Ve lo ricordate che ha segnato un gol ogni 129’?

28.02.2020 07:37 di Arturo Minervini Twitter:    Vedi letture
© foto di Alessandro Garofalo/Image Sport
Ve lo ricordate che ha segnato un gol ogni 129’?

Strano il mio destino, canticchia Arek Milik. Non perché voglia fare polemica, non appartiene alla sua natura. Qualche perplessità, però, al polacco nascerà spontanea facendo magari un giro tra le varie opinioni espresse su di lui da tifosi ed una parte di addetti ai lavori. Nella settimana di Dries Mertens, capace di agguantare Marek Hamsik a quota 121 nella classifica di marcatori all-time, il polacco è finito ai margini delle ultime gare, anche a causa del fastidio al ginocchio che ha condizionato la sua preparazione alle ultime sfide. 

Col Barcellona, per l’infortunio di Mertens, è stato lanciato nella mischia per gli ultimi 36’ di gara, cercando di dare il suo contributo e servendo a Callejon un assist che avrebbe meritato tutt’altra conclusione da parte dello spagnolo. Arek in vista della sfida al Torino si candida a ritrovare una maglia da titolare che manca dalla sfida al Lecce, quella del grande torto del rigore negato da Giua. Anche in quella gara Milik era andato in gol, confermando la sua media realizzata in campionato di primissimo livello: 9 reti segnate in 15 presenze, 1 gol ogni 129 giocati. Ogni tanto qualcuno lo dimentica…

“Ero in un brutto momento. Fumavo sigarette e rubavo piccole cose dai negozi. Fortunatamente Moki è entrato nella mia vita e mi ha salvato”. Parole, senza musica, di Arek Milik, che racconta un’infanzia complessa, fatta del dolore, quello vero, della perdita di un padre quando ancora i bambini avrebbero bisogno di essere guidati per mano. C’è il rischio concreto di perdersi, di entrare in certi giri che stavano attraendo quel giovane ragazzino con la passione per il pallone, ma con abitudini che non lo avrebbero portato da nessuna parte. Poi, qualcosa cambia. Il merito è tutto di Moki, soprannome di Slawek Mogilan, il suo primo allenatore nella giovanile del Katowice. Uno di quei personaggi che non vedi mai in prima pagina, ma che nel calcio hanno salvato le vite di tanti ragazzi.Grazie a ‘Moki’, Arek si innamora del calcio ed inizia a versare ogni energia per raggiungere quello che diventa il suo sogno. Deve essere pesante il mondo che ti crolla addosso. Non una sola volta, dopo che hai già affrontato un percorso fatto di fatica e sudore. Non quando hai dovuto combattere l’idea che magari non saresti tornato più quello di prima. Il mondo da calciatore di Arek #Milik è crollato due volte in pochi mesi, imploso al punto di inghiottire tutti i sogni di un ragazzo che a 22 anni era pronto al grande salto di qualità. Dal basso, però, tutto assume un sapore diverso. Si apprezzano meglio i piccoli progressi, si assapora a pieni polmoni l’odore della rivincita. Ci sono i tratti romanzati dell’eroe caduto nella storia del polacco, la determinazione di un ragazzo che voleva solo tornare a fare quello che ha sempre fatto: rincorrere quell’attimo eterno, dove tutto si ferma, dove il tempo smette di correre in avanti per una piccola frazione. Urlare, a squarciagola, dopo un gol. Senza lasciare più spazio ai cattivi pensieri. Oggi il numero 99 compie 26 anni, già soltanto 26. Buon compleanno Arek, una tua esultanza varrà sempre un pochino in più delle altre per il grande pegno che hai dovuto pagare ad un fato che troppe volte ti ha messo alla prova.

Un post condiviso da Arturo Minervini (@arturo_minervini) in data: 28 Feb 2020 alle ore 12:58 PST