Da Zero a Dieci: la furia di ADL e la risposta di Sarri, il contratto da 10 milioni ad Insigne, la rabbia per Kalidou e la felice notizia da Madrid

 di Arturo Minervini Twitter:   articolo letto 96141 volte
© foto di J.M.Colomo
Da Zero a Dieci: la furia di ADL e la risposta di Sarri, il contratto da 10 milioni ad Insigne, la rabbia per Kalidou e la felice notizia da Madrid

(di Arturo Minervini) - Zero a chi ci racconta di progetti futuristici, di alabarde spaziali come in Goldrake e poi si ritrova a cadere nella trappola dell’istinto. Le parole di Aurelio De Laurentiis, con il fuoco caldo della sconfitta ad infiammargli l’ugola, distano galassie da quelle che questo Napoli avrebbe meritato nel dopo gara. La logica dell’io pago, quindi posso, è la rovina di questa e di tutte le società. Avrebbe fatto bene il patron a prendere un bel respiro e meditare su quanto ancora questa società debba crescere, forse più fuori che dentro al campo. Ascoltando le sue accuse, nemmeno poi così velate, riappariva dentro agli occhi uno striscione mostrato dai tifosi del Real prima del match. “UNIDOS SOMOS IMBATIBLES”. Aurelio parla e come un martello nella testa: “UNIDOS SOMOS IMBATIBLES”. Aurelio fermati, non andare oltre: “UNIDOS SOMOS IMBATIBLES”. Ecco, tutto spiegato.

Uno il gol che segnato che lascia aperta la porta della speranza in vista del ritorno. E cosa volevamo chiedere di più a questa squadra? In casa dei Campioni del Mondo apri le porte ad ogni tipo di possibilità e devi prima di tutto pregare che non siano nella serata migliore. Bisognerebbe avere la lucidità per comprenderlo, accettarlo e metabolizzarlo senza drammi. Non c’è amore senza comprendere a pieno l’odio. Non c’è dolce senza aver mai masticato il salato. Questi bocconi amari sono passaggio inevitabile per chi vuole e deve e può sedersi stabilmente al tavolo degli Dei. Ulisse non è tornato a casa in solo giorno, se lo avesse fatto nessuno si ricorderebbe di lui…

Due le reti che nascono da black-out mentali di Koulibaly. Si addormenta sul gol di Benzema e lo tiene in gioco, scivola come fosse uno youtuber in gita all’Acquafan sulle finte inutili di Ronaldo che portano al gol di Kroos. Salvato dal palo e da Reina su un’altro colossale svarione, disattenzioni che lasciano grandi perplessità sulla tenuta mentale del ragazzo. Come si può essere così distanti dai propri standard nella notte più importante? Certe gare dovrebbero esaltare quelli con maggiore qualità, se resti schiacciato vuol dire che nella testa non si è ancora accesa definitivamente la spia del top-player. Che rabbia. 

Tre reti incassate senza colpe da Pepe Reina, che è invece bravissimo a sbarrare la strada a Benzema e James lanciati in solitario verso la sua porta. Parliamo sempre delle buone abitudini ed in gare come questa il dna del campione lo riconosci subito. Basta guardarlo negli occhi per leggere la determinazione, l’esaltazione che certe gare che hai già giocato, e vinto in passato, possono darti. La consapevolezza è però un percorso graduale, per avere le palle (si può dire palle?) di Pepe devi prima farti male qualche volta. Non ho mai perso nella vita. Al massimo ho imparato. 

Quattro volte su sei il Real è stato eliminato partendo dal 3-1. Questo non vuol dire che il Napoli sia favorito per il passaggio del turno, ma la statistica può dare quel pizzico di fiducia in più in vista del San Paolo. Servirà la gara perfetta, la notte perfetta, l’erba perfetta, il caffè borghetto perfetto sugli spalti, il parcheggiatore abusivo perfetto. Tutto dovrà incastrarsi nel modo giusto come nel miracolo della creazione. E questa città, di miracoli, ne partorisce ogni giorno sotto ai nostri occhi. Sono miracoli inconsapevoli, liberati dalla consapevolezza e che nascono dal cuore di artista di ogni napoletano. Vogliamo un Napoli più leggero al ritorno, ci basterebbe quello.

Cinque a la parte infelice dell’Italia, che non aspettava altro per uscire dal guscio di tristezza che li avvolge ed esultare dopo la sconfitta della squadra più bella del nostro paese. È in questi momenti che Napoli dovrebbe essere ancora più granitica nello schieramento. “La forza di uno spartano è i guerriero che sta al suo fianco”. Facciamo quadrato, non permettiamo a nessuno spiffero di rovinare questo meraviglioso giocattolo. Il Bernabeu può fare tremare le gambe, il San Paolo può trasformarsi in un vero inferno. Adesso tocca a voi.

