Il Diario di Minervini - La vittoria di Gigi Simoni: Milanese con l'Hellas, Beto e l'umiltà che regala l'eterno

23.05.2020 16:57 di Arturo Minervini Twitter:    Vedi letture
© foto di Luigi Gasia/TuttoJuveStabia.it
Il Diario di Minervini - La vittoria di Gigi Simoni: Milanese con l'Hellas, Beto e l'umiltà che regala l'eterno

Giorno 83 senza Napoli: 29 febbraio l’ultima partita del Napoli ma oggi parliamo di altro. Parliamo di uomini, di valori, di ricordi sbiaditi pronti a luccicare dopo una carezza della memoria. Mentre il calcio si contorce e si stritola tra la morsa della sua burocrazia e si sgonfia sotto le parole incerte di pavidi amministratori, nella giornata di venerdì ci ha lasciati Gigi Simoni, uomo che ha attraversato generazioni di tifosi, sfumature di colore e maglie, difeso bandiere lasciando in tutti un ricordo profondo, intimo, quasi fraterno.

Giusto parlare solo di lui, di Gigi Simoni. Che con la sua educazione ha reso gentile ogni discussione, con la sua voce pacata ha smistato consigli a giovani calciatori, giovani dirigenti, giovani allenatore. Non ha mai negato una risposta a giovani cronisti, non si è mai inerpicato su troni della vanità, anche quando avrebbe potuto. 

Gigi Simoni è arrivato a Napoli nell’estate del 1996, Corrado Ferlaino lo aveva silurato il 22 aprile dell’anno successivo, indispettito più dal fatto che Simoni avesse flirtato con l’Inter che dai risultati. Eppure, di Gigi Simoni ogni tifoso ha un ricordo limpido, cristallino, come se avesse occupato quella panchina per molto più tempo. Potere di chi sa entrare nel cuore della gente, che non si arrampica su aquilino di Pindaro per compiere voli dialettici che si allontanano e deformano la sostanza. 

Gigi Simoni è una stagione cristallizzata da emozioni forti, fortissime. Di date cerchiate in rosso sul calendario. Come quell’8 dicembre del 1996, la coppia Caccia-Aglietti in attacco, l’avvocato Pecchia a centrocampo, e Batman tra i pali. Al San Paolo il Verona, il Napoli nelle prime posizioni di classifica, il risultato che non si sblocca. E poi un terzino nato a Trieste, che si chiama Milanese, che gioca col Napoli, che stende l’Hellas allo scadere con una bomba da fuori area. Si potrebbe recitarla a memoria questa filastrocca, perché non servono particolari descrizioni del momento. Basta solo associare Milanese-Hellas, è l’architetto della fantasia ricostruisce nel dettaglio ogni fotogramma di quella gioia all’ultimo respiro.

Gigi Simoni è Napoli-Inter al San Paolo. Una finale di Coppa Italia all’orizzonte, indosso i vestiti di grande sfavorita puntualmente cuciti sulla pelle in quegli anni prima del tracollo. Gigi Simoni è Beto che che si invola verso Pagliuca sull’assist di Nicola Caccia, il boato incredibile del San Paolo, i voli di uno stoico Taglialatela durante la lotteria dei rigori e poi il grande silenzio. La paura durante la rincorsa di Alain Boghossian e la grande liberazione. Tutti sappiamo poi com’è andata, quanto il Napoli abbia compromesso poi la vittoria del trofeo con l’esonero di Simoni. Ma quella, è un’altra storia.

Gigi Simoni lo abbiamo sentito tutto come un amico. Uno che amava il pallone, che fosse una finale di Coppa Uefa o un campo polveroso di periferia. Schivo con i riflettori, amava la gente e dalla gente traeva ogni volta insegnamento. Si è fatto amare perché non ha voluto essere amato. Non ha dovuto essere diverso dall’uomo buono che era. Con passi mossi sempre dall’umiltà, come descrive minuziosamente una sua frase una volta approdato all’Inter: “Io dire ad uno come Ronaldo dove giocare? Non mi permetterei mai. I campioni vanno lasciati liberi. Sono uno di provincia io, che si è fatto il cosiddetto “culo” per essere dove sono. E so per certo che calciatori come Ronaldo sono rari. Lui è come un diamante. Non puoi oscurare un diamante, deve brillare di luce propria”. 

Gigi Simoni non c’è più, frase che contiene un grandissimo errore. Gigi Simoni ci sarà sempre, perché non muore mai chi vive nei ricordi di almeno una persona. E, puoi starne certo mister, qui saremo in tanti a custodire gelosamente un tuo sorriso abbozzato, un saluto timido, un sincero rimprovero. Buon viaggio mister...

Giusto parlare solo di lui, di Gigi Simoni. Che con la sua educazione ha reso gentile ogni discussione, con la sua voce pacata ha smistato consigli a giovani calciatori, giovani dirigenti, giovani allenatore. Non ha mai negato una risposta a giovani cronisti, non si è mai inerpicato su troni della vanità, anche quando avrebbe potuto. Gigi Simoni lo abbiamo sentito tutto come un amico. Uno che amava il pallone, che fosse una finale di Coppa Uefa o un campo polveroso di periferia. Schivo con i riflettori, amava la gente e dalla gente traeva ogni volta insegnamento. Si è fatto amare perché non ha voluto essere amato. Non ha dovuto essere diverso dall’uomo buono che era. Con passi mossi sempre dall’umiltà, come descrive minuziosamente una sua frase una volta approdato all’Inter: “Io dire ad uno come Ronaldo dove giocare? Non mi permetterei mai. I campioni vanno lasciati liberi. Sono uno di provincia io, che si è fatto il cosiddetto “culo” per essere dove sono. E so per certo che calciatori come Ronaldo sono rari. Lui è come un diamante. Non puoi oscurare un diamante, deve brillare di luce propria”. Gigi Simoni non c’è più, frase che contiene un grandissimo errore. Gigi Simoni ci sarà sempre, perché non muore mai chi vive nei ricordi di almeno una persona. E, puoi starne certo mister, qui saremo in tanti a custodire gelosamente un tuo sorriso abbozzato, un saluto timido, un sincero rimprovero. Buon viaggio mister...

Un post condiviso da Arturo Minervini (@arturo_minervini) in data: 23 Mag 2020 alle ore 3:40 PDT