Disastro Allegri, Chiariello: “ADL, era davvero il caso di prendere questo dinosauro?”

Disastro Allegri, Chiariello: “ADL, era davvero il caso di prendere questo dinosauro?”
Oggi alle 16:15Le Interviste
di Francesco Carbone
Dopo la sconfitta contro il Venezia, Umberto Chiariello boccia il Napoli di Massimiliano Allegri e parla di “crisi nera” e progetto fallito.

“Crisi nera”: è questa la definizione scelta da Umberto Chiariello per descrivere il momento del Napoli dopo la sconfitta contro il Venezia. Nel suo editoriale durante Campania Sport, su Canale 21, il giornalista punta il dito contro la prestazione degli azzurri, incapaci di reagire per oltre un’ora e protagonisti della quinta sconfitta in nove partite stagionali. Chiariello riconosce i meriti di Davide Nicola, arrivato sulla panchina lagunare dopo l’esonero di Stroppa, ma individua soprattutto nei problemi del Napoli la causa del risultato: “Una sola parola per essere subito chiari e netti: crisi. Crisi nera. Rrahmani, che è uno dei leader della squadra, fa un errore colossale e il Venezia ne approfitta. Una squadra che le aveva perse tutte e che ha cambiato allenatore, arrivato dopo aver diretto un solo allenamento. Un allenatore che però ha una capacità molto elevata di lavorare sulla mente dei suoi giocatori, come ha dimostrato la sua storia. Questa qualità di Nicola è nota. Lui arriva e dà un elettroshock all'ambiente. Non ha mai perso all'esordio. È un allenatore al quale non puoi affidare un progetto perché non riesce a portarlo a termine, ma se lo fai entrare in corso d'opera è capace di fare miracoli, grazie alla sua capacità di incidere sull'ambiente. L'ha fatto a Crotone, l'ha fatto a Salerno: due veri miracoli che valgono due scudetti. Io l'avevo detto nei giorni scorsi, al punto da litigare perfino”. Per il giornalista, il problema non è l’avversario, ma una squadra che non offre garanzie e che continua a pagare errori individuali e limiti di gioco: “Venezia non è una passeggiata, non è una partita semplice, ma complicatissima per una serie di motivi. Primo, perché si lotta contro i numeri: quando una squadra le perde tutte, prima o poi fa punti. Non esiste in Serie A una squadra che le perda tutte. Il Venezia non è una squadraccia. L'ho visto giocare: è una squadra che deve lottare per salvarsi e probabilmente non si salverà, ma produce qualcosa. Davanti ha giocatori interessanti, l'attacco è il suo reparto migliore e ha anche un buon portiere. L'avevo detto, anche perché non avevo visto un Napoli che mi desse garanzie. Il problema non è l'avversario, è il Napoli. Oggi arriva alla nona partita stagionale e ne ha perse cinque. Mai così male in epoca moderna. Perfino Garcia esce ingigantito da questo periodo di Allegri, che presenta una formazione assai scombiccherata: un 3-5-2 che non sta né in cielo né in terra, con una squadra composta soltanto da giocatori muscolari. Non ce n'è uno che sappia saltare l'uomo. Non lo fa certo Lucca, non lo fanno Gilmour, Lobotka o McTominay. Non lo fa nemmeno Giovane, che è un giocatore tecnico, una seconda punta. Il Napoli va incontro a uno soporifero 0-0 nel primo tempo, sbattendo contro una squadra che mette un pullman davanti alla difesa, butta la palla avanti e si affida ai suoi attaccanti, Yeboah e Adams. Poi arriva quello che Allegri dice sempre essere dietro l'angolo: l'errore. Una volta lo fa Politano, un'altra Rrahmani. Quelli della vecchia guardia, eh! E poi, come si fa a mettere in discussione Meret sul gol preso dal Napoli? Non c'entra assolutamente niente, nemmeno di passaggio. Lì c'è un errore clamoroso, doppio, di Rrahmani, che non sa chiudere su Adams né in prima né in seconda battuta. Tra l'altro manda fuori causa il portiere. In passato quello sarebbe stato considerato un autogol, oggi viene assegnato al centravanti, ma di fatto è un autogol. Il Napoli non riesce a segnare per mille motivi: il rigore, gli episodi, ma non attacchiamoci a niente. Noi abbiamo resuscitato un morto in laguna che si chiamava Venezia. Abbiamo perso l'ennesima occasione per rientrare nel gruppo delle squadre che contano”.

