Canale8, il punto di Silver Mele a TN: "Napoli con qualità e attributi, ma senza equilibrio come i suoi tifosi. Tocca ad Ancelotti, il gruppo non smette di crederci..."

01.09.2019 19:25 di Redazione Tutto Napoli.net  Twitter:    Vedi letture
Fonte: Silver Mele per Tuttonapoli.net
Canale8, il punto di Silver Mele a TN: "Napoli con qualità e attributi, ma senza equilibrio come i suoi tifosi. Tocca ad Ancelotti, il gruppo non smette di crederci..."

Appunti sparsi, a margine di una serata allo Stadium incredibile e sicuramente degna di quel cuore che il Napoli vuol mostrare indomito nella stagione appena incominciata e già così folle. Il primo aspetto è psicologico, legato a quella differenza di nomi, blasone e titoli che rende la Juventus ancor più forte di quanto effettivamente riesca ad essere sul prato verde di casa propria. Il Napoli che sabato sera ha impattato l'avversario titolatissimo, dopo i proclami estivi e i propositi ambiziosi, non era certamente quello che con Sarri arrivò ad annichilire la Vecchia Signora in nome di una supremazia che aveva corroborato certezze e convinzioni nel corso di un intero anno. La squadra di Ancelotti ha sbandato clamorosamente perché priva di equilibrio tattico e mentale. Sbilanciata ben oltre di quanto non dica l'esperimento perdurante della mediana con due soli uomini, sbadata in maniera imperdonabile stando alla ripartenza fatale concretizzata dal neo entrato Danilo. Il pugile in balia dell'avversario che detiene il titolo ha rischiato così il tracollo. E nessuno avrebbe avuto nulla da ridire se gli juventini affidati a Martusciello avessero chiuso con un parziale ben più rotondo la prima frazione. Fortissima la Juve, ispirata come il redivivo Higuain. Sbiadito, lento e prevedibile il Napoli. Costantemente in affanno e tutto nell'immagine in cui il povero Koulibaly concede due metri al Pipita, prima che l'argentino lo fulmini con la girata d'altri tempi. Se parla Ancelotti di scarsa collaborazione e limitato spirito di sacrificio può starci senz'altro: qualcuno il primo tempo lo ha guardato, forse irretito dalla difficoltà di scuotersi dinanzi allo strapotere juventino. Il nuovo assetto tattico della ripresa, i cambi azzeccatissimi, il calo o forse l'appagamento di chi conduce con tre gol di scarto, era intanto arrivato anche quello di Ronaldo, hanno partorito l'ultima mezz'ora al fulmicotone. Il Napoli che rialza la testa e che incomincia a rispondere alla goliardia del Surdato nnammurato, intonato a mo' di scherno da un pubblico variegato che per provenienza rende Juve-Napoli un grande derby del Sud, scuote le corde di gente sanguigna, abituata a lottare. Di Lorenzo, Mario Rui, Manolas, il messicano Lozano si catapultano sui palloni con la foga e il tempismo che mandano in confusione la Juve dei tanti campioni. Non c'è più paura di affrontarli perché dopo aver sfiorato la disfatta gli episodi avallano finalmente la spinta del cuore e l'equilibrio ritrovato in mezzo al campo non concede più praterie per le implacabili sfuriate avversarie. Perde la voce lo Stadium, temendo in questo valzer emozionale di rivivere lo choc di due anni fa. La ritrova di botto, proprio come la dirigenza di casa in tribuna, allorquando Koulibaly, stressato oltremodo da una condizione fisica ancora approssimativa, deposita goffamente alle spalle di Meret il pallone calciato da Pjanic. E concesso per un fallo che nessun replay giustifica dell'ottimo Elmas su Dybala. Cosa vuol dire tutto questo? Che il Napoli ha qualità e attributi perché se non ne hai non puoi neppure pensare di entrare in campo al cospetto di tanti campioni, laddove ti osteggiano e ti temono ancora dopo gli incubi di due stagioni fa. Impossibile davvero se si è sotto di tre gol. Lo stesso equilibrio che Ancelotti è chiamato a definire in campo sarebbe auspicabile prevalesse tra tifosi e calciofili più o meno esperti: raramente era capitato e forse poche altre volte ancora capiterà di assistere a tali metamorfosi nei commenti e nelle sentenze tra un tempo e un altro. Incominci la gente stessa del Napoli a dar valore al coraggio di un gruppo che non ha mai smesso di crederci.