Da 0 a 10: stangata da 80 mln per ADL, l’annuncio choc di Petagna, Gattuso ribalta con la panca e la fobia di Meret

Lozano devastante, Mertens con l'assist e Petagna decisivo. Gattuso si arrabbia per un brutto primo tempo...
14.12.2020 08:43 di Arturo Minervini Twitter:    Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Da 0 a 10: stangata da 80 mln per ADL, l’annuncio choc di Petagna, Gattuso ribalta con la panca e la fobia di Meret

Zero ad un primo tempo che inguardabile, a tratti avvilente per la pochezza. Slegato, sfinito nell’incapacità di recuperare palloni nella trequarti avversaria, il Napoli collassa sulle proprie paure. Sui difetti soliti, su quell’acne ancora sul volto che è un retaggio adolescenziale che non si ha il coraggio di abbandonare. Quei primi 45’ devono (e siamo sicuro che lo faranno) togliere il sonno a Gattuso. Perchè le colpe sono di tutti. Anche sue.

Uno come le presenze da titolare in campionato. Ghoulam torna, ma non è Ghoulam. È un ricordo, un’ombra, un ologramma sfocato proiettato sullo schermo dei ricordi. Spesso fuori posizione, legge male situazioni che potenzialmente potrebbero costare carissimo. La strada è ancora lunga, forse troppo lunga. E testa e gambe sono stanche, perché a stare sempre in affanno si fatica il doppio. Si stringe un pochino il cuore.

Due che seguono gli stessi sentieri. Annusano le stesse possibilità, cercano gli stessi spazi. Due, in pratica, che sono più simili di quanto si possa pensare. La convivenza Zielinski-Fabiàn nel Napoli di Gattuso continua ad essere più complicata, che al confronto Kathleen Turner e Michael Douglas ne ‘La guerra dei Roses’ erano pappa e ciccia. Sommare talento è operazione che non si fa con la calcolatrice, altrimenti gli Harlem Globetrotters avrebbero vinto pure qualche anello in NBA. Anche in questo caso, è di Gattuso il compito di far tornare i conti. 

Tre secondi fatali. Esitare, retrocedere quando bisognerebbe avanzare come slavina. C’è tutto il momento di Meret in quella valutazione errata, nelle gambe che non hanno tutti i circuiti collegati alla testa. L’agorafobia di Meret, la paura degli spazi aperti, il morboso attaccamento all’area piccola sono un difetto da correggere, non certo da oggi. Ma il momento, l’incertezza, la subalternità, non aiutano. Anzi complicano. Bravo, però, a reagire. 

Quattro gare in campionato senza Osimhen, che ne avrà fino a fine anno. Nel momento cruciale della stagione, il Napoli dovrà rinunciare al suo investimento da 80 milioni. Una multa carissima per De Laurentiis, minato nell’idea di calcio sui cui Gattuso aveva lavorato per tutta l’estate. La profondità di Victor, il respiro di Victor, l’ossigeno di Victor: tutto negato per colpa di un infortunio in nazionale. C’è qualcosa che non quadra in questo sistema. Ed io pago (cit.).

Cinque marce. Quando Manolas scala col cambio sequenziale, il mondo resta indietro. Si apre un buco spazio-temporale negli anticipi del greco, che si impone come un Dio e non scompone nemmeno il ciuffo. Apre il Nos, anticipa corpi e pensieri, trame e sviluppi con l’ottimismo del giocatore d’azzardo che sa che sta per uscire il suo numero. Anticipi che cambiano l’inerzia emotiva del match, fisicità che finisce per azzerare le resistenze doriane.

Sei reti dalla panchina: come il Napoli nessuno in Serie A nella pesca miracolosa. Si concede nuove opportunità questa squadra, Gattuso attinge a piene mani da un’organico che ha le giocate dei singoli, al punto di creare una linea sempre più sottile tra titolari e panchinari. I cinque cambi, gli stadi vuoti, le gare compresse impongono nuovi modi di vedere e leggere le gare. La Rosa lunga è l’arma in più, la strada da seguire, una linea che indica la via al Santo Graal che aspetta sotto l’antica Roseline.

Sette assist in stagione. Si è seduto sulla panchina Mertens, smista cioccolatini e davvero non sai mai quello che ti capita. Vuole il gol, ma non si cruccia nella sua ossessione e si mette al servizio della squadra. La pennellata fiamminga sulla testa di Lozano è il tratto d’autore, lo sfregio nell’aria che si fa d’improvviso arcobaleno. Ciro c’è, anche quando non segna. Ciro lotta per noi, con noi. Ciro lo puoi mettere dappertutto, ma una cosa pare chiara: questo Napoli non può fare a meno della sua qualità. E no cercate sempre di dargli un senso a Ciro. “Se cominci a dare un senso alle cose significa che stai invecchiando”.

Otto su dieci in campionato, questi sono i fatti. Che non possono essere messi in discussione, vanno recepiti. Il Calcio è arte, ma è anche pragma. E allora potremmo ad interrogarci, con perplessità come i discepoli di Bellavista dinanzi ad un Wesselmann, esporre dubbi sulla futuribilità dell’opera. Ma saremmo in errore. Il calcio è adesso. Il calcio dimentica. Il calcio a volte vuole essere solo un risultato da scrivere su un tabellino. La gara con la Samp lo conferma. Altri tre punti, e mica li butti via…

Nove al bomber di peso. Petagna inchioda col testone la rete che scaccia via qualche pensiero cattivo, regalando altri tre punti dopo il jolly pescato al Vigorito. “Ci sono stati momenti in cui volevo smettere” confessa commosso nel dopo gara il centravanti, che a dispetto delle spalle larghe Napoli l’ha subita, sentita tutta addosso, una pressione che rischia di schiacciarti. Vuole togliersi l’etichetta dell’attaccante grezzo di provincia, ma commette un grande errore Andrea. Deve semplicemente continuare a fare il lavoro per cui il Napoli lo ha scelto. Specialista e non solo. Un gol che sa di liberazione.

Dieci al ciclone. Ad un uomo, uno soltanto, che straccia un copione noioso. “È possibile cambiare il passato oppure il tempo è una bestia immortale che non può essere domata in alcun modo?" Se la ride Lozano, conscio di aver inciso come un bisturi sul proprio passato. Lo ha cancellato, costruendo un mondo nuovo. Un tempo nuovo. Un nuovo sè stesso. O forse l’unico sè stesso mai esistito. Quello camuffato da bidone lo scorso anno, che ora somiglia così tanto ad un calciatore devastante. Immancabile nell’uno contro uno, lucido nelle scelte, efficace nella pratica. Hirving prende il Napoli e lo ribalta come un calzino, si abbatte senza fare prigionieri sulla malcapitata Samp. Uccella Augello (non ho resistito) come vuole, quando vuole, dove vuole. E non è il primo che in questa stagione di notte rivedrà gli scatti della Bambola Assassina.