Chiariello boccia Allegri e il progetto Napoli: “Il Bodø/Glimt è l’ultima spiaggia”

Nel mirino di Chiariello finiscono anche la gestione della squadra, le prestazioni dei singoli e l’incapacità dell’allenatore di dare un’identità precisa agli azzurri. Il giornalista salva soprattutto Alisson Santos, mentre giudica insufficienti le prove di De Bruyne, McTominay e Lobotka: “È arrivata la seconda sconfitta consecutiva dopo Villarreal, con una prestazione indecente per oltre un'ora. Non possono bastare le tre o quattro palle gol create nel finale, che ovviamente devi creare e non puoi non creare. Alisson Santos è stato l'unico che ci ha messo anima e cuore. È andato a fare perfino un recupero difensivo prodigioso, altrimenti il Napoli sarebbe finito sotto 2-0. Lì è stato bravo Meret a salvare di piede, ma soprattutto Alisson a contrastare l'avversario. Per il resto, cominciando da De Bruyne, McTominay è un fantasma in questo momento. Lobotka è scolastico, a parte un tiro sul quale il portiere avversario compie una bella parata. Ha giocato tutti palloni a due centimetri: mai un cambio di gioco, mai un'illuminazione. Scolastico al massimo. In questa situazione Allegri non ha trovato il bandolo della matassa, non ha capito niente di questo Napoli. Cambia continuamente uomini, sistemi e tutto quello che vi pare, ma non i principi. Il Napoli non può aspettare il Venezia per un'ora, rinculando nella propria metà campo senza mai provare ad aggredire e riaggredire l'avversario. Quando l'ha fatto nel finale, il Venezia è andato in crisi e ha dovuto spazzare via tutti i palloni. L'emblema di questa partita si chiama Kike Pérez, un giocatore modesto, uno che al pallone dà di punta, ma che ha corso, combattuto, ci ha messo cuore e anima. Ci ha fatto vedere cosa significa essere un manovale del calcio quando però dai tutto, quando ti giochi la vita in campo. I nostri presuntuosi milionari, carichi di gloria e successi, non hanno trovato in Allegri una guida capace di galvanizzarli. Hanno dato ragione a Conte. Non lo sopportavano più, ma Conte è andato via perché aveva capito che questo gruppo lo aveva spremuto fino all'inverosimile e non riusciva a tirarne fuori altro”.

La conclusione dell’editoriale è una bocciatura netta del percorso intrapreso dal club e un avvertimento in vista dei prossimi impegni, a partire dalla sfida europea contro il Bodø/Glimt: “Dobbiamo prenderne atto: il progetto Napoli è fallito. Adesso bisogna rimontare e risalire, ma non sarà facile. Il Bodø/Glimt è l'ultima spiaggia, perché se si fallisce anche quella partita la situazione non diventa semplicemente negativa, ma drammatica, sportivamente parlando. Il Napoli rischierebbe di essere fuori anche dalla Champions. In questo momento è ben lontano dalla zona Champions in campionato e rischia di essere fuori sia dalla Champions che sta giocando sia da quella che dovrebbe giocare. Chi ha visto giocare il Frosinone, al quale abbiamo segnato tre gol, si è lustrato gli occhi. E allora era davvero il caso di andare a prendere un dinosauro come Capitan Trinchetto?”.