Da 0 a 10: Gattuso ‘sputa’ su 255 mln, ADL col siluro pronto, la sconvolgente scoperta su Lobotka e Bakayoko che se la ride

Il Napoli crolla miseramente sul campo del Granada, Gattuso si attacca alle assenze. Osimhen fatica, ancora un pessimo Lobotka
19.02.2021 15:12 di Arturo Minervini Twitter:    Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Da 0 a 10: Gattuso ‘sputa’ su 255 mln, ADL col siluro pronto, la sconvolgente scoperta su Lobotka e Bakayoko che se la ride

(di Arturo Minervini) - Zero agli assenti, che hanno sempre torto. Ancor di più a chi li invoca con l’aria affranta, lo sguardo distrutto, la voce rotta. Lo stesso che, il giorno prima, aveva fieramente rivendicato: inutile piangersi addosso per le assenze. E poi, cosa fa? Frigna, che nemmeno dopo aver rivisto per la decima volta finale di Ghost - Fantasma (mai film più più calzante). E non spiega niente, del piano gara, ove mai ci fosse qualcosa oltre al catenaccio. Gattuso perde prima, durante e dopo. Gattuso è andato già sconfitto in Spagna. Ha perso la fede, ha smesso di credere. Forse è questa la considerazione più allarmante.

Uno a Bakayoko, che se la ride a fine gara. Con i reparti di Gastroenterologia affollati al fischio finale, Bakayoko ride. Il suo primo istinto, al fischio finale, è ridere. Non correre negli spogliatoi, guardarsi negli occhi con i compagni, cercare una spiegazione alla prestazione miserabile della squadra. No, Bakayoko ride. Forse perché veste panni che non sente suoi, figlio della precarietà di una formula del prestito secco che il Napoli per anni ha sempre rinnegato. Forse era meglio prima.

Due reti in due minuti, 120 secondi di nulla, di buio. Emotivo, tecnico, fisico. È un Napoli che non ha soluzioni d’emergenza, non ha nemmeno quelle ordinarie molte volte, quando scende in campo con l’unica prospettiva di speculare sull’avversario. Un avversario con tante assenze, ma con il calciatore più forte al mondo nei momenti di difficoltà: si chiama identità. Che nel Napoli di Gattuso resta da troppo tempo una chimera.

Tre presenze dal 1’ in Europa League, la quarta negli ultimi venti giorni. L’emergenza gli dà continuità ma Elmas si perde nell’immaturità dei suoi giorni, nelle buone intenzioni che si perdono tra troppe sbavature. Nel giorno scalfito nella storia come quello del genetliaco di Fabrizio De Andrè, il macedone omaggia una delle sue frasi più celebri: “Dai diamanti non nasce niente”

Quattro volte titolare in Europa League e nulla da segnalare. L’esplorazione sul pianeta Lobotka procede a rilento, gli studiosi non riescono ancora a comprendere quale sia il giusto punto d’osservazione. Come oggetto misterioso rinvenuto in mezzo al deserto, messaggio da una divinità occulta:  non ne si comprende ancora la conformazione, l’utilità, la provenienza. Un mistero chiamato Stan. Le mani tremano quando si ripensa che era stato definito come erede di Hamsik. Al massimo di Asanovic. 

Cinque sconfitte, un pareggio e tre vittorie nelle ultime nove. Si è ammosciato il Napoli, si è ammosciato Gattuso, si sono ammosciati pure i tifosi di vedere una squadra moscia coma la ‘erre’ di una nobile decaduta. Decadenza che appartiene a questa squadra, al progetto che si è infilato in un vicolo cieco, intrapreso la strada impervia della convivenza forzata. In troppi, a partire dal mister, restano attaccati ad una spina col futuro già segnato. Anestesia cosciente che sta diventando incubo ad occhi spalancati.

Sei come le sconfitte in Europa League in trasferta nelle fasi ad eliminazioni diretta che nei cinque precedenti hanno sempre significato eliminazione. Giovedì al Maradona l’appello all’orgoglio, la manina che scava dentro al petto a cercare ancora impulsi vitali. Sangue caldo, rivalsa, vendetta. Chissà se vedremo tutto questo. Chissà se questo Napoli ha ancora voglia di combattere. Lo scopriremo nelle prossime due gare.

Sette le assenze in casa Granada, ma nonostante le domande incalzanti alla vigilia dei cronisti spagnoli, il tecnico Martinez ha sempre respinto la questione. Ha chiarito un concetto: non importa chi gioca, noi siamo una squadra. E lo ha dimostrato pure sul campo. Qualcuno avrebbe dovuto prendere esempio.

Otto-sei come i minuti per tirare una volta nello specchio della porta. Crollano tutti gli alibi, le attenuanti, le giustificazioni per non aver fatto i compiti a casa. C’è un baratro destinazione ‘Il Nulla’ nella prestazione in terra ispanica, l’insolvenza reiterata con la vecchia ma sempre attuale questione del gioco che Gattuso vuole dare a questa squadra. Rino ha provato diverse volte a chiamare il suo schema preferito, forse l’unico. Ha urlato Chucky, ma il Chucky non c’era. 

Nove solo sulla schiena. Osimhen non fa il centravanti, non fa nulla in realtà. Paga una condizione precaria, una pressione che gli sta attaccando il cervello, qualche cattivo consiglio, parenti che parlano assai, allenatori che gli chiedono di dare quello che in questo momento non ha. Abbandonato come Tom Hanks in Cast Away, ma nemmeno il pallone diventa suo amico. Inutile sentenziare su di lui dopo una gara così: troppo brutto per essere reale. 

Dieci contati, dice Gattuso. E se fossi De Laurentiis mi incazzerei come una iena, ripensando al fatto che ‘i dieci contati’ gli sono costati 255 milioni (Insigne, che è l’11, è gratis perché prodotto del vivaio). Come comprare un quadro durante un’asta, affidarlo ad un gallerista, per poi vederlo in tv a raccontare che quel quadro è un falso, non vale nulla. Un capitale umano, economico, morale messo in pericolo con atteggiamenti e parole di chi, come un personaggio de 'La Migliore Offerta’: è bravissimo a parlare senza dire niente.