CT Ungheria: "Errore cacciare Spalletti! Italia ha giocatori top, perché faticano in Nazionale?"
Marco Rossi, commissario tecnico della Nazionale dell'Ungheria, è stato nostro ospite nel corso di "Sabato Sport" su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e sempre live, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in auto col DAB o qui sul sito anche in video. Di seguito le sue dichiarazioni.
12 anni senza Mondiali: calcio italiano in crisi?
"Difficile dare un giudizio che non sia sull'onda di tutti i commenti che si sono sentiti fin qui, che in alcuni casi sono condivisibili e in altri casi no. Il discorso di massima è che il calcio italiano pur con tutte le criticità rimane un calcio importante, soprattutto il campionato italiano è un top campionato, nel ranking credo sia secondo o terzo posto dietro la Premier. Per cui non si capisce come sia possibile che giocatori che giocano in top club di Serie A e alcuni in top club all'estero, poi una volta chiamati a performare in Nazionale facciano così tanta fatica. Ci sono state nel tempo anche situazione poco fortunate ai play-off, ma è pur vero che una Nazionale come quella italiana ai play-off non ci dovrebbe arrivare, dovrebbe qualificarsi direttamente".
Una volta si vincevano le partite già al momento dell'inno della Nazionale:
"Oggi è molto difficile che questo avvenga perché c'è un generale livellamento di valori, poi soprattutto per le nazionali c'è pochissimo tempo per lavorare sul discorso di automatismi e meccanismi. Rispetto a Gattuso, non gli è stato dato tempo. In tutto questo discorso, forse la responsabilità più grande dal mio punto di vista è stata la decisione presa all'indomani della sconfitta in Norvegia. Nel senso che chi di dovere avrebbe dovuto valutare bene la situazione, secondo me è stato avventato cacciare in quel modo Spalletti: la controprova nel calcio non c'è mai, ma credo che Spalletti nelle gare a venire - quelle che ha disputato Gattuso - le avrebbe più o meno vinto tutte come ha fatto Gattuso, con l'eccezione della partita con la Norvegia che onestamente in casa difficilmente Spalletti avrebbe perso 4-1. Gennaro Gattuso è un bravo allenatore ma non è ancora al livello di Spalletti, per me Spalletti è un top allenatore a livello assoluto, non solo a livello italiano, gli si sarebbe dovuta accordare più fiducia nonostante la sconfitta con la Norvegia. L'errore principale commesso dai vertici federali, da Gravina in particolare, potrebbe essere stato quello dal mio punto di vista".
In Italia giocano quasi tutti con il 3-5-2 senza ali d'attacco o giocatori di fantasia: anche questo è uno dei problemi? Nei top club europei e nelle grandi nazionali si gioca a 4...
"Il fatto che si giochi spesso a 4 è perché anche a livello giovanile il modulo di riferimento è il 4-4-2 o il 4-2-3-1, qundi lavorare su certi automatismi può diventare più semplice. Poi dipende sempre dalle caratteristiche dei giocatori, è in base a questi che si dovrebbe valutare i moduli tattici da utilizzare. Una difesa a 3 può essere veramente a 3 o può diventare a 4 e in alcuni casi a 5: dipende molto dagli interpreti, non è che il modulo di per sè rappresenti una mentalità difensivista. Basti pensare al Bayer Leverkusen di Xabi Alonso che ha catturato l'attenzione di tutti in Europa, specialmente del Real Madrid che poi lo ha preso. Dipende sempre da come vengono interpretati i moduli, non si può ridurre la valutazione di un movimento calcistico al semplice fatto che in Italia ci siano più squadre che giocano con il modulo a 3; anche perché mi sembra che in Italia ci sono un bel numero di allenatori stranieri che giocano pure loro con il modulo a 3. È sempre tutto relativo, non credo che il problema siano i moduli che vengono utilizzati in Italia. Il problema può essere in una certa visione: in Italia, sappiamo perfettamente che se tu non fai risultato nella maggior parte dei casi la pazienza è ad orologeria. La tendenza è questa da tutte le parti d'Europa, ma in Italia è molto più acuta. Questo è causato dalla mentalità che non è solo di allenatori, presidenti, dirigenti, ma è proprio quella del tifoso: sono per primi i tifosi a non avere pazienza. Se arriva un allenatore dall'estero, semi-sconosciuto, di cui magari si conosce poco, pronti via lo si carica di un sacco di responsabilità e se non vince le prime due partite diventa complicato; allora succede che dopo due-tre partite senza vittoria i tifosi stessi cominciano a fare pressioni per far fuori il tecnico".
