Da 0 a 10: ADL 'coccola' Gattuso, il cambio che offende il calcio, il trauma di Osimhen e Bakayoko uomo in più

Napoli cede all'Atalanta, De Laurentiis ordina il silenzio stampa e conferma la fiducia a Gattuso. Non basta il gol di Zielinski, disastro Bakayoko
22.02.2021 14:55 di Arturo Minervini Twitter:    Vedi letture
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Da 0 a 10: ADL 'coccola' Gattuso, il cambio che offende il calcio, il trauma di Osimhen e Bakayoko uomo in più

(di Arturo Minervini) - Zero sorprese. Forse è questa maledetta abitudine a spaventare, a infilare dubbi su dubbi tra le rovine di questo Napoli. Eravamo quasi preparati, rassegnati a riavvolgere un nastro che avevamo già raccolto, riesumare una playlist che da due mesi suona musica monocorde. Non c’è nulla di più desolante di una squadra che ha calpestato l’ottimismo inguaribile dei tifosi più sfegatati. Pugnalare i sogni di gloria della vigilia è un crimine emotivo mica da ridere.

Uno alto 168 centimetri, l’altro 189. Mario Rui che a difesa schierata va in marcatura aerea su Zapata resterà episodio Pulp di questa stagione, immagine di cruda efferatezza rubata da un fumetto di Palahniuk. Una contesa da Fight Club che nasce già morta, che viola la terza fondamentale regola: “Se qualcuno grida basta, si accascia, è spompato, fine del combattimento”. Sconfitto prima di iniziare: ma perché era lì?

Due piedi, ma nessuno utile alla causa. Bakayoko si abbatte come una piaga d’Egitto sulle residue speranze del Napoli, prima scortando manco fosse Kevin Costner Muriel fino all’area di rigore nell’azione del 2-1, poi offrendogli il gentile omaggio che porta al gol del colombiano. Un disastro su tutti i fronti, in ogni fase, aspetto, evoluzione del gioco. Un corpo estraneo, quasi rigettato dall’organismo Napoli. Involuzione spaventosa di un mediano a cui si chiedeva di dare fisicità e che nell’ultimo mese è stato L'uomo in più, per gli altri. Per dirla con le parole di Paolo Sorrentino: "Penso che il calcio è un gioco, e tu sei un uomo fondamentalmente triste".

Tre sconfitte consecutive in trasferta in campionato: contro Hellas, Genoa, Granada e Atalanta incassate 9 reti e 4 realizzate. Fragilità che vanno oltre i singoli, che si insinuano come vipere nel letto di una squadra a cui si è affievolito lo scopo. Il vero motore dell’uomo è ‘Il Motivo’. Come Helen Hunt che fa venire voglia a Jack Nicholson di essere un uomo migliore in ‘Qualcosa è cambiato’. In questo Napoli vi pare ci sia questo tipo di spinta emotiva? Vi frego la risposta: NO. 

Quattro reti, dopo le tre nel ritorno di Coppa Italia. Sette scoppole prese sul campo dell’Atalanta, che descrive alla perfezione cosa voglia dire ‘Costruire’. Il confronto è spietato, cinico sino all’efferato, quando sei costretto a porti la domanda guardando in casa tua: in quattordici mesi cosa ha costruito Gattuso? A parte lavorare a fondo sull’olfatto, nell’annusare veleno e pericolo, la tensione evolutiva del suo Napoli che punto ha raggiunto? Ad oggi è un palloncino gonfiato senza l’elio: destinato a fare poca strada in verticale.

Cinque alla strategia, che nel primo tempo è chiara: non superiamo il centrocampo. Più straziante della scena più straziante di the The Million Dollor Baby, il Napoli resta attaccato al respiratore in attesa di un evento celestiale, sperando che l’Atalanta continui a sbagliare l’impossibile. I miracoli non sono per sempre, dopo la rete di Zapata cambio di programma: alla bersagliera. Tutti in avanti, accettando un faccia a faccia che si trasforma in un massacro. Per Churchill il vero successo è “passare da un fallimento all'altro senza perdere l’entusiasmo”. Winston, insegnaci come si fa, perché qui si fa davvero dura.

Sei reti in stagione per Zielinski. Un lampo di bellezza nella notte oscura, l’arcobaleno abbozzato da Politano che risplende e trova un’ulteriore via di fuga nel destro ad incrociare di quel polacco lì. Così forte, da farti venire una rabbia quando lo vedi prendersi qualche turno di riposo. Le poche fiammate azzurre nascono da qualche accelerazione di Pietro, uno dei più stanchi, uno dei più spremuti. Un concentrato puro di talento può tirar fuori una perla, anche quando ha le pile scariche.

Sette secondi di terrore puro. Gli occhi al cielo, il respiro che manca, gli schiaffi per stimolare una reazione. Osimhen vive un incubo senza luce, quel lungo tunnel in cui sembra essersi infilato dopo il grande inizio di stagione. Salterà la sfida col Granada ed e in dubbio anche per il Benevento. L’asfissia momentanea pare essere metafora della sua gara, chiuso dentro ad una gabbia che ne limita il potenziale, già limitato da una scarsa condizione. Lanci nel vuoto, lanci leggibili, lanci che sono l'amo perfetto per mandare in pasto Victor alla difesa bergamasca. Sospeso ogni giudizio per mancanza di elementi: abbandonato al suo destino. 

Otto come ottanta, il minuto del grande giallo. Il Napoli è sotto 3-2, per puro caso ancora in partita dopo l’autorete di Gosens. Gattuso avverte l’esigenza di mettere due difensori: Koulibaly e Ghoulam (che prima del Covid aveva giocato in campionato 3’ in 7 gare). Il risultato: linea difensiva stravolta, marcature perse, così come la gara. Mossa che non ha spiegazione logica, che ha quasi il cattivo odore della provocazione. Che racconta di un caos tutt’altro che calmo nella testa di Rino.

Nove assenze, con Insigne costretto a giocare con un’infiltrazione. La questione è complessa, la gestione del minutaggio talvolta inspiegabile. La prevenzione è una strada che imboccano i lungimiranti, serve il coraggio di qualche rinuncia, la valutazione esatta della necessità. Vi basti questo esempio: Napoli-Fiorentina, era una gara finita dopo 45’, eppure Gattuso solo al minuto 79 farà rifiatare Insigne per il giovane Cioffi. Per non parlare dello sfruttamento fisico di Lozano, puntualmente sfilacciatosi dinanzi ad una corda tirata troppo. 

Dieci minuti di rabbia, poi la scelta: tutti in silenzio. De Laurentiis, forse stufo di Gattuso che sventola bandiera bianca dinanzi ai microfoni, forse stufo anche di Gattuso su quella panchina. Ma l’istinto ora lo ha messo da parte il patron, la scelta è confermare Gattuso e provare a finire la stagione per aprire nuovo ciclo a giugno. Un azzardo, perché c’è la sensazione che a questa squadra serva una scossa. E non conta chi sia l’alternativa: che si chiami Carlo Rossi o Pinco Pallino, il cuore di questa squadra ha bisogno di una scarica elettrica che arrivi dall’esterno. Chissà se un Rino così demotivato riuscirà a trovare una nuova scintilla…