Da 0 a 10: il terremoto tattico, Gattuso sfida il lanciafiamme di De Luca, il cucchiaino di Petagna e la previsione folle di Amrabat

Insigne incanta, Lozano segna ancora: è un Napoli dominante con la Fiorentina. Grande prova di Demme e Petagna, gol per Zielinski e Politano.
18.01.2021 08:24 di Arturo Minervini Twitter:    Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Da 0 a 10: il terremoto tattico, Gattuso sfida il lanciafiamme di De Luca, il cucchiaino di Petagna e la previsione folle di Amrabat

(di Arturo Minervini) - Zero esitazioni. La distanza tra pensiero e azione è colmata, anzi mai creata. Dalla testa al piede, senza ritornare. Il Napoli si scopre come David Carradine in Kill Bill mentre spara alla donna che ama: spietato. Cogliere tutte le occasioni è un viaggio su una terra inesplorata, un nuovo mondo che aprirebbe a scenari e orizzonti meravigliosi. Basterebbe non perdere la mappa per arrivarci, dopo averci messo piede praticamente per la prima volta.

Uno l’intervento strepitoso di Ospina. Ci mette cinque dita su Ribery, una mano aperta come cavallo di Frisia al ritorno del più grande nemico del Napoli: sè stesso. Para ed imposta, con la visione lucida di un regista che sa tirar fuori dai loro attori la parte migliore del proprio talento. Estrattore di sostanza, in una gara che esprime al meglio tutte le qualità dell’ex Arsenal. 

Due assist e tanta legna. Con le spalle da boscaiolo e la visione di gioco del centrocampista, Petagna fornisce una nuova interpretazione del ruolo di centravanti. Scava tunnel di libertà, come Tim Robbins nella sua angusta cella, per regalare ai compagni spazi e opportunità. Arpiona un pallone velenoso sull’azione che sblocca la gara di una difficoltà che meriterebbe narrativa più approfondita. Esita, con diabolica lungimiranza, sulla ripartenza che premia la voglia di Demme. Due piccole gemme, che messe insieme valgono pure più di un gol. Bravo Andrea.

Tre civette sul comò. Faceva così la filastrocca che vedeva protagonista un lontano discendente di Amrabat, che alla vigilia ci aveva ricordati il suo rifiuto al Napoli, profetizzando con certezza anche la rete di Callejon. Parliamoci chiaro ragazzo: ma tu, sei davvero sicuro di aver fatto la scelta giusta? Livello di affidabilità nelle previsioni: Paolo Fox il 31 dicembre 2019.

Quattro sulla schiena e la normalità tra le mani. Demme non deve essere diverso da quello che è. Non ha bisogno di ricercare teorie bizzarre, astrazioni lontane dal concreto. Diego fa quello che sa fare e tutto sembra più semplice. Per fare il pane, serve acqua e farina. Se ci metti caviale e bottarga, non è pane. Saranno pure materie prime di maggior valore, ma il risultato mica è lo stesso. Quando vuoi giocare con i due mediani, devi mettere due mediani. Gli adattati sono degli scontenti, che accettano un compromesso che non fa bene a nessuno. Un terremoto tattico che non fa rumore, ma che dovrebbe avere conseguenze nelle scelte future. Lo speriamo.

Cinque gol in stagione di Pietro.Qual è la vera vittoria, quella che fa battere le mani o battere i cuori?”. Ci sono calciatori che possono andar oltre la dicotomia proposta da Pasolini: tra questi c’è Zielinski. Uno che ti entra dentro, come una cotta in prima liceo. Uno a cui perdoni anche giorni di indolenza. Poi arriva il giorno, in cui devi battergli le mani ed il cuore, quello lì, gli resta sempre fedele. Sta trovando una continuità mai avuta, avvicinatosi al suo habitat naturale: la zona decisiva del gioco. Riportarlo a fare in mediano, sarebbe un delitto. 

Sei a zero. Le olive nel Martini le inserisce Politano, che si traveste da James Bond in Missione speciale e decide di fare tutto da solo per la sua sesta rete stagionale. Ancora un gran gol, ancora quando le sorti del match sono belle che decise. Il gradino successivo: abbinare questa affascinante estetica ad un momento determinante della gara. Resta però un lusso tutt’altro che trascurabile da tirar fuori dal garage per non sforzare i motori dei titolari. 

Sette anni ed una frase, che racconta tutto Callejon. ”Gli altri capiranno che ora sto qui e difendo questi colori” aveva detto alla vigilia. Gli altri capiranno. Gli altri siamo noi. Di cui, in fondo, lui si sente ancora parte integrante. Sette anni mica li cancelli con qualche colpo di spazzola. Sette anni sono vita, casa, famiglia, figli, accenti, odori, sapori, rumori. È Napoli, nella sua versione più accogliente. Con le braccia aperte. Così come lo erano al Maradona per Jose, che quasi arrossisce mentre indossa altri colori in quella che ha cambiato nome, ma resta pur sempre casa sua.

Otto reti in campionato per Lozano, bisturi che affonda nelle viscere di ogni preda: non c’è rimedio, se non l’anestesia. Lama sempre calda, appuntita, l’arrotino che arroventa la fascia destra e rende sempre tagliente il coltello. Non ha nemmeno bisogno di guardare, con la testa bassa ha una percezione sensoriale degli eventi. Un rabdomante che sente l’acqua in profondità, una macchina per far accadere cose su un campo da calcio. E quest’anno, son sempre cose buone: prende gli equilibri e li spacca in due. 

Nove alla settimana da Ringhio di Gattuso. Vittoria al 90’ a Udine, passaggio del turno in Coppa Italia e asfalto caldo su una Fiorentina seppellita. In mezzo, il pranzo che sa di ritrovo della Compagnia dell’Anello. Avranno mangiato roba buona i ragazzi, al punto che qui bisogna organizzarne almeno uno a settimana. Anche a costo di sfidare eventuali divieti e restrizioni di De Luca. Vincenzo ti preghiamo: non chiudere i ristoranti! Le difficoltà insegnano, indicano strade anche semplici. Gattuso forse ha trovato la nuova direzione. Con la Juve un test decisivo per conoscere il grado di consapevolezza del suo Napoli.

Dieci e non può che essere di Lorenzo. Il racconto parte da Insigne, dalla prestazione che appartiene ad un calcio totale e totalizzante. Che rende il gol, la cosa meno bella della sua prestazione. Che sigilla una giocata magica, sfidandone cinque, battendoli tutti con la visione celestiale per Lozano. Si rintraccia l’istintività del predestinato in quella cavalcata che non scalfisce d’un briciolo la lucidità del campione, che nasce campione prima di diventarlo. C’è una sfrontatezza che sfida il buonismo degli 'ostentatori di modestia', il tratto ammaliante di chi viene trascinato dentro un avvolgente raptus di pura arte. “Io sono il più grande, l'ho detto prima ancora di sapere che lo fossi”. Una gara in modalità leggenda per il numero 24.