Sei di consolazione a Mertens. È la fotografia più amara nell’album dei ricordi di Madrid. L’intelligenza di Josè, la porta lì davanti, il piattone che mira l’angolino. A casa il fiato si spezza, in panchina Sarri è già in piedi. È un attimo fatale, un’imprecisione che è insonnia per sei milioni di persone e per lo stesso Dries. Sarebbe servita una carezza, meritata, giustificata dall’incredibile stagione del belga e non certo le discussioni sulla sua posizione in campo di ADL. Bocciamo sempre il patron e promuoviamo sempre e comunque uno che ha regalato giocate da fuoriclasse assoluto giocando in quella posizione. 

Sette minuti e poco più per ritrovare nelle narici quel profumo che solo il campo sa darti. Per Milik è un ritorno amaro, ma per il Napoli è tra le notizie più belle del Bernabeu. Pochi lampi del polacco, un avvio di stagione incredibile ed un grande rimpianto per quello che con lui poteva essere e non sarà mai. “Brevi furono i miei giorni tra voi, e ancor più brevi le parole che ho detto. Ma se la mia voce si affievolirà nel vostro orecchio e il mio amore svanirà nella vostra memoria, allora io tornerò. E con cuore più ricco e labbra più docili allo spirito, parlerò con voi. Sì, tornerò con la marea”. Parlaci Arek, torna a parlarci con il linguaggio universale del gol. D’altronde, ci avevi già convinto al Ciao...

Otto minuti ed a Madrid accade qualcosa di fantastico. Al binario nove e tre quarti, come fosse un Harry Potter con il numero 24, parte un treno della felicità che non richiede biglietti. È un istante di clandestinità, abusivi di un desiderio che avevamo cullato sin dal giorno del sorteggio. Un gol al Bernabeu sopravvive al tempo, rosicchia in gola l’ultimo grido, ti scava dentro per colpire le corde più sensibili dell’animo. In quel momento a Lorenzo avremmo concesso tutto: l’ingaggio da dieci milioni, le chiavi di casa, l’automobile, le stoviglie, la moglie, il cane, il televisore, i materassi. Tutto. Perché niente valeva come quel momento. È un sassolino lanciato in fondo al mare, che resta per sempre. Potrà essere coccolato dalle onde, ma niente potrà cancellarne il ricordo. Si parla di attimi che tolgono il respiro. Beh, caro Lorenzo, ci hai regalato un momento che valeva la pena di essere vissuto. E lo abbiamo fatto tutti insieme, ci siamo abbracciati, ci abbiamo creduto, abbiamo sognato. E sognare è tornare a nascere, ogni volta con un volto nuovo. 

Nove al più elegante della notte spagnola. Era in tuta Maurizio Sarri, ma la dignità delle sue parole hanno il decoro sublime di un ballo gattopardesco, la concretezza di chi non deve concedere nulla alle chiacchiere del dopo gara. Incassa i colpi sparati da De Laurentiis, non alimenta la polemica e vuole solo parlare di calcio. Raccontare dei suoi ragazzi, che ci hanno provato fino alla fine contro la squadra più forte del mondo. Cercare di capire cosa non è andato, senza mai scadere nel banale di chi parla senza avere piena cognizione dell’argomento. Maurizio Sarri è un padre di famiglia ferito, ma innamorato dei propri figli. In quel momento Maurizio Sarri “Era mio padre e mia madre, mio fratello, un mio amico, era lei, ero io, era tutti noi. E noi lo amiamo dal più profondo del cuore”.

Diecimila ma sicuramente molti di più. Il triplice fischio finale è solo l’atto quasi più banale di una festa che ha radunato napoletani da tutto il mondo. Occasione per ritrovarsi, cantare, ridere ed emozionare. Real-Napoli è di quella gente, di quelli a casa con l’ansia che nemmeno all’esterno della sala parto, di quelli che al lavoro sbirciavano sullo smartphone il risultato. Real-Napoli è di un ragazzo come Diawara che a 19 anni sembra Nicolas Cage in The Family Man che gioca con i figli nel prato mentre gioca a testa alta Bernabeu. Real-Napoli è nel tremore di  Zielinski che paga invece dazio alla sua età. Real-Napoli è di quella gente che ha fatto festa nelle piazze di Madrid, che si sono regalate un ricordo che è eterno. Con tutti questi colori, suoni, armonie, sorrisi che ancora frullano nella testa, pensare che vincere sia l’unica cosa che conta è così riduttivo, limitato, quasi ottuso.