Palermo, quando il Napoli fu salvato dalla polizia

Amarcord sulle pagine de Il Mattino di un Napoli vittorioso a Palermo che fece scatenare i tifosi locali
10.11.2007 15:26 di La Redazione  articolo letto 11766 volte
Fonte: F. De Luca per Il Mattino
Palermo, quando il Napoli fu salvato dalla polizia

Trentott’anni fa non c’era l’Osservatorio del Viminale e le tifoserie non erano monitorate, le partite diventavano improvvisamente a rischio. Come quella domenica del ’69, 16 marzo. Il Napoli alla Favorita contro il Palermo, il derby del Sud rovinato da un gestaccio di Altafini e dalla follìa dei tifosi siciliani. Non c’erano ancora i gruppi ultrà, però quel giorno i giocatori del Palermo e del Napoli non lo hanno dimenticato. C’era anche Reja, centrocampista dei rosanero: «Altafini segnò su rigore e poi fece un gestaccio, ricordo l’arbitro che fuggì a bordo di un elicottero». Il gestaccio fu quello dell’ombrello, rivolto dal campione brasiliano verso la curva avversaria. Il caso finì davanti a un giudice: una tifosa del Palermo denunciò Altafini per offese. Arbitro di quella partita era Antonio Sbardella, grande personaggio scomparso cinque anni fa dopo aver fatto anche il dirigente di club (la Lazio dello scudetto ’74) e della Federcalcio. Sbardella, internazionale, visse a Palermo il più brutto pomeriggio della sua carriera, chiusa dopo 176 partite in serie A e la direzione della finale per il terzo posto ai Mondiali ’70. Alla fine del primo tempo il Napoli di Zoff e Altafini, Montefusco e Juliano, Sala e Abbondanza, era sotto di un gol: la rete del povero Paolone Barison, poi la doppietta di Troja, il bomber che ha fatto la storia del vecchio Palermo. Ferlaino, presidente del Napoli da due mesi, passato dai brividi dei rally alle emozioni del pallone, si presentò da Sbardella nell’intervallo. Urlava e gesticolava: «Lei si sta facendo arbitrare dai tifosi del Palermo». Il Napoli ribaltò il risultato con il rigore di Altafini e il gol di Micelli, che tanti anni dopo sarebbe tornato a Napoli come vice di Ottavio Bianchi. Vinse il Napoli per 3-2 e scoppiò l’inferno. Non era l’epoca dei tornelli e dei vetri blindati, le reti di recinzione crollarono sotto la spinta dei tifosi del Palermo, inferociti per la sconfitta, il gestaccio di Altafini e la direzione di Sbardella. L’arbitro non riuscì a rientrare negli spogliatoi per l’invasione di campo e, unico caso nella storia calcistica italiana, abbandonò lo stadio a bordo di un elicottero della polizia, atterrato sul terreno di gioco. «Per sua fortuna decollò un istante prima che alcuni tifosi del Palermo, entrati in campo, riuscissero ad aggrapparsi», ricorda Enzo Montefusco, testimone oculare del drammatico pomeriggio. Il ragazzo del Vasto aveva 23 anni e rimase sconvolto da quanto vide alla Favorita. «Un calciatore giovane pensa a quanto succede sul campo, ma quel giorno fuori accadde veramente di tutto e come potevi mai restare indifferente? Eravamo sotto di un gol quando Sbardella fischiò il rigore, segnato da Altafini, che era stato preso in giro dai palermitani e reagì con quel gesto. Nessuno poteva immaginare che poco dopo si sarebbe scatenato l’inferno». L’allenatore Chiappella e gli azzurri costretti a restare per ore negli spogliatoi dello stadio, aspettando il via libera dai funzionari della polizia. Altafini, obiettivo degli inferociti palermitani, si travestì da carabiniere mentre i suoi compagni, suddivisi in gruppi, salirono sui cellulari per poter abbandonare la Favorita senza correre il rischio di essere aggrediti. Gli agenti blindarono l’aeroporto di Punta Raisi per evitare un nuovo assalto: la rabbia dei palermitani si placò soltanto quando Sbardella e la comitiva del Napoli presero il volo. Pochi giorni dopo arrivò la sentenza del giudice sportivo, il mitico Alberto Barbè: vittoria a tavolino per 2-0 agli azzurri e squalifica dello stadio del Palermo per due giornate.

 

FOTO A CURA DI    MASSIMILIANO IZZO