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Fedele: "Insigne? Lo avrei ripreso. Non alterava rosa ed era certezza"

Fedele: "Insigne? Lo avrei ripreso. Non alterava rosa ed era certezza"
Oggi alle 18:00Radio Tutto Napoli
di Fabio Tarantino

Enrico Fedele, ex dirigente sportivo, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, che puoi ascoltare/vedere qui sul sito, in auto col DAB Campania o sulle app gratuite (scarica qui per Iphone o qui per Android).

Tu saresti stato contento di rivedere Insigne a Napoli?

“Sicuramente sì, anche per due motivi. Il primo perché non andava ad alterare la rosa e, quindi, essendo un giocatore giovane, se fosse tornato al Napoli avrebbe potuto benissimo inserirsi. Il secondo per una questione di motivazioni. Terzo, è un ragazzo che, se dovevamo fare degli esperimenti con dei giovani – tanto non c’era la possibilità di fare altro – valeva la pena puntare anche su uno che poteva essere determinante. Io lo avrei fatto sicuramente.”

Lang ha detto di non essersi sentito capito a Napoli e di non voler andar via dopo soli sei mesi.

“Questo è stato strano, perché il Napoli – l’ho detto già a giugno e luglio, conoscendo i giocatori – ha speso tanto ma non ha risolto nessuno dei problemi che aveva. Non ha preso un esterno che facesse realmente la differenza, perché Lang è bravissimo nello sterzare e nel superare l’uomo, ma non ha il gol nelle corde: quei 10-12 gol che servono non li ha mai fatti. Quando uno non ha il gol nel sangue è difficile che lo trovi altrove.
Secondo: non c’è stato il sostituto di Anguissa. Terzo: non c’era il sostituto di Lorenzo. Poi è stato preso Lucca, magari superpagato insieme a Beukema, e questa situazione è stata poi verbalizzata con l’esclusione di Lukaku e Lang. Si sono presi due ragazzi che possono essere scommesse per il futuro, ma non credo possano migliorare più di tanto, anche se me lo auguro. Quello che mi ha meravigliato negativamente è che il Napoli aveva bisogno urgente di rinforzare la rosa nel mese cruciale, gennaio. Doveva non perdere contatto dalla vetta e soprattutto superare il turno di Coppa. I rinforzi sono arrivati a fine gennaio e questo non ha senso. Poi ci sono sempre gli alibi del saldo zero, delle problematiche varie, ma sono situazioni aggirabili. Credo che il presidente abbia riflettuto e abbia capito che, invece di investire ancora su nomi senza entusiasmo, fosse meglio tornare a scommettere sui giovani.”

Secondo te spetta all’allenatore adattare la comunicazione al calciatore o al giocatore adattarsi al tecnico?

“Quando sai di essere allenato da Conte, sai cosa ti aspetta. Conte trasmette quello che è stato da giocatore: non aveva grandi qualità tecniche, ma era capitano in squadre con fuoriclasse come Del Piero, Zidane e altri. Per emergere doveva dare l’anima, sputare sangue, e questo lo pretende anche in allenamento. Molti giocatori lo adorano, perché mette un’eccessiva passione, grinta e cattiveria calcistica. È probabilmente l’allenatore più agitato del mondo: partecipa sempre. Certo, con alcuni soggetti potrebbe migliorare, ma è fuori dubbio che al primo anno abbia sempre ottenuto grandi risultati: con l’Inter, con la Juventus, con il Chelsea, anche al Tottenham. Il secondo anno viene sempre criticato per allenamenti duri e un metodo asfissiante. Per me è un grande animale da campo, ma un pessimo comunicatore.”

Ora che il Napoli è fuori dalla Champions League e potrà allenarsi con maggiore continuità, credi possa ancora dire la sua per il titolo o l’obiettivo resta il piazzamento Champions?

“No, il titolo no, assolutamente. L’obiettivo è entrare nei primi quattro. Tra il primo, il terzo e il quarto posto ci sono solo 3-4 milioni di differenza, ma l’importante è la Champions. Per i tifosi è diverso, certo, ma il Napoli ha fallito un obiettivo: arrivare almeno ai quarti di Champions, che portano circa 30 milioni. L’anno scorso il Napoli ha vinto anche perché l’Inter ha avuto un momento disastroso e per episodi favorevoli: il pareggio a Parma all’ultimo minuto, la palla di Arnautovic sulla linea. Quando si vince una guerra, però, non si guardano i caduti. Quest’anno si pensava di poter competere senza spendere 200 milioni, ma non si è lottato fino alla fine. C’è stata una strage di infortuni, qualcosa va rivisto. Ho anche segnalato un’anomalia: il Napoli ha 11 mancini. È una cosa assurda. Ai miei tempi il mancino era una rarità. Difensori come Buongiorno hanno grandi mezzi ma una fragilità muscolare che li porta a giocare col pensiero. Oggi l’obiettivo è chiaro: programmare il futuro.”