Da 0 a 10: la spettrale parola ‘esonero’, l’abiura scioccante di Allegri, ADL in versione pensionato e l’esperimento sociale di Lucca

Da 0 a 10: la spettrale parola ‘esonero’, l’abiura scioccante di Allegri, ADL in versione pensionato e l’esperimento sociale di LuccaTuttoNapoli.net
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di Arturo Minervini
Venezia-Napoli 1-0, il nostro da 0 a 10: la spettrale parole ‘esonero’, l’abiura storica di Allegri, ADL in versione pensionato e l’esperimento sociale di Lucca

Zero tweet sul Napoli dal 22 agosto. Dopo la prima di campionato il profilo social di Aurelio De Laurentiis, che quella sera esclamò, con un’eiaculazione precoce degna di Jason Biggs in American Pie, ‘Allegria’. Da quel momento, Allegri ha perso cinque gare e di quel sentimento a cui faceva riferimento il patron s’è persa ogni traccia. Oggi domina una depressione che, al confronto, quella di Leopardi sembrava l’euforia di un animatore turistico al primo giorno di villaggio

Uno il salvataggio sulla linea di Juan Jesus, che su quel pallone va con una foga superiore rispetto a quella di Hojlund. E ci sarebbe da ragionare molto su questo, sulla capacità di Allegri di trasmettere un certo tipo di messaggio, reduci dal biennio di Conte in cui negli occhi dei calciatori vedevi più cattiveria di un rottweiler a digiuno da tre giorni, a cui hanno appena provato a sottrarre l’osso.

Due rigori consecutivi conquistati da Hojlund. Parte dalla panchina Rasmus, un lusso che in questo momento il Napoli non può concedersi, un azzardo lasciarlo praticamente come unica soluzione nel ruolo di centravanti, perché su Lucca è chiaro non si possa contare. Più che un'alternativa, Lorenzo è diventato un esperimento sociale: capire fino a che punto possa spingersi la pazienza umana prima di trasformarsi in follia.

Tre cinque due, che in realtà è un 5-4-1 a tratti, con Giovane che si allarga e Scott che prova ad affiancare l’ectoplasma Lucca. Ecco, se pensate che il Napoli è andato a Venezia giocando con una sola punta, e quell’unica punta era proprio Lucca, beh allora capirete bene che per prendere sonno nei prossimi giorni non basterebbe nemmeno una tonnellata di caramelle alla melatonina. Passate direttamente ai superalcolici, forse funzionano.

Quattro alla disattenzione di Rrahmani, un evento più unico che raro. E fate ben attenzione: questo è forse il segnale più allarmante, proprio perché a sbagliare è uno che difficilmente commette certe leggerezze. C’è, evidentemente, un distacco emotivo, uno scoraggiamento diffuso, un vuoto allo stomaco che sta contagiando, a macchia d’olio, tutto lo spogliatoio azzurro. 

Cinque sconfitte su nove gare: un ruolino di marcia da esonero. Aggiungere altro, toglierebbe vigore a questo concetto. “Ora, se vuoi scusarmi, vado a casa a farmi venire un infarto”.

Sei anni dopo, un errore dal dischetto per De Bruyne, che già col Frosinone di fatto si era tirato indietro al primo tentativo, lasciando l’esecuzione a Hojlund. Da uno come lui, con la sua personalità, col suo spessore, ci si aspetterebbe tutt’altro. Che provasse, nei limiti del possibile, a prendersi più responsabilità per ricucire qualche strappo. Da uno come lui ti aspetti Liam Neeson in ‘Io vi troverò’, che per riprendersi la figlia mette a ferro e fuoco mezza Europa. Non Mr. Bean che perde l’orsacchiotto e aspetta che qualcuno glielo vada a recuperare.

Sette e mezzo ad uno scatenato Alisson Santos, che prova a invertire il flusso delle cose. In un Napoli che pare sotto sedativi, il brasiliano si abbatte come una bufera sulla partita, saltando sistematicamente l’avversario e creando tutte le azioni pericolose. Al 70’ fa pure un recupero difensivo che vale come un gol, uno degli scatti che mette a repentaglio i muscoli già provati del brasiliano. Predicatore solitario: “e se la band in cui suoni inizia a suonare melodie diverse, ci vediamo sul lato oscuro della luna”.

Otto mesi senza giocare da titolare, poi arriva la grande occasione e che fai? Lucca non conosce mezze misure, si prende la scena lisciando un rigore in movimento a fine primo tempo che rimette in discussione tutte le certezze del pianeta, dalle terre emerse al fatto che la fetta biscottata cade sempre dal lato della marmellata. Lorenzo, in versione Magnifico, non s’accontenta mica: decide di gestire ‘una chiavica’ (perdonate il francesismo) il pallone da cui parte l’azione del gol del Venezia. Un perfezionista del disastro, maniaco dell’orrore, un’esteta delle giocate fatte ad minchiam. Nient’altro da aggiungere, vostro onore. 

Nove partite in stagione e la miseria di undici gol all’attivo: circa da vent’anni non si faceva così male. Allegri nel post gara dice di ‘non guardare al risultato, ma alla prestazione’. Diciamo che siamo di fronte alla più grande abiura di tutti i tempi, come se ad un certo punto Galileo Galilei all’improvviso gridasse al mondo: “EPPUR NON SI MUOVE! STA PROPRIO FERMA!”. Max, il gran visir di quelli che ‘conta solo il risultato’ che ora se ne frega di come finiscono le partite. Troppo comodo così. 

Dieci punti sui ventuno a disposizione, Rudi Garcia di punti ne aveva 14 dopo 7 giornate e aveva vinto una partita in Champions. Un dato necessario per capire la gravità della situazione, in una stagione nata con un mercato nullo e l’accanimento terapeutico su scommesse perse come Lucca e Lang. Servirà il coraggio di una rivoluzione, De Laurentiis si è rintanato nella sua comfort zone come un pensionato davanti a un cantiere, convinto che i lavori vadano malissimo ma deciso a non muovere un dito, limitandosi a scuotere la testa.