Quasi non si ammette che si possa fare errori in Italia:
"Qui da noi veramente la pazienza non c'è. A me viene da ridere quando sento qualche collega dire 'Ho sposato il progetto'... ma quale progetto hai sposato che se perdi tre partite ti lasciano a casa? 'Aspetto una società che abbia obiettivi e ambizioni serie', ma piglia la prima che ti fa l'offerta perché se non vinci subito non hai margine. Perciò dico che certi allenatori ben noti in Italia sono degni del massimo rispetto: riescono a coniugare tutti gli aspetti, soprattutto quello principale del risultato".
Nelle ultime giornate di Serie A, l'inesperienza di Chivu può fare la differenza nella corsa con i più navigati Allegri e Conte?
"Secondo me i sei-sette punti di vantaggio su Napoli e Milan potrebbero essere tanti come non esserlo. Dipende da tante cose. Non possiamo pensare che quello successo con la Nazionale non abbia strascichi a livello di club: i giocatori sono umani e vivono di sentimenti e sensazioni, sicuramente la disfatta in Bosnia lascerà dei segni. Quindi bisognerà vedere come reagiranno i vari giocatori nei vari club, poi l'Inter ultimamente non è che fosse in una condizione di forma smagliante come qualche mese fa: ora sembra di nuovo sulle gambe come successo l'anno scorso. Perché squadre come Milan e Napoli non dovrebbero crederci? Ci sono incroci pericolosi e tutto può succedere. Il margine di vantaggio è cospicuo però in questi rush finali... io se fossi un tifoso mi fiderei più dell'esperienza di Conte ed Allegri. Sarei certo che si otterrà con loro il massimo da qui alla fine".
Con l'Ungheria ha raggiunto ottimi risultati, se dovesse arrivare una chiamata dall'Italia in futuro ci penserebbe?
"Puntualizzo una cosa: in Ungheria io e il mio staff abbiamo fatto un ottimo lavoro fino a novembre. A novembre abbiamo mancato sfortunatamente di qualche secondo la qualificazione ai play-off, era un obiettivo dichiarato e raggiungibile: nel girone abbiamo dimostrato ampiamente di essere la seconda forza dopo il Portogallo. Poi però per errori anche nostri non siamo riusciti ad andare ai play-off e un 20-25% degli ungheresi non lo ha ben visto. Diciamo che in questo momento non è che siano tutti dalla mia parte, anche in Ungheria come da tutte le parti del mondo la memoria calcistica è molto breve. Nonostante io abbia un contratto lunghissimo con la federazione e nonostante io goda ancora della stima unanime del board federale, è chiaro che poi essendo in questo mestiere uno vede che cosa gli può succedere intorno. Devo dir la verità: in tutti questi anni di offerte me ne sono arrivate parecchie, anche dalla Premier League in più occasioni, ma dall'Italia mai. Io lo capisco non lo dico con rammarico, la tendenza è quella di puntare su allenatori giovani e io non lo sono più; se si va su allenatori più esperti questi devono avere un'esperienza nel campionato italiano e io non ce l'ho, perché in Italia ho allenato al massimo in Serie C. Se mi mettessi nei panni di un direttore o di un presidente, fare un contratto a Marco Rossi sarebbe rischioso a meno che non mi conoscessero personalmente, a meno che non sapessero come lavoro e come mi relaziono con chi lavoro, allora in quel caso lì sarebbe diverso. Ma siccome è difficile conoscere gli allenatori così a fondo, credo che per me in Italia ci sia poco spazio in futuro".
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