Da 0 a 10: ADL si scatena e ne compra due, le stron*ate su Raspadori, la grande minaccia Juve e lo spoiler di Garcia su Natan

Il Napoli batte anche il Sassuolo: a segno Osimhen e Di Lorenzo. Altra grande prova di Zielinski. In arrivo Lindstrom.
28.08.2023 20:12 di  Arturo Minervini  Twitter:    vedi letture
Da 0 a 10: ADL si scatena e ne compra due, le stron*ate su Raspadori, la grande minaccia Juve e lo spoiler di Garcia su Natan
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Zero all’oscurantismo, che più stupidi siamo e meno domande ci facciamo. C’è da non dormici la notte nel rivedere le immagini (le stesse che ha visionato il Var) del rigore non concesso al Bologna contro la Juve. C’è da chiedersi che sceneggiatura ci sia dietro questo capitolo orribile, non certo il primo, di una federazione che ha fatto outing lo scorso anno: ‘Difendere il brand Juve’ e Patteggiare fino alla fine per salvare i bianconeri. Una specie di doppio atto di fede e la fede è irrazionale. Ieri un atto di estremismo, quasi un fanatismo religioso. Che fa venire il vomito agli altri fedeli (puri) del pallone. “Religione imposta, prigionia nascosta”. Bisogna avere paura di questa Juve. Terrore.

Uno il palo di Jack ed il rigore calciato alle stelle. Facce diverse di una medaglia che comunque luccica, così come gli occhi di Garcia quando parla di Jack. Sembra di vedere Spalletti con Elmas: Rudi ammaliato dalla duttilità di Raspadori, dalla voglia di rincorrere gli avversari fin nella propria trequarti. Non si chiama Nino, ha un pochino le spalle strette e non ha certo paura di sbagliare un calcio di rigore: il ragazzo si farà e sarà protagonista, più dello scorso anno. Troppe stron*ate su questo ragazzo che è forte, ma tanto forte.

Due rigori, il secondo Osimhen lo lascia a Raspadori. C’è tutto Victor in questa ‘concessione’, lui, così famelico col gol, quasi obnubilato. Nel suo percorso da leader, il 9 ci aggiunge un altro pezzettino e lascia la battuta al compagno, che poi corre a consolare dopo l’errore. È l’acquisto di mercato nascosto, che tutta la stampa aveva ignorato, in realtà una grande conferma: questo gruppo ha in sè il grande dono della rinuncia. Perchè “La vera forza di uno Spartano, è il guerriero al suo fianco!”

Tre anni di contratto (fa già ridere così, dopo aver speso quelle cifre), l’Arabia, la pioggia di milioni, l’incoscienza e i sogni dei 21 da pugnalare sull’altare del denaro. Punto primo: Gabri Veiga è molto forte, non facciamo gli sfigati che ora lo ridimensioniamo perchè ha scelto altro. Punto secondo: la vicenda ci insegna una cosa, e non è la storia della volpe che non arriva all’uva. Ci insegna che se un calciatore ha un dubbio, un solo dubbio di vestire l’azzurro, meglio che vada altrove. La motivazione è il motore immobile dell’universo.

Quattro giorni di mercato ed un regalo da scartare, magari due (occhio al centrocampista). È in arrivo, ma non si può dire troppo che porta male, Lindstrom che è buono, ma buono assai. Interpreta il ruolo diversamente da Lozano e Politano, vuole il pallone tra i piedi e sa come gestirlo con quei piedi incantati che si ritrova. Come Legolas del Signore degli Anelli, che c’aveva le frecce infinite nella faretra, così Rudi Garcia aggiunge un altro grosso guaio per le difese avversarie al suo armamentario. Il potenziale offensivo del Napoli è sbalorditivo come vedere Barbare D’Urso ad un Certamen Ciceronianum.

