Caso Lukaku, Lo Monaco: "Brutto gesto che sa di scusa, il Napoli ha un solo mezzo"
Pietro Lo Monaco, ex direttore sportivo del Catania, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, in onda tutto il giorno, che puoi vedere qui sul sito o ascoltare sulle app (qui per Iphone o qui per Android) ed in auto col DAB.
Credi che il ritorno dei quattro centrocampisti, tra cui De Bruyne e McTominay, possa essere la chiave per il Napoli in questo finale?
"No, ma io penso che, innanzitutto, sia importante che li abbia recuperati tutti o, quantomeno, siano tutti arruolati in qualche modo, perché comunque ti danno modo di avere qualità importante nei ricambi. Tutti insieme, soprattutto perché sono reduci da un periodo di attività più o meno lungo, penso che difficilmente li si rivedrà; però averli tutti a disposizione è una grandissima cosa, è sicuramente un bel segnale in questo rush finale. Io l'ho detto: la giornata prossima è una giornata decisiva, nello stesso tempo divertente, molto. Perché il Napoli ci sta che possa battere il Milan, l'Inter ci sta che possa, in questo momento in cui non è brillantissima, scivolare contro la Roma. E poi, se dovesse succedere, ci sarà da divertirsi. Non succede, non succede, ma se succede, che succede."
Dopo le dimissioni federali, che FIGC erediterà il prossimo presidente e da cosa bisogna ripartire?
"Ragazzi, il discorso è molto lungo. Intanto bisogna puntualizzare: con le dimissioni del presidente cade anche il Consiglio federale; di conseguenza, c'è l'esigenza di eleggere il nuovo presidente e, quindi, il nuovo organismo federale, che è il Consiglio federale, l'organismo sovrano su tutto. È l'organismo che decide tutto: approva le regole, approva le riforme, approva i cambiamenti, approva tutto. Di conseguenza, di questo Consiglio federale fanno parte la Serie A, che ha un quorum del 18%; la Serie B, che ha un quorum del 6%; la Serie C, che ha un quorum del 12%; poi ci sono i dilettanti col 34%; poi ci sono i calciatori col 20%; gli allenatori col 10%; e gli arbitri, che partecipano solo in qualità di auditori, non hanno diritto al voto."
Il sistema arbitrale e, più in generale, il calcio italiano hanno bisogno di una riforma profonda?
"Allora, non farà niente: siamo solo ai tarallucci e vino. Il presidente federale nuovo, chiunque sia, non è il Consiglio federale che deve decidere il cambiamento: c'è bisogno veramente di una rivoluzione mentale, perché tutti i settori del calcio nostro hanno bisogno di rifarsi il look, hanno bisogno dell'intervento, per continuare con la B, con la C, il mondo dei dilettanti, i settori giovanili, il mondo arbitrale. Ragazzi, c'è da andare a intervenire su tutti i settori. Questo lo può fare solamente dopo che i diretti interessati, cioè quelli che fanno il calcio, hanno preso coscienza di dove siamo e, soprattutto, che conoscano il calcio, perché molti si fermano alla nazionale: la nazionale è la punta dell'iceberg, mette in campo i prodotti del calcio italiano, di questo sistema, e questo sistema, purtroppo, negli ultimi 15 anni ha messo in piedi dei prodotti avariati. Non siamo competitivi e bisogna porsi le domande: perché non lo siamo più? Come mai siamo arrivati a questo punto? Perché produciamo questi giocatori? Perché basta una mezza cucuzza che tira due calci al pallone e subito vale 30, 40, 50 milioni di euro? Perché produciamo pochi talenti? Queste domande avremmo dovuto farcele e avremmo dovuto agire; invece agiamo tutto il contrario. Mi faccio un esempio: due anni fa è stata approvata una legge che mette in piedi il vincolo annuale dei dilettanti. Ma mi volete spiegare con quale interesse le società dilettantistiche possono fare il settore giovanile, se non possono portare a casa nulla, visto che il vincolo è annuale? Ci sono mille situazioni di questo tipo e bisognerebbe analizzarle una per una. La partenza sapete qual è? Mettere nero su bianco tutte le cose che non vanno. Avremo difficoltà all'inizio, sicuramente, ma bisogna farlo. Voi lo sapete: tanti anni fa l'NBA ha avuto un momento di grandissima difficoltà; si sono fermati un anno e poi sono ripartiti con regole nuove. Io non dico che dobbiamo fermarci, ma almeno rallentare e cominciare a operare con le riforme. Qua, quando si parla di riforme, l'unica cosa che sento da 15 anni è: abbassiamo il numero delle squadre di Serie C. Ma che riforma è?"
Il caso Lukaku: ha sbagliato il giocatore o è un suo diritto scegliere come curarsi?
"Guarda, io intanto, voi sapete che esiste un accordo collettivo stipulato dalle società con l'associazione calciatori. Questo accordo prevede tante cose; tra queste, se un calciatore sta male, la possibilità di decidere dove curarsi e in quale modo curarsi. Già questa è una stortura, perché ogni società ha la sua consulta medica. Dovete pensare che una società, oltre ad avere i propri medici, ha professionisti di livello mondiale in appoggio. Vi faccio un esempio: io avevo i miei medici, il mio ortopedico, il mio medico dello sport, ma quando c'era un trauma, per il ginocchio andavo alla clinica Villa Stuart dal professor Mariani; per la caviglia andavo da Giannini a Bologna. In Italia esistono luminari che ogni società utilizza. Quindi Lukaku ha esercitato un suo diritto, quello di curarsi dove vuole e come vuole. Però ha peccato di leggerezza nei confronti della società e dello staff medico. Ha fatto un gesto brutto, perché è come se avesse detto: io mi curo altrove perché qui non sono capaci. E questo non va bene, non esiste. Siamo in Serie A, al massimo livello: una società spende milioni e deve avere una struttura medica all'altezza. Il gesto sa tanto di scusa per fare i fatti propri. La società ha un solo mezzo: il deferimento al collegio arbitrale e la gestione dello stipendio. Cosa avrei fatto io? Meglio non dirlo, rischierei di essere pesante."
Hai avuto scontri anche con grandi giocatori in passato?
"Io una volta ho avuto da ridire con un giocatore e, solo quando sono arrivato sotto di lui, mi sono accorto che era troppo grande, era grandissimo: era Ibrahimovic. Gli avevo detto di tutto, poi mi sono reso conto che era un armadio. Però ricordo sempre una cosa: una volta un amico delle forze dell'ordine, fisicamente piccolo, mi disse che non conta la forza ma il cuore. E io me li mangio."
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