Da 0 a 10: la notte sognata al Camp Nou, Hysaj che stende Messi, Koulibaly torna muro e la grande occasione della quarantena

19.03.2020 17:07 di Arturo Minervini Twitter:    Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Da 0 a 10: la notte sognata al Camp Nou, Hysaj che stende Messi, Koulibaly torna muro e la grande occasione della quarantena

(di Arturo Minervini)  Zero realtà, solo fantasia. Oggi doveva essere il day-after Barcellona-Napoli ed avremmo voluto tanto raccontarlo. Se così fosse stato, non ci sarebbero state vittime e questo virus sarebbe rimasto solo uno spauracchio da archiviare come una grande paura passata. Proviamo dunque a lavorare con la fantasia. A costruire una partita che avremmo voluto fosse andata così…

Uno il gol del Napoli. Difeso strenuamente, con i denti. Come una città che si barrica, si chiude tra le propria mura e porta a casa il risultato. Anche il calcio dovrebbe insegnarci qualcosa no?

Due i pali colpiti dal Barcellona. Prima Messi, poi Jordi Alba scuotono i legni di Ospina. È la sorte che in una notte restituisce i crediti maturati nel tempo, il destino che per una volta si ricorda di proteggere anche le tue spalle. Almeno nella fantasia, raccontiamoci fortunati. 

Tre minuti di recupero. Uno stadio che spinge il Barcellona in attacco, i napoletani nel proprio angolo che respingono ogni cazzotto con orgoglio tipicamente partenopei. Lo spettacolo dei rumori del pallone ritrovato, che spazza via quel silenzio che è depressione. Senza tifosi il pallone non esiste. È un rotolare vuoto, una danza rinchiusa dentro una stanza senza punti d’osservazione.

Quattro ovvero quarti di finale. Nella stagione delle contraddizioni, dei talenti che hanno voltato le spalle alla loro indole, arriva un traguardo incredibile. Perché anche dal momento peggiore si può trarre forza, perché accada quel che accada il sole tramonta anche sul giorno peggiore. Succede nel calcio, figuriamoci nella vita.

Cinque occasioni fallite in contropiede. Perché anche nella fantasia, in fondo, non puoi andare troppo lontano dalla tua natura. È nella struttura molecolare di questo Napoli sbagliare in zona gol, nemmeno i sogni potranno mai sovvertire quella che è una realtà storica. La coerenza è un pregio mai troppo poco celebrato in questi tempi di mutamenti più rapidi di un cambio d’abiti di Brachetti.

Sei a Mertens, che non segna la rete 122 ma si sacrifica per la causa come un Gregario sulle rampe dei Pirenei. Dries sveste i panni di quello che arriva al traguardo a braccia alzate e ruba gli scatti dei fotografi ed indossa quelli di chi si vede poco, che finisce poi in fondo al gruppo quando è il momento di stappare lo champagne. Questo vuol dire essere un bomber vero, anche senza fare gol.

Sette ad Insigne, che disegna l’assist per il gol che regala la gioia più inaspettata. Con l’andatura solita, Lorenzo arriva sulla corsia mancina e poi apre il compasso come fosse un libro di scuola. È Geppetto che apre un libro agli occhi curiosi di Pinocchio ed insegna semplici fondamentali del calcio: quando c’è un uomo libero va servito. Ed il numero 24 in questo è bravo come pochi. 

Otto alla rivincita di Koulibaly. Con Maksimovic ai box, Kalidou si ritrova titolare dopo oltre un mese e si riscopre infinitamente grande. Muro di ebano che respinge ogni attacco, che lo scivilisce nel pensiero prima che possa diventare realtà. Abbatte il problema alla base, anticipando con qualche secondo di anticipo le mosse degli avversari. Come Nicolas Cage in ‘Next’ si trova prima nelle zone di interesse e si prende quella ribalta che attendeva da troppo. 

Nove a Gattuso, che prepara la gara perfetta. Cuce addosso al Napoli un vestito che profuma di sacrificio, di abnegazione, di volontà incanalata verso uno scopo comune. Crepuscolo di un giorno nuovo, alba di un nuovo percorso illuminato dal tecnico nelle ultime settimane. Presente e futuro nelle stesse parole semplici, pronunciate orgogliosamente nel dialetto calabrese da uomo vero del Sud. 

Dieci all’eroe inatteso. Al minuto 83’ allo Speed Date fissato dal destro a giro di Insigne si presenta puntuale Elseid Hysaj, speleologo inatteso nella caverna delle paure azzurre. L’albanese è la fiamma che indica la strada, trovando in spaccata una rete che lo iscrive di diritto nella storia. Protagonista finalmente di uno show improntato su di lui, proprio come Jim Carrey  in versione Truman. 

Questo virtuale ‘Da Zero a Dieci’ si chiude proprio pensandoci nelle nostre case.

Chiusi nel nostro show. Schiacciati dalla nostra voglia di andare. Corrosi dal prurito ai piedi. Truman, però, ci insegna una lezione che stiamo dimenticando. Di quanto la fantasia possa portarci lontano. Di quanto il viaggio sia un concetto che può trascendere la fisicità.

Il suo collage per ricostruire il volto della donna che gli era stata tolta è uno dei momenti più belli da ricordare in questi giorni. È il graffio del sognatore sulle pareti del cinismo. Il tratto a matita di chi non ha bisogno di tratti indelebili per farsi ricordare.

Restando a casa, possiamo confrontarci con pensieri che erano annegati. Porgiamogli una mano e ritiriamoli su.

Ah, se casomai non vi rivedessi, buon pomeriggio, buonasera e buonanotte!