Da 0 a 10: le sconvolgenti accuse di Calzona, il nome clamoroso in panchina, ADL e la caz**ata con Kvara

Il Napoli pareggia 2-2 a Firenze prendendo due gol in due minuti. Disattenzione di Politano, gioiello di Kvaratskhelia su punizione.
18.05.2024 20:05 di  Arturo Minervini   vedi letture
Da 0 a 10: le sconvolgenti accuse di Calzona, il nome clamoroso in panchina, ADL e la caz**ata con Kvara
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Zero ad un arbitro scarso, come poche volte s’era visto quest’anno (e di arbitri scarsi, ne avevamo visti tanti). Non indovina mai nulla (bocciato da tutti i quotidiani), come questi astrologi che ti preannunciano una Settimana da Dio e invece hai più sfighe di Fantozzi nel suo giorno peggiore. Matteo Marchetti da Ostia scontenta tutti, non fischia un fallo su Kvara plateale prima della punizione che porta all’1-1. Riesce, unico nello stadio, a non vedere il netto anticipo di Lobotka e la simulazione di Belotti, indicando il rigore.  Oscenità nell’oscenità, in una stagione che ha riservato tante imboscate alla squadra col tricolore sul petto. 

Uno come il turno che resta da giocare. Ultimi 90 minuti, 5400 secondi più recupero per terminare una stagione angosciante. C’è bisogno di arieggiare il locale, come quando hai spruzzato uno spray contro gli insetti. Quello spogliatoio lì ha bisogno disperato di nuovo ossigeno, nuove idee, nuove motivazioni e di un giardiniere capace di estirpare l’erba cattiva. Compiti affidato a Giovanni Manna ed al nuovo allenatore e il motto dovrò essere chiaro: “Chi non sta da una parte o dall'altra della barricata, è la barricata”.

Due minuti di anaffettività, consueta. Si butta via, ancora una volta, questo Napoli uterino, che non è stato mai capace di volersi bene per davvero. Non si è voluto bene nemmeno il club, con scelte da mestierante in cerca della pepita d’oro al mercato delle pulci. L’avvilente mediocrità di un volenteroso Cajuste ne è la prova provata: dopo uno scudetto vinto, non puoi presentarti con un centrocampista che è arrivato da sconosciuto e andrà via da sconosciuto. 

Tre a due che si stampa sul palo. Aggiungiamoci pure questo, al conto di un campionato che è più salato di un baccalà allevato in una salina. Viene respinto dal legno il mancino velenoso di Politano, che s’era pure lui messo a ‘complicare il pane’ con quella sciocchezza in uscita dal basso sul 2-1 di Nzola. Pure la sorte se messa di traverso, ma d’altronde aiutati che dio ti aiuta non è mica una frase sparata a caso. La conosciamo tutti la storia dell’audacia e della fortuna, che viaggiano di pari passo. 

Quattro allenatori e poi chissà, magari un uomo misterioso. Tutti molto focalizzati su quattro nomi, poi su due con Conte e Gasperini che vengono dati in prima fila. Qualche dubbio sorge, anche alla luce delle parole in conferenza di De Laurentiis. Non è abitudine del Napoli giocare a carte scoperte quando c’è da fare queste scelte, solitamente c’è sempre qualcosa che si muove nell’oscurità, un nome che lascia tutti a bocca spalancata. Occhio a Domenico Tedesco, che piace assai a De Laurentiis e che potrebbe ben presto scalare posizioni…

Cinque minuti per Lindstrom, 412 in Serie A in 22 presenze per una media di 18 a partita. Si può giudicare un calciatore che solo due volte ha giocato da titolare, con tre allenatori cambiati e una stagione balorda? Difficile. Calzona però, ne ha di fatto bollato l’acquisto come inutile, spiegando nel dopo gara che è uno che deve giocare in una squadra che fa contropiede e il Napoli non fa contropiede. Forse un po’ troppo superficiale come analisi…

Sei gare consecutive senza vittoria, l’ultima a Monza, che resta l’unica nelle ultime dieci di una squadra che s’è lasciata andare come 'na molla 'e vrachiere. La famelica voglia di Conference League di questa squadra s’è palesata all’inizio del recupero, con Meret che ha impiegato un minuti per battere una rimessa dal fondo, cercando i formidabili saltatori col lancio lungo. I formidabili saltatori in questione erano Raspadori e Lindstrom. Game, set and match.

Sette-sei come i minuti in campo di Simeone involuto più di Marcell Jacobs dopo l’oro olimpico. Dell’appetito insaziabile del Cholito è rimasto solo un ricordo, le farfalle nello stomaco hanno lasciato spazio ad un senso di insoddisfazione e di rabbia per il poco spazio avuto e per l’incapacità di sfruttare le poche occasioni avute. Giovanni è l’emblema di questa trasformazione, lo scudetto è stata per questo gruppo come la mezzanotte per Cenerentola. Servirà un nuovo incantesimo per ritrovare la scarpetta magica.

Otto cartellini gialli per Kvara in campionato, quasi scientifici per fargli saltare i nervi. Un dato servirà per renderci conto dell’assurdità: il macellaio Gatti in maglia Juve ne ha presi sette, uno in meno. Il povero Khvicha, ‘abboffato’ di calci in ogni zona del campo come uno stuntman in un film di Jackie Chan, s’è spesso preso il giallo perchè chiedeva di essere tutelato, da arbitri che invece l’hanno abbandonato al triste destino: essere menato. E chi non protegge la bellezza, non salverà il mondo. 

Nove come il nono posto che era di Mazzarri ed è pure di Calzona. Si difende così il mister, che in conferenza ha più veleno in corpo di un cobra con gli occhiali. Inquietanti le sue parole, quando dice: “ho trovato una catastrofe, non solo in campo non ho dovuto pensare solo al campo e nessuno mi aveva detto niente”. Quindi Calzona, di fatto, accusa la società di avergli raccontato balle, che il Napoli era disintegrato internamente e che lui non ci poteva fare nulla. Attendiamo che qualcuno replichi, altrimenti il silenzio varrà come tacita conferma.

Dieci calciatori più Kvaratskhelia, uno slogan, come un manifesto elettorale da affiggere in tutte i vicoli. Vota KK, ieri oggi e domani, altro che Antonio la Trippa. C’è il dono d’eterno degli dei nel destro che viaggia verso l’infinito e oltre, una straordinaria campionatura di bellezza da aggiungere al repertorio del maestro georgiano. La luce, tra le tenebre, la stella cometa che dovrà tracciare la strada verso un azzurro splendente. Ha pennellato un attimo di gioia nel cielo di Firenze, manco fosse un discendente del Brunelleschi. Ora gli si dia una penna tra le mani e gli si faccia firmare un rinnovo alle cifre che merita. Aurelio, non facciamo cazzate.

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