Da 0 a 10: il paragone choc su Osimhen, l’addio che terrorizza Gattuso, ADL recupera 42 mln e la scelta su Meret

Osimhen spazza via il Parma: il Napoli ritrova Lozano e si affida ai gol del solito Mertens. Prestazioni solide di Koulibaly e Insigne
21.09.2020 13:14 di Arturo Minervini Twitter:    Vedi letture
© foto di www.imagephotoagency.it
Da 0 a 10: il paragone choc su Osimhen, l’addio che terrorizza Gattuso, ADL recupera 42 mln e la scelta su Meret

(di Arturo Minervini) - Zero a Liverani, perché voltare le spalle alle proprie idee è oltraggio che andrebbe compiuto nel silenzio. Professava calcio propositivo, ma l’unico propositivo che il suo Parma manifesta è quello di chiudere sullo 0-0 la gara. Nel dopo gara fa pure il gradasso, affermando che pensava di soffrire di più. Omette che, una volta sbloccata la gara e spostato il bus, poteva prenderne cinque. ‘I debiti con la bocca’ è affresco meraviglioso della lingua napoletana per descrivere il tutto.

Uno, nessuno o mille. Eh no, per i centomila di Pirandello siamo lontani. Erano in 1000 al Tardini, come quelli dell’ingegner Cane ai tempi di Mai Dire Gol. Decisione discutibile, perché il numero andava fissato in relazione alla capienza dell’impianto. E invece l’Italia è un cane impaurito, perché poi ce sempre qualcuno scontento. E allora distrutta l’equità, via ad un’uguaglianza che uguaglianza evidentemente non è.  Però, con tutti i però di questo mondo, vedere qualcuno sugli spalti è un piccolo barlume di speranza, un momento per coltivare il ritorno graduale. I grandi viaggi iniziano dai piccoli passi.

Due guanti inoperosi ed un piccolo magone da provare a buttare giù. Gattuso sceglie Ospina, e non può essere un caso. Il Napoli ora deve gestire bene la questione Meret, affrontare con Alex la questione. Come raccontava un illuminato Papa Francesco nella sua visita napoletana: “Litigate, lanciatevi i piatti, ma non andate mai a dormire prima di aver fatto la pace”. Ecco. Non si lasci covare nessun malumore. Parliamo. Parlatene. 

Tre punti e il resto scompare. Concetto basilare alla Elettra Lamborghini, per raccontare una sensazione che mancava: la parola del campo. Da Barcellona, frattaglie di considerazioni catastrofiche, analisi bizzarre, orizzonti plumbei e cieli neri su di noi. Poi arriva il campo. Quello che conta. E regala tre punti che abbassano il volume dei tanti zelanti prospettatole di sventura. Ma siete sicuri che dipingere pareti grigie ogni giorno aiuti questa squadra?

Quattro tre, due, uno, zero. Sarà la settimana dei numeri, sparati a caso. Del modulo giusto, di quello lì spostato dieci metri a destra e del ciuffo di Fabiàn da portare un pizzico più in su. A cambiare il match è stato un uomo, non un numero. L’entusiasmo, la fisicità, la compatibilità di Osimhen con i compagni ha dato un volto nuovo al Napoli come al Castor Troy di ‘Face off’. Fa bene Gattuso a lavorare su varianti, ma appare chiaro una cosa: Victor deve giocare. Effetto ‘Mai più moscio’, manco fosse Austin Powers in missione speciale. #Maipiùsenza

Cinque a Fabian, totem di una mediana che ha singhiozzato nel complesso. Nel sentirsi organo unico al servizio della squadra. Polmone ingolfato, incapace di tenere il ritmo alto nel primo tempo. Lo spagnolo sbaglia tocchi banali, Zielinski resta come Super Vicky nel suo Armadio senza trovare il tasto ‘ON’ per incidere. Demme, abbandonato a fare da solo certe faccende, annaspa e fa quel che può. La questione si allarga e merita approfondimenti: quei tre si completano? Rappresentano una ‘sinergia’? Qualche dubbio c’è da un pochino. Attenzione: i dubbi riguardano la compatibilità, trascendono il valore dei singoli. 