Cinque occasioni clamorose ed una gara mai in discussione. Il Napoli si mangia il Sassuolo che un boa con un elefante, lo ingioia dopo pochi minuti e poi lo digerisce lentamente, senza mai lasciargli intravedere la speranza di un finale diverso. Ficchiamoci in testa una cosa: basta fare gli snob, pensare allo scorso anno, allo scudetto sul petto. Il campo è il campo, richiede un rispetto sempre nuovo, non ha memoria storica, non perdona chi crede di dover far meno fatica in base al pedigree. È un Napoli che sta risalendo il fiume della propria coscienza, ampliando ciò che pensava di sapere con nozioni differenti. Si chiama arricchimento, che è pure un pochino cambiamento. 

Sei minuti di recupero, sul 2-0 e con l’uomo in più: ti aspetti Natan ed entra Ostigard. In conferenza un Garcia brillante, lucido e paraculo al punto giusto, pare Tamberi che salta ogni domanda con nonchalance. Gestisce alla perfezione il post gara il vecchio Rudi, infischiandosene come Clark Gable di Gabri Veiga e spoilerando il futuro immediato di Natan: bisognerà aspettare per la prima visione sui nostri schermi. L’hype è alto, forse troppo. La domanda è sempre la stessa: si doveva prendere uno da ‘aspettare’ dopo aver perso Kim o serviva uno già pronto. La risposta la conosciamo tutti, così come tutti speriamo di essere sorpresi dal ragazzone brasiliano.

Sette alla danza del Piotr, che t’ammalia come se muovesse il ventre. Il pallone è l’epicentro del suo mondo, il corpo si fa compasso con cui disegnare volte che pare di vedere Brunelleschi in azione. Zielinski vive uno stato onirico, è un uomo che s’è ritrovato in una fede, fuso in una fede, immerso, anzi tuffatosi in un ideale, zuppo e fradicio di Partenope. Pare un uomo in missione, con la tonalità d’azzurro dello sguardo che s’è fatta più intensa, una determinazione quasi spietata, quella di un ragazzo a difesa del proprio amore: la maglia azzurra. “L'amore comincia a casa: prima viene la famiglia, poi il tuo paese o la tua città.”

Otto a Kvaratskhelia, che in pochi minuti ci fa venire di nuovo le farfalle allo stomaco col tappeto volante disteso per Di Lorenzo. Tocca il pallone e le campane suonano, una cascata di colori scivola sulle pareti del cervello: la bellezza sa creare bellezza. Nel mondo fantastico di Khvicha l’estetica però non è mai solo un vezzo, un capriccio ‘ornamentale’ come i mobili di casa Troisi. La meraviglia è assoggetta spietatamente allo scopo: un sognatore con l’animo del cinico. Pessoa direbbe: “La sensazione estetica può diventare una scienza e l'originalità essere coltivata come una disciplina”. Sì, KK riesce a fondere tutti gli animi di Luciano De Crescenzo: è uomo d’amore e di libertà al tempo stesso, preferisce la vasca da bagno ma non disegna la doccia.

Nove alle divagazioni sul tema Osimhen di Osimhen. È un peregrinare nella terra del proprio io quella di Victor, che esplora porzioni di campo e del proprio calcio sempre nuove, mai meno efficaci di quelle battute in precedenza. Sembra piombato dal futuro, non appartiene atleticamente a questa era, ma almeno a quella di qualche generazione più in là. In tanti provano a contenerlo, ma non si può fermare il vento con le mani: devi solo sperare che soffi meno forte. È lui, sempre lui, il solito sospetto nel tabellino dei marcatori. “Io credo in Dio... e l'unica cosa di cui ho paura è Keyser Soze” alias Victor Osimhen.

Dieci a Vegeta col 22. Di Lorenzo è come il personaggio di Dragon Ball, che prende una ‘mazziata’ colossale e poi torna che spacca la ha faccia a tutti. Le cadute lo hanno forgiato, le vittorie lo hanno condotto ad uno status che appartiene a pochi, un'élite che non gli hai tolto l’umiltà. Un Re venuto dal popolo ed è rimasto sempre dall’altra parte, senza mai cancellare le tracce del proprio cammino. Al mondo pochi come il Capitano, che ara quella fascia come Attila che porta “terremoto e traggedia” agli avversari. Due gare con due assist e un gol, tutto normale se di mestiere non facesse il terzino.

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