatica fermata del Napoli a San Siro. Dico fermata, non caduta, perché sei giornate alla fine - duello faccia a faccia compreso - sono tante. Mi secca piuttosto ripetere quel che ho già scritto più volte: l’amaro stupore nell’ascoltare le cronache di Milan-Napoli dove si diceva di napoletani stanchi; stupore perché Sarri viene giustamente definito “maestro”, ci ha fatto vedere la bellissima realizzazione di idee coraggiose, innovative, ma se gli dicevo di giocare tutto, Coppitalia, Champions, Europa League è perché ho più esperienza di lui e ho sempre visto i grandi club dotati di ottimi giocatori affrontare ogni impegno per vincere, non per sbalordire i borghesi rivelandogli formule magiche. A Napoli fino a ieri hanno sognato che la Juve impegnata su tre fronti, la Juve massacrata a Madrid, si sarebbe prima o poi presentata con la lingua a penzoloni e invece rieccola, Giovane Signora, archiviati i rigori velenosi, presentarsi alla fastidiosa Sampdoria con un Douglas Costa pazzesco, tre assist tre gol, e addirittura con un Howedes che sembrava essersi perso a Vinovo, resuscitato in gol dal Messia Allegri (bisogna pur dirli, i meriti del Mister Gran Simpatico). Qualcuno ha sbagliato i conti, eppure i napoletani - il popolo che da solo ha battuto il Chievo e purtroppo non poteva riempire San Siro - meritano ancora una chance di vittoria. La consacrazione di Sarri passa di lì. Vincere è l’unica cosa che conta. Poi ci sono i perdenti nati che godono comunque. Ma quella è un’altra storia.