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Max Esposito: "Var va migliorato, soluzione può essere prendere esempio da altri sport"

Max Esposito: "Var va migliorato, soluzione può essere prendere esempio da altri sport"
Oggi alle 14:20Radio Tutto Napoli
di Antonio Noto

Massimiliano Esposito, ex attaccante del Napoli, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, che puoi seguire sulle app gratuite (scarica qui per Iphone o per Android), qui sul sito anche in video.

Hai seguito le vicende delle ultime settimane, soprattutto le polemiche dopo Atalanta-Napoli, con il gol annullato a Gutierrez per un presunto fallo di Hojlund su Hien? Che idea ti sei fatto di questo momento così confuso? "Intanto, oltre ad aver indossato quella maglia, sono napoletano, quindi è ovvio che seguo il Napoli. Quando sei tifoso, sei tifoso. Detto questo, il fatto che abbiano fermato Chiffi fa capire che, analizzando la conduzione della gara, qualche errore è stato riconosciuto. Nell’arco di un campionato gli errori possono capitare, non lo dico per difendere gli arbitri. Però diventano indifendibili quando non si fanno aiutare nel modo corretto dal VAR. È uno strumento che va migliorato, perché gli arbitri di oggi hanno bisogno di supporto. È chiaro che, per come si era messa la stagione del Napoli — tra infortuni e difficoltà — episodi del genere pesano di più. Quando sei in vetta e riesci a vincere una partita importante contro una squadra forte come l’Atalanta, vedertela sfuggire per decisioni dubbie lascia amarezza. E più si avvicina il finale di stagione, più certi errori incidono, perché hai meno tempo per recuperare punti".

Il Napoli potrebbe proporre in Lega l’estensione del VAR a tutti gli episodi, anche ai secondi gialli o ai calci d’angolo. Sei favorevole o si rischia di spezzettare troppo le partite? "Le partite sono già spezzettate. Oggi si spezza perfino la gioia di un gol: aspetti minuti per sapere se è valido o no. Secondo me serve un utilizzo corretto del VAR e più collaborazione tra arbitro e sala VAR. Spesso sembra che l’arbitro, per non essere delegittimato, non accolga del tutto le indicazioni. Prenderei esempio da sport come tennis o pallavolo, dove il VAR è “a chiamata”. Potrebbe essere una soluzione: dare alle squadre un numero limitato di chiamate per tempo, ad esempio due nel primo e due nel secondo. Così si interviene solo sui casi che le squadre ritengono davvero dubbi, con maggiore trasparenza. Allargare tutto indiscriminatamente rischia di creare ancora più confusione".

Alla base deve esserci la buona fede degli arbitri? "Assolutamente sì. Se non partiamo dal presupposto della buona fede, allora non ha senso parlare di VAR o di campionato. Gli errori li fanno tutti. La rabbia nasce dal fatto che c’è uno strumento che può aiutare e spesso viene usato male o troppo poco".

Quanto può incidere l’attenzione mediatica sull’atteggiamento degli arbitri verso un calciatore considerato “simulatore”? "Anche ai miei tempi gli arbitri studiavano i giocatori. Sapevano chi simulava e chi no. Oggi c’è più esposizione mediatica, più social, più pressione. Non credo che siano prevenuti, ma il calcio è cambiato. È meno “calcio maschio”, ogni contatto viene analizzato al microscopio. L’episodio di Vergara è diverso da altri casi perché in un caso c’è contatto, nell’altro c’è simulazione. Però oggi tutto viene amplificato".

Pensi che il calcio stia andando nella direzione sbagliata? "Per certi versi sì. Sembra quasi di tornare al calcio a cinque di anni fa, dove non era ammesso il contatto fisico. Il calcio resta uno sport di contatto. Bisogna trovare un equilibrio, altrimenti si perde il piacere di guardare le partite".

Oggi cosa fa Massimiliano Esposito e quali sono i suoi sogni? "Dopo aver smesso, ho scelto più di fare l’educatore che l’allenatore ambizioso. Ho avuto esperienze importanti: vice allenatore a Padova in Serie B, commissario tecnico in federazione, con una medaglia d’argento ai Giochi Olimpici Europei. Poi ho deciso di aprire una mia scuola calcio a Padova, rilevando una società storica, la Sacra Famiglia. L’abbiamo strutturata in modo più professionale e oggi abbiamo oltre 200 ragazzi. Il mio obiettivo è fare sociale, far divertire i ragazzi e far vivere il calcio alle famiglie senza stress. Spesso le frustrazioni degli adulti si riversano sui campi giovanili. In questi anni abbiamo lavorato molto su questo: tifo sì, sfottò anche, ma mai offese".