De Giovanni: "5 italiani obbligatori? Così presidenti vendono e vanno all'estero!"
Maurizio De Giovanni, giornalista e scrittore, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in DAB o qui sul sito anche in video.
Gravina non si dimette ancora: qual è il tuo pensiero su quanto accaduto?
“Allora innanzitutto io credo che solo uno stupido, un ottuso, possa immaginare che cambiando un soggetto, ancorché di vertice, si possa cambiare questa situazione. Io mi rendo conto che si voglia un colpevole, si cerchi un colpevole e si immagini che cambiando questo colpevole le cose cambino. Gravina è l’espressione di un sistema. Questo sistema è incardinato ed è basato sui flussi economici che arrivano al calcio e che non vengono reinvestiti, perché vengono utilizzati per incrementare le rose delle prime squadre nel tentativo disperato di vincere e quindi di fare maggior fatturato. Questo sistema è basato su regole sbagliate. Quindi non è Gravina il problema, nel senso che ovviamente Gravina va rimosso, non dimesso: non si devono aspettare le dimissioni di Gravina. Il CONI e, ancora sopra il CONI, il Ministero dello Sport devono provvedere all’azzeramento totale dei vertici, perché non esiste solo l’istituto delle dimissioni, esiste anche quello della rimozione per manifesta incapacità. Qui il problema è commissariare la federazione calcio, istituire un nuovo sistema rigoroso di regole andando a parlare in Europa e chiedendo il permesso di applicarle, perché le leggi europee impongono un certo tipo di vincoli sui diritti dei lavoratori. Non è che puoi dire dalla sera alla mattina: facciamo giocare solo italiani o imponiamo 5, 6, 7 italiani. Bisogna aprire un tavolo con il Ministro dello Sport e il Presidente del CONI e coinvolgere esperti che possano costruire un sistema di regole, parlando con Bruxelles e con i presidenti. I presidenti delle società non vogliono regole che li costringano a investire nei vivai, nei centri sportivi, perché non gli conviene: sono investimenti enormi oggi, con ritorni forse tra 7-10 anni. È più conveniente comprare un giocatore già pronto all’estero. Così non si cresce mai.”
Però senza investire oggi non si cresce in futuro.
“Bravissimo, sono d’accordo con te. Lo devi imporre. Ma chi lo impone? L’assemblea dei presidenti? Pretendi che loro decidano qualcosa che li penalizza nell’immediato? L’imprenditore pensa a sopravvivere oggi. Ti faccio un esempio: il Como è quarto, corre per la Champions. Dal presidente fino allo staff non c’è un italiano. Se imponi 5 italiani in rosa, il presidente vende il club e va a comprare un’altra squadra all’estero. E tu hai tolto capitali al calcio italiano.”
Però in altri paesi, come la Spagna, non viene imposto eppure i giocatori locali emergono grazie ai vivai.
“In Spagna ci sono sistemi consolidati: Real Madrid, Barcellona, Atletico Madrid, Valencia, Siviglia hanno centri sportivi da 20 anni. Noi li dovremmo costruire adesso. Il problema è che stiamo chiedendo ai presidenti di fare investimenti che non si possono permettere. Se imponi oggi certe regole, chiedi a queste società di spendere 60-100 milioni in un anno. Non è sostenibile.”
Quindi cambiare Gravina non risolve?
“Cambiare Gravina è l’ultimo dei problemi. Non è che arriva uno e sistema tutto. Va rifondato il sistema da capo, ma con regole realizzabili, non con regole che di fatto obbligano i presidenti a vendere le squadre. Oggi molti club hanno debiti importanti e tu chiedi loro di aumentarli o di investire ulteriormente: diventa complicato.”
Però investire può portare ritorni nel tempo.
“Certo, ma devi vedere cosa conviene oggi. Ti faccio un esempio: alcune società comprano giocatori a poco e li rivendono a molto, facendo trading. Conviene di più questo oppure costruire un centro sportivo da 100 milioni con ritorni incerti? È ovvio cosa scelgono. Il Verona, per esempio, ha vissuto anni in Serie A con questo modello. Se oggi gli imponi un centro sportivo completo, lo metti nelle condizioni di vendere la società.”
Quindi alcuni obblighi, come stadio o centro sportivo, andrebbero comunque introdotti?
“Anche secondo me, ma non puoi farlo dall’oggi al domani. Servono regole progressive. Se oggi vai a 150 all’ora, non puoi frenare di colpo perché ti cappotti. Devi rallentare gradualmente e cambiare direzione. Serve un piano di crescita: un progetto pluriennale, ad esempio quinquennale.”
Quindi il cambiamento è possibile?
“Sì, ma con un lavoro complesso. Bisogna intervenire su tanti aspetti: rapporti con i procuratori, regolamenti, sviluppo dei giovani. Oggi i giovani forti vanno subito all’estero: una volta era impensabile, oggi è la normalità. Questo va invertito. Ma è un lavoro da esperti. Non basta dire ‘mandiamo a casa Gravina’ per risolvere tutto.”
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