Le 5 cose che non sapevi su... Osimhen: le gite in discarica, la malaria e il Mondiale in ospedale

Adesso che è ufficiale, andiamo a scoprire i retroscena della vita di Victor Osimhen con le cinque cose che (forse) non si conoscevano sul suo conto.
01.08.2020 12:15 di Pierpaolo Matrone Twitter:    Vedi letture
Le 5 cose che non sapevi su... Osimhen: le gite in discarica, la malaria e il Mondiale in ospedale

(di Pierpaolo Matrone) - Olusosun, uno dei più degradati quartieri di Lagos, Nigeria. Mamma Elder e papà Patrick vi approdano per cercar fortuna. O, per meglio dire, per provare a sopravvivere. Venuti dal Sud della Nigeria, precisamente dall'Edo State, nella capitale economica del Paese gli Osimhen vi si sono trasferiti per dare un futuro migliore alla propria famiglia. A fine 1998, pochi giorni dopo un Natale come al solito privo di lussi, viene al mondo Victor e la famiglia Osimhen si ritrova subito ad affrontare un lutto: la morte di mamma Elder.

Da bambino, dunque, quello che poi diventerà uno dei prospetti più interessante dell'intero panorama africano si ritrova proiettato nel mondo dei grandi ed è costretto a lavorare sotto all'insopportabile sole nigeriano vendendo bottigliette d'acqua al semaforo, distribuendo giornali per i quartieri poveri, provando a guadagnarsi da vivere in qualsiasi altro modo. Al mattino si usciva, alla sera si rientrava. Soldi sul tavolo, comunione dei beni giornalieri e ci si organizzava per mangiare. Una lotta per la sopravvivenza. Uno con un background del genere ha le spalle tanto larghe da sopportare pesi ben più massicci della maglia numero 9 che il Napoli gli ha riservato. Adesso che è ufficiale, andiamo a scoprire i retroscena della vita di Victor Osimhen con le cinque cose che (forse) non si conoscevano sul suo conto.

1) LE GITE IN DISCARICA - Quando Osimhen era solo un bambino, tutti i rifiuti di Lagos venivano gettati in una sola, grande discarica, presso Olusosun, proprio il quartiere nel quale il piccolo Victor cresceva. Un sito malsano per la popolazione dell'intera città, ancor di più per chi viveva in quello sputo di Lagos. Il giovane Osimhen e i suoi amici, però, lo coglievano come un'occasione. Spesso, nel weekend, decidevano di recarsi dall'altro lato del quartiere a cercare vestiti o scarpe. Una gita alla discarica, praticamente. Alle volte si trovavano persino indumenti di marca, altre volte i ragazzi africani tornavano a casa con una sola scarpa o due di colore diverso, vecchi cappelli strappati o qualche altra cianfrusaglia. "Era divertente", ha raccontato lui a distanza di anni. Alle volte basta poco.

2) IL REGALO DI ANDREW - Il maggiore dei fratelli Osimhen, Andrew, è un patito di pallone. Oggi prova a guardare sempre la Premier League in tv ed è un tifoso sfegatato della nazionale nigeriana. La passione per il calcio l'aveva indotto ad avvicinarsi a quel mondo, sognando un giorno di diventare professionista, come quelle Super Aquile che in maglia verde tenevano alto l'onore del Paese. E' lui ad aver trasmesso a Victor l'amore per il calcio. Ed è lui ad averlo spinto a cominciare, facendo per primo un passo indietro. Accortosi del talento del suo fratellino, Andrew abbandonò i suoi sogni di gloria, si dedicò anima e corpo alla vendita dei quotidiani e permise così a Victor di cominciare a giocare. Non era il primo regalo che Andrew faceva a Victor, ma di sicuro è stato il più importante.

3) LA MALARIA IN GERMANIA - Le ambizioni di Osimhen subirono un duro colpo nel corso della sua esperienza al Wolfsburg, nella stagione 2017-18, quando tra l'altro per la prima ed unica volta incontrò il Napoli in un'amichevole. Prima un infortunio grave, poi addirittura una rara forma di malaria quasi mettono i titoli di coda al film della sua vita calcistica. Nel corso di quell'estate, a causa della sua malattia, nessun club era intenzionato ad acquistarlo. Zulte Waregem e Club Brugge si rifiutarono di prenderlo in prestito e, a quel punto, Osimhen era convinto di non poter più proseguire con il calcio. Per sua fortuna, poi, lo Charleroi si convinse a dargli una chance. E mai scelta fu più azzeccata.

4) RUSSIA2018 DALL'OSPEDALE - Quand'era ancora un teenager, Osimhen finì sulla bocca di tutti. Non solo in Nigeria. In Cile, nel 2017, trascinò l'Under 17 nigeriana alla conquista del Mondiale di categoria, mettendo a segno ben 10 gol grazie ai quali attirò gli occhi di tanti addetti ai lavori in Europa. Un anno dopo, invece, le cose si ribaltarono. Si pensava che Victor potesse essere la punta di diamante della nazionale maggiore al Mondiale dei grandi, in Russia. Ma così non fu. Un altro problema fisico, stavolta alla spalla, non gli permise di partecipare. E Osimhen fu costretto a guardare la kermesse intercontinentale dal letto di un ospedale.

5) LA PASSIONE PER L'R&B - Come accade spesso a chi ha pochi comfort nella sua vita, fin dai suoi primissimi anni a Lagos Osimhen si appassionò alla musica. Vi trovò rifugio da quella realtà cruda e complicata che lo attorniava. Spesso, racconta chi gli è vicino, era solito ballare scalzo e lo vedevi al settimo cielo solo per quelle note che risuonavano. Il suo genere preferito, l'R&B, ancora oggi l'accompagna nelle vigilie degli impegni calcistici, come avveniva quando muoveva i primi passi. "I believe I can fly" di R. Kelly è la sua canzone preferita. E speriamo che possa continuare a volare anche con l'azzurro addosso.