Da 0 a 10: la spesa monstre per Conte, la scelta shock di ADL, il messaggio devastante di Anguissa e la caz**ata su Di Lorenzo

Il Napoli non riesce a battere neanche il Lecce e dice addio all'Europa. Ora tutti attendono l'annuncio di De Laurentiis per Antonio Conte
27.05.2024 21:02 di  Arturo Minervini   vedi letture
Da 0 a 10: la spesa monstre per Conte, la scelta shock di ADL, il messaggio devastante di Anguissa e la caz**ata su Di Lorenzo
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© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Zero gol subiti: non era mai accaduto da quando Calzona siede sulla panchina del Napoli. Come ultima beffa, il Napoli riesce miracolosamente a non prendere gol, ma compie impresa ancor più grandiosa non riuscendo a segnarne manco uno ad un Lecce salvo da un mese. Il riassunto di una stagione indegna, nell’ennesima prestazione indegna, di una squadra che ha spostato l’asticella dell’indegnità ad un punto così basso, lì dove osano i codardi.

Uno come l’ultima partita con lo scudetto sul petto: il Napoli è stato in grado di non onorare manco quella. Scivola dolorosamente via quel simbolo di grandezza, si scioglie nella salamoia come la scarpetta di Roger Rabbit, evaporando dinanzi agli occhi di chi ha tenuto vivo il ricordo che è rimasto solo ricordo. “Se conosci il nemico e conosci te stesso, non devi temere il risultato di cento battaglie” profetizzava il maestro della guerra Sun Tzu. Se il nemico coincide con ‘te stesso’ la battaglia l’hai persa prima di iniziare.

Due pali, col destino che ti irride come quando sei convinto di aver trovato un parcheggio in centro, ma poi la vita ti ricorda che esistono le Smart. Ma d’altronde è così, è sempre stato così: la storia della fortuna che aiuta gli audaci è secolare e pure vera. Come in una partita a tennis, con la pallina che danza sul nastro: se ci hai messo forza, è più probabile che vada dall’altra parte del campo. Se non ci hai mai creduto, tornerà inesorabilmente nel tuo campo minato. La sfiga non è cieca, la sfiga ci vede benissimo. E sa esattamente dove, come e quando colpire.

Meno Tre di differenza reti al Maradona: un dato che dice tutto sullo squallore stagionale. Davanti al proprio pubblico, quel pubblico che mai l’ha abbandonato, il Napoli ha segnato 24 reti in 19 partite subendone 27, raccogliendo la miseria di 25 punti, gli stessi del Frosinone retrocesso. Se non stai bene a casa tua, vuol dire che dentro quella casa ci sono questioni irrisolte. E gente che rema nella direzione opposta alla tua. I Peppiniello Di Capua dell’insubordinazione.

Quattro alla stagione di Anguissa, vero totem di questo disastro. Feticcio di un tricolore che s’è trasformato ben presto in una falsa credenza, una religione a cui gli stessi fondatori hanno ben presto smesso di credere. A passeggio Frank, come se la passerella scudetto non fosse mai terminata, lanciando un messaggio devastante. Come se non ci fossero nuovi traguardi, nuove contese, nuove lotte da intraprendere. Il numero 99 s’è presentato con la Graziella con le ruote sgonfie al nuovo Giro d’Italia dei Campioni d’Italia. Irritante come i vicini che si dedicano il bricolage con i martelli pneumatici la domenica mattina.

Cinque minuti per Mazzocchi, che Calzona dice di voler premiare per la prestazione contro la Fiorentina. E lo fai giocare cinque minuti? E, guarda un po’, togli Di Lorenzo che non era stato MAI sostituto in tutto il campionato? Ciccio, ma ci hai veramente preso per dei cog**oni? Sicuramente tu, non sei un eroe. E queste mezze parole, dette e poi ritrattate, questa catastrofe fuori dal campo denunciata a Firenze, meritava di essere approfondita. Così è solo un sasso lanciato nello stagno, giusto per lavarsi la coscienza.

Sei e mezzo a Ngonge, che a un certo punto pare Aristoteles nell’ultima partita della Longobarda di Oronzo Canà: l’unico che voleva vincerla, mentre gli altri se ne fregavano del risultato. Che talento l’ex Verona, che calcia coi due piedi e quando aziona le marce alte non lo prende più nessuno. Sarà uno dei punti da cui riprendere vecchi virtuosi discorsi, facendo piazza pulita di chi s’è voltato di schiena nel momento di necessità. 

Sette giorni su sette per lavorare su una sola partita (come piace ad Antonio Conte): sarà una condizione del tutto nuova, dopo quattordici anni consecutivi d’Europa. Bisognerà gestire ancor di più gli umori, la rosa, la voglia di qualcuno di trovare maggiore spazio. Serviranno scelte ancor più coraggiose, provando a valorizzare investimenti che sono state ciambelle senza buco. Da Natan a Lindstrom, da Cajuste allo stesso Ostigard: in molti dovranno essere valutati e, in caso di esito negativo, mandati a giocare altrove. Aria nuova. 

Otto acquisti, in una squadra da rifondare. Devono andare via in molti, moltissimi, organismi tossici che hanno intossicato il corpo di questa squadra. Sentire Juan Jesus che promette che l’anno prossimo vuole rifarsi, è una ferita. Via lui, via tutti quelli che hanno dato tutto e non hanno più nulla da dare. Non è mancanza di riconoscenza, è spirito di autotutela e di conservazione: dopo questa stagione, non esistono intoccabili. Non c’è spazio per la gratitudine, il credito è stato tutto esaurito. Deve essere rivoluzione, non un semplice cambio di stagione spostando gli scheletri nell’armadio. Che poi, gli scheletri, tornano sempre.

Nove come il 9° posto con cui Calzona ha preso il Napoli, chiudendo da 10°. Un disastro, un disastro senza precedenti il tecnico part-time, col contratto a metà con la Slovacchia e pure il cuore ed i pensieri. Rigettato, pure lui, dalla squadra dopo la sosta che l’aveva visto tornare ad occuparsi della sua nazionale: da quel momento, dall’Atalanta in poi, quel che restava del Napoli s’è sbriciolato come una fetta biscottata in un frullatore. Polvere, solo polvere, che si è sedimentata sulle pareti di Castel Volturno. Senza che Calzona trovasse la forza e la voglia per invertire il trend. Si pensava fosse impossibile fare peggio di Mazzarri, ma lui ci è riuscito. Questo campionato ha riscritto il significato del termine impossibile.

Dieci milioni (tra parte fissa e bonus) ad Antonio Conte, la stessa cifra che De Laurentiis ha dato a Osimhen per il rinnovo propedeutico alla cessione: eccolo il pentimento del patron, la scioccante ammissione di colpa. La scorsa estate, stupidamente, diceva ai quattro venti che il suo Napoli ‘potevano allenarlo tutti’. S’è bruciato, ha capito di aver detto una grande caz**ta ed ora si è convinto che serve una scelta shock: è pronto a sborsare 45 milioni lordi in tre anni solo per l’allenatore. Non c’è pena del contrappasso migliore, per uno sempre accorto alle uscite dal portafoglio. Hai voluto risparmiare lo scorso anno? Hai pensato di essere infallibile? Ed ecco qua: un disastroso decimo posto e solo macerie. Ora, senza esitazione ulteriore, c’è solo una cosa da fare: affidare tutto a Conte, l’uomo della rinascita azzurra.

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