Da 0 a 10: il gesto da brividi di Gattuso, Koulibaly distrugge Ancelotti, la Rai 'giustifica' Rocchi e il titolare già scelto per la finale

14.06.2020 13:37 di Arturo Minervini Twitter:    Vedi letture
Da 0 a 10: il gesto da brividi di Gattuso, Koulibaly distrugge Ancelotti, la Rai 'giustifica' Rocchi e il titolare già scelto per la finale

(di Arturo Minervini) - Zero alle fantasiose teorie di Conte, che si presenta in tonalità paonazzo alle interviste post-gara e con la faccia d’ordinanza da cane bastonato. Deve avere un diavolo per capello, artificiale anche quello, il buon Antonio che perde immediatamente il contatto con la realtà, offuscato da ricordi generati come forma istintiva di difesa per le sue mancanze. ‘"Dominato in lungo e in largo, nelle 2 gare meritavamo molto di più!” dichiara col raschino tipico di chi ha la lacrimuccia che bussa alle porte degli occhi e cerca di arrampicarsi su specchi che riflettono un’amara sentenza che non sei pronto ad accettare. Ritenta Tonino.

Uno il primo titolare indiscusso per la finale con la Juve: Meret. La meticolosità, a fasi e colori alterni, di Rocchi consegna un cartellino giallo che varrà la squalifica ad Ospina e la grande occasione ad Alex. Lui, il tanto discusso, unico punto di discordia tra i tifosi e Gattuso avrà la grande occasione. Charlie Chaplin ha detto che ‘Il tempo è un grande autore, sa sempre scrivere il finale perfetto’. Ecco, se credete al destino siamo arrivato proprio a quel punto in cui bisogna dare l’ultima spinta al fato per chiudere il cerchio. Forza ragazzo.

Due cartellini gialli, ma il secondo resta ben stretto nel taschino. Rocchi grazia Young, ma nel dopo gara arriva la spiegazione illuminante di Marco Tardelli: “Young non è stato ammonito perché era già ammonito, credo sia una cosa regolare. Poi dopo c’è stata un’ammonizione che non c’era”. Qui, proprio in questo momento qui, la faccia è stata quella di Carlo Verdone in ‘Un sacco bello’. ‘In che senso Marco?’. Quindi un giallo errato a De Vrij equivale ad una mancata espulsione? Gli scienziati di tutto il mondo sono ora radunati per analizzare la nuova, sconcertante quanto astrusa scoperta dell’ex Campione del Mondo. Indicaci la strada Marco. Che noi prendiamo l’altra. 

Tre giorni alla finale. La Juve, Sarri, Higuain (forse) sono elementi che arricchiscono di tematiche l’attesa. Nel frullatore emotivo si infilano emozioni come rancore, disappunto, tradimento, senso di appartenenza, vendetta che rischiano di allontanare dall’obiettivo. Il Napoli alzerà quella Coppa se affronterà con indifferenza un passato che gli ha voltato le spalle, si è cinto testa e cervello con pensieri diametralmente opposti a quelli raccontati quando c’era l’azzurro sulle loro schiene. Lasciarsi offuscare la vista sarebbe errore imperdonabile: questa è una finale da vincere per il Napoli, non da far perdere a Sarri o alla Juve.

Quattro parole che hanno il peso di un macigno: ‘Ci ha ridato autostima’. A pronunciarle è Koulibaly in riferimento a Gattuso ed il pensiero nella testa scatta come Usain Bolt verso Londra e citofona sotto casa di Carlo Ancelotti. Tentazione inevitabile quella di leggere le parole di KK come un piccolo atto d’accusa all’ex tecnico, percezione resa ancora più nitida da un ulteriore passaggio: ‘Tatticamente ci ha dato un po' di più, ci ha insegnato a soffrire’. Ecco, se Kalidou aveva qualche sassolino nella scarpa da togliere, su quei sassi c’erano impresse le iniziali C. A.

Cinque cambi necessari. Perché l’ossigeno ad un certo punto ti abbandona, le gambe vedono crollare il terreno come in quei film apocalittici stile ‘2012’. Servono energie fresche, prima, durante e dopo. Serviranno anche per la finale, perché è chiaro che in questa fase vince chi trova maggiore lucidità e pesca dal serbatoio più benzina dell’altro. Gattuso lo sa bene e sa che nelle sue scelte e nelle parole che utilizzerà per caricare la squadra si giocherà una fetta decisiva della finale. È un calcio livellato dove tutto è possibile. Davvero tutto

Sei, ma solo perché i numeri più alti sono tutti già impegnati, a Maksimovic. Giganteggia come fosse Gulliver tra i lillipuziani, trovando sempre il tempo giusto nemmeno fosse il campione mondiale di Just Dance. L’ascesa di Nikola non dovrebbe più sorprendere ed invece ci sorprende ancora. Colpa di quell’avvio incerto nei primi anni azzurri, ma qui siamo di fronte ad una consolidata certezza. Di oggi e del domani. Alla faccia di Lorenzo il Magnifico, di Bacco, di Arianna e di tutte le teorie sul futuro incerto.

