De Bruyne resta? Monti: "Ricordiamo che arrivò quando Conte era quasi via"
Gianluca Monti, firma de Il Mattino, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in DAB o qui sul sito anche in video.
Perché il Napoli non gioca questo calcio spettacolare? Perché è abbastanza piatto e non regala le emozioni che la piazza si aspetta? Conte è ancora la scelta giusta?
"È difficile dirlo perché probabilmente non c'è al momento la controprova di quello che sarebbe questo Napoli con un altro allenatore, di quello che potrebbe essere il Napoli del futuro con Conte o con un altro tecnico in panchina. Però mi aggancio alla tua riflessione e dico che il Napoli non ha un'identità molto definita, che non vuol dire necessariamente giocare un calcio spettacolare, ma essere in qualche modo rispondente anche a quelle che sono le caratteristiche del suo allenatore, a quello che l'allenatore da sempre chiede alle sue squadre. Scorso anno il Napoli aveva un'identità un po' più chiara, era una squadra che non rubava l'occhio, però tutto sommato riusciva a prendere pochi gol. Si sapeva che magari McTominay riusciva ad andare alle spalle di Lukaku e provare i suoi inserimenti, che Raspadori da seconda punta al fianco di Lukaku riusciva a dare quei gol che servivano per centrare un obiettivo che era magari sperato, ma che alla fine si è rivelato essere non solo nelle corde ma anche nelle possibilità di una squadra comunque di ottimo livello, anche quella dell'anno scorso, a maggior ragione quella di quest'anno che aveva aumentato le scelte a disposizione di Conte. Mi aspettavo avesse un'identità più definita, ripeto, rispondente alle caratteristiche dell'allenatore. Puoi fare anche poco possesso palla, ma puoi difenderti bene e ripartire molto meglio di quello che hai fatto a Como per 75 minuti. Avere il 27% di possesso palla è un dato molto basso, ma soprattutto è un dato che in qualche modo certifica come il Napoli per 75 minuti non abbia fatto male al Como. Poteva fargli molto male nel quarto d'ora finale quando il Como è calato, ma io non mi aspettavo che il Napoli andasse lì a rubare l'idea del palleggio al Como, ma che si difendesse meglio e ripartisse con una discreta continuità. Lì avrei riconosciuto Antonio Conte, mentre faccio fatica in questo Napoli a riconoscere Antonio Conte."
La posizione di De Bruyne è compatibile con Conte? È sprecato o è sempre meglio tenerlo in rosa?
"Il discorso è come nasce la vicenda, perché la vicenda, è inutile negarlo, lo sappiamo tutti, nasce quando Antonio Conte non era più l'allenatore del Napoli. Fino ai giorni successivi allo scudetto dello scorso anno Conte non era l'allenatore del Napoli ed era con ogni probabilità l'allenatore della Juventus. La mossa De Bruyne nasce quasi come un diversivo per dare un senso a quello che stava succedendo. Non nascono insieme Conte e De Bruyne, non è una scelta condivisa con l'allenatore ed è una scelta che evidentemente ha creato non pochi imbarazzi. Ma quello che conta è soprattutto l'aspetto tecnico: De Bruyne in questo calcio fatto soprattutto di organizzazione e magari anche di ripartenza, senza una gestione particolarmente alta del possesso e senza grande capacità di creare spazi per gli inserimenti, sembra una forzatura. La domanda è giusta, ma non so cosa rispondere: non si sa dire se è giusto andare avanti con Conte e De Bruyne o con uno solo dei due o con nessuno dei due, perché poi dipenderà da mille fattori, dal mondiale, dai contrasti, dall'eventuale scelta di un nuovo allenatore. Questa convivenza è stata molto forzata."
Che differenza c'è stata quest'anno tra Napoli e Inter?
"I gol degli attaccanti di riserva, secondo me quelli hanno fatto la differenza come è stato così anche lo scorso anno. Lo scorso anno il Napoli vinceva lo scudetto anche con i gol di Raspadori e qualche gol di Simeone. L'Inter invece non raccoglieva niente da Taremi, Arnautovic e Correa; quest'anno raccoglie molto di più dalle alternative. La differenza è stata tutta lì. Questa è una vecchia lezione: sono gli attaccanti di scorta che fanno vincere i campionati. È successo spesso in passato, con giocatori come Matri, Quagliarella o Zaza, ed è successo al Napoli anche con Spalletti, con Raspadori e Simeone protagonisti nei momenti decisivi."
De Laurentiis cosa sta valutando per il futuro? È orientato a continuare con Conte?
"Bisogna capire qual è il progetto che il Napoli vuole portare avanti, tra l'altro nell'anno del centenario, che è un anno particolare dal punto di vista della suggestione e delle emozioni. In questo momento De Laurentiis è quasi silenziato in virtù della vicenda presente: finché non si arriva a una definizione della vicenda Conte, non capiremo quale sarà il progetto della prossima stagione. È una stagione che devi onorare, soprattutto con quello che al Napoli è mancato quest'anno, cioè un certo tipo di cammino europeo. Ecco perché arriva l'interrogativo anche da parte di De Laurentiis se Conte è l'uomo giusto, perché credo che adesso l'obiettivo della società sia anche quello di ben figurare a livello internazionale. La fatica fatta quest'anno è qualcosa che De Laurentiis non si aspettava, soprattutto con la nuova formula della Champions. Questo potrebbe pesare quando si incontreranno, così come peserà il contratto, le valutazioni sugli infortuni e sulle operazioni di mercato che non hanno funzionato. Stiamo a vedere se si troverà una sintesi per andare avanti con un progetto che però non può essere di un solo anno. E allora mi chiedo: Conte è l'uomo del futuro a medio e lungo termine del Napoli? Non lo so."
I tifosi non si divertono: si può ripartire insieme oppure questo pesa troppo?
"Ci sono molti contiani di trincea, cioè quelli per cui basta vincere e raggiungere l'obiettivo di tornare in Champions League, ma c'è anche un malcontento latente rispetto a un'estetica che onestamente lascia a desiderare. L'unico dio è il risultato. L'anno scorso, vincendo, si è azzerato tutto. Però se guardiamo all'identità, non è mai stato un Napoli che mi ha convinto da questo punto di vista. Non si tratta solo di giocare bene o essere dominanti, ma di essere identitari, e lì Conte mi ha parzialmente deluso. Lo ricordavo come un allenatore che faceva giocare a modo suo anche la Nazionale, che era molto scadente dal punto di vista tecnico. Anche quell'aspetto al Napoli quest'anno è mancato. Si può ripartire così, con sofferenza e spirito di sacrificio? Secondo me il contratto farà la differenza."
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