La grande differenza tra Ancelotti e Gattuso

12.12.2019 11:43 di Fabio Tarantino Twitter:    Vedi letture
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La grande differenza tra Ancelotti e Gattuso

Sembra di riconoscerlo in lontananza, Carlo Ancelotti, al traguardo di una carriera che l'ha reso un vincente, bravo come pochi, il Re di Coppe che non sa più dove metterle. Con fiducia attendeva il suo Napoli sulla linea bianca, era convinto che gli altri lo avrebbero raggiunto presto. Contava sulla definitiva esplosione di Zielinski, sulla crescita di Insigne, sull'exploit di Fabian. Distante dai suoi calciatori, molto più avanti in questa maratona virtuale, Ancelotti s'è ritrovato a parlar da solo, non tutti lo hanno ascoltato, ha preteso cose che i suoi calciatori non sono riusciti ad offrirgli mentre loro lo invitavano a tornare indietro, guidandoli per mano verso l'arrivo. In questa distanza s'è intromessa la crisi, le incomprensioni, gli equivoci di due mondi opposti, troppo diversi per incuriorirsi fino a piacersi. 

Come i calciatori. Gattuso sbuca dal nulla, è una speranza, l'unico rimedio - a detta della società - per rialzarsi. Correrà accanto ai calciatori, si sente ancora uno di loro, ha voglia di crescere insieme, percorrendo metri nella speranza diventino chilometri. Rino nel calcio è stato un vincente ma in panchina il suo destino è incerto come il talento inespresso di molti giocatori. Li aiuterà, li ascolterà, sarà a disposizione di tutti senza diventar amico di nessuno. Alleato ma non complice. Col Napoli vorrà emergere, si metterà alla prova, diverrà uno della folla e proverà a staccarsi dal gruppone per lasciarsi notare. 

Come Mazzarri e Sarri. Gattuso non è già arrivato, non è Ancelotti che ha vinto tutto ovunque, certi segreti deve ancora scoprirli, non dà per scontato nulla e neppure crede che gli altri già sappiano tutto. È un buon allenatore, Rino, che sogna di diventare grande. Come la squadra. Che ha bisogno d'esser guidata con sapienza e non solo aspettata. Che va educata tatticamente e disciplinata. Come al liceo e non come all'università. Mazzarri e Sarri, emergenti (non per l'età) come Rino, sono diventati Mazzarri e Sarri dopo l'esperienza di Napoli, non prima. Correndo accanto ai vari Cavani, Lavezzi, Hamsik e Mertens hanno dato un peso alle proprie carriere. Insieme ai calciatori hanno tagliato il traguardo. Ancelotti era troppo avanti, ma s'è ritrovato indietro.