Sette assist in stagione per Insigne, che scarta per Mertens un cioccolatino manco fosse Ambrogio che risponde ad un leggero languorino di Ciro. Dal ponte di controllo stazionario sui 163 centimetri, riesce ad avere comunque una visione periferica del tutto, una conoscenza completa di quello che accade. Sul radar del Magnifico accade tutto con un secondo d’anticipo: attacca affamato l’area, regge fisicamente al contatto, frena bruscamente per far temere al difensore il contatto da rigore ed in quell’istante di esitazione scarta il dolce pensiero per Dries, che ringrazia. Prova di carattere, di coraggio, di voglia di autodeterminazione. Sta nascendo una nazione indipendente nella testa di Lorenzo, un uomo proiettato a voler trascinare, disposto a soggiogare l’io per il noi.

Otto alla parabola di redenzione di Ospina. Inizia la gara con l’errore che attenta fulmineo alla bile dei tifosi, termina in gloria. Un climax ascendente inatteso: inizia la gara da Marilyn Manson che incide Antichrist Superstar e termina da nuovo papa nella terza stagione della fiction di Paolo Sorrentino. Metafora meravigliosa delle seconde occasioni, che David sfrutta alla grande e ne crea anche una terza ed una quarta: miracolo su Candreva, assist geniale per Insigne e parata inspiegabilmente bella nel finale di gara. Eroe, con in faccia i segni della fatica e quell’errore che lo rende ancora più umano. Ancor più della gente.

Nove al gol dell’ex più veloce della storia: Mertens che era già dell’Inter (per qualcuno) e che sbatte fuori l’Inter dalla Coppa. Mertens, che tocca una vetta da Dio in uno stadio che era vuoto Oma che vuoto non era. Nel silenzio, tu potrai sentire più nitida la mia voce. Nel silenzio, che ti arrivi l’ondata di calore, quell’abbraccio con il sapore di peccato, un pizzico illegale, peccaminoso come questo amore che arde di passione. Ciro e Napoli. Amanti senza scelta, di quelli che devono toccarsi, sentirsi, scaldarsi. Dalla pelle al cuore, basta uno sguardo solo per capire. Per capirci. Non eravamo lì, ma eravamo ad un passo da te. Ossimoro che racconta di una gioia che quel vuoto non può mozzare, perché la rete 122 di Ciro esplode lì dove non esistono le distanze. Si propaga nel cuore, nelle vene, arriva fino al cervello che quasi la testa ti scoppia di gioia. Ripartire da te. Sapere che ci sei. Che ci sarai. Rende il futuro più bello, per il solo fatto di averti accanto nei prossimi passi.

Dieci a quella mano, discreta, che raccoglie dalle labbra un bacio e lo lancia verso il cielo come fosse una navicella spaziale. Nel palmo di Rino un dolore struggente, che invade gli occhi al solo pensiero. C’è Francesca nella sua testa, e come potrebbe essere altrimenti. C’è la poderosa forza della dignità, la travolgente partecipazione di uomo piantato al terreno da principi saldi come una quercia, insormontabili come l’Everest. Il suo capolavoro è il premio che non sempre arricchisce gli sforzi di chi non molla mai. Gattuso è il riscatto. Di quelli che non sempre la vita premia. Di quelli che non mollano mai. Di quelli che in fondo sono come lui e che non hanno ricevuto gli stessi riconoscimenti. Rino questo lo sa, è il difensore dei lottatori. Degli umili. Di quelli che dal basso risalgono la corrente. Lo stesso percorso compiuto da quel bacio, che sarà arrivato sicuramente a destinazione. Impossibile non voler bene ad un uomo così.

Dieci a quella mano, discreta, che raccoglie dalle labbra un bacio e lo lancia verso il cielo come fosse una navicella spaziale. Nel palmo di Rino un dolore struggente, che invade gli occhi al solo pensiero. C’è Francesca nella sua testa, e come potrebbe essere altrimenti. C’è la poderosa forza della dignità, la travolgente partecipazione di uomo piantato al terreno da principi saldi come una quercia, insormontabili come l’Everest. Il suo capolavoro è il premio che non sempre arricchisce gli sforzi di chi non molla mai. Gattuso è il riscatto. Di quelli che non sempre la vita premia. Di quelli che non mollano mai. Di quelli che in fondo sono come lui e che non hanno ricevuto gli stessi riconoscimenti. Rino questo lo sa, è il difensore dei lottatori. Degli umili. Di quelli che dal basso risalgono la corrente. Lo stesso percorso compiuto da quel bacio, che sarà arrivato sicuramente a destinazione. Impossibile non voler bene ad un uomo così.

Un post condiviso da Arturo Minervini (@arturo_minervini) in data: 14 Giu 2020 alle ore 1:22 PDT