Pelillo...nell'uovo - Il messaggio di Aurelio

A cura di Marcello Pelillo
 di Marcello Pelillo  articolo letto 9747 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews
Pelillo...nell'uovo - Il messaggio di Aurelio

Le incursioni del patron azzurro a margine delle assemblee di Lega sono sempre ricche di spunti interessanti. Dalle parole infuocate del presidente partenopeo è parso quasi evidente che l'obiettivo non erano certamente la categoria dei giornalisti. Il produttore, da buon comunicatore, ha "usato" la domanda del cronista per manifestare un malessere del sistema calcio. Bisognerebbe cambiare certe regole per allentare la morsa dei ritocchi agli ingaggi dei calciatori che periodicamente attanaglia le società minandone i bilanci. Gli ingaggi dei calciatori andrebbero liberati da spese superflue e percentuali che finiscono poi con il vincolare fin troppo anche la volontà degli stessi. L'abitudine di battere subito cassa ogni volta che un calciatore sfodera buone prestazioni va contro ogni logica legale. Il ritocco di un contratto dovrebbe essere una concessione, un regalo della società al calciatore perché un accordo regolato dalla legge esiste già ed è firmato da entrambe le parti sin dal loro primo incontro. Quando l'aumento della "paga" diventa poi una pretesa, allo stesso modo i calciatori dovrebbero accettare di guadagnare di meno quando le loro prestazioni vanno al di sotto dell'ingaggio previsto dal contratto. Questo, però, non accade e la mancanza di equità e del rispetto delle leggi del codice civile è palese quanto ingiusta per le società. Il sistema attuale mette in difficoltà i club e crea le condizioni per il verificarsi di situazioni speculative che non giovano certamente alle tasche dei giornalisti. Tuttavia, il messaggio del patron azzurro non è stato colto da tutti. Qualcuno ha preso alla lettera la frase del presidente del Napoli e crede davvero che i giornalisti possano condizionare la volontà di un giocatore, come se a loro toccasse la percentuale sugli ingaggi. Il qualunquismo di alcuni, il fare di tutta l'erba un fascio lascia un po' l'amaro in bocca, soprattutto a quei cronisti sportivi (e non sono affatto pochi) che lavorano senza uno straccio di un contratto. Nessuno di questi qualunquisti si è chiesto come colmerebbero la loro quotidiana fame di notizie calcistiche senza i cronisti. Nessuno si è chiesto che calcio sarebbe senza una tv, una radio, un giornale, un sito ad alimentare la passione dei tifosi, che si traduce in soldi per calciatori e affaristi vari.