Sei come sessanta milioni sul piatto, settanta quelli richiesti. Ma quanto incide Koulibaly? Il vero Koulibaly. Quante posizioni in classifica vale Kalidou? Una riflessione profonda involge una cessione che sarà forse necessaria, senza dubbio dolorosa. Una presenza come quella di Koulibaly sposta montagne, laghi, attaccanti, prospettive, scenari. È tratto dominante di un racconto che, con lui, terrebbe aperte porte murate in caso di addio. Gattuso lo sa, ed è terrorizzato. Il mercato dirà. ADL non faccia sconti. Almeno quello.

Sette al gatto Ciro. Si struscia sulla gara, indolente. Resta spiaccicato sul divano, fa zapping con la zampetta e non si scompone. Perché Mertens lo sa quando vale la pena entrare in azione. Lui, il dimenticato. Perchè si è parlato di tutti in estate, tranne che di lui. Come fosse l’ultima pippa dell’universo. Lui, che quando serve tira fuori il compasso e disegna l’architettura di gol mai banali. Chirurgico nel destro, letale nella tempistica del destro che manda fuori giri il Parma. Poi si diverte un pochino col nuovo amico Victor, prima di tornare sul divano. Lasciatelo riposare. Il gatto Ciro, non ha tempo da sprecare per le chiacchiere inutili.

Otto ai nuovi inizi. Forse il verbo adatto alla gioia è ricominciare. La nuova partenza di di Lozano è fragrante, croccante, robusta. Dà nuova sostanza ad idee rimaste in sospeso per un anno intero, imprime nuova forza alla convinzione che aveva indotto a investire una cifra super per El Chucky. La bambola che doveva fare paura e che, invece, di paura ne aveva avuta. Ora Napoli per lui è casa, incognita che non spaventa. Ora sorride, prova le giocate che lo hanno reso grande. Confuso, per natura, creatore di opportunità per talento. È una carte diversa da pescare dal mazzo. E spesso sono quelle che fanno vincere le partite. Acquisto mai annunciato.

Nove sulle schiena e sulle spalle tanto altro. Chilometri a piedi nudi, la fame come compagna, i semafori come ufficio, un pallone abbandonato in una discarica come stella polare. È partito da lontano Osimhen, ma non aveva mica il fiatone all’appuntamento più importante. Si è presentato col sorriso disarmante, veleggiando con imbarazzante superiorità sopra ogni cosa. Un lampo visibile in pieno giorno, un boato emotivo e tecnico che irrompe con il sapore dell’inevitabile sul match. Irride gli avversari, viaggiando su frequenze diverse: una fibra ottica che si confronta con modem rumorosi a 64k. Non c’è partita. “Mi ricorda Cavani” dice Insigne. E se voi non avete avuto la stessa sensazione, siete dei grandissimi smemorati. 

Dieci proprio ad Insigne. Capitano, ma per davvero. A caccia perenne di nuovi equilibri di squadra, incudine e martello all’occasione. Nel primo tempo comprende la difficoltà e non esagera. Poi, con Osimhen, si aprono spazi che vanno esplorati con sagacia. C’è il solito palo che gli nega il super gol, ma è notizia ancor più confortante la fame che lo conduce alla zampata che chiude il match. Nel giorno in cui sembra iniziare una nuova era, è bene tenere presente chi eravamo. Chi siamo stati. Chi saremo. Tampi verbali che hanno una costante: la presenza di Lorenzo. Coccoliamolo un pochino, perché se lo è meritato.

Nove sulle schiena e sulle spalle tanto altro. Chilometri a piedi nudi, la fame come compagna, i semafori come ufficio, un pallone abbandonato in una discarica come stella polare. È partito da lontano #Osimhen, ma non aveva mica il fiatone all’appuntamento più importante. Si è presentato col sorriso disarmante, veleggiando con imbarazzante superiorità sopra ogni cosa. Un lampo visibile in pieno giorno, un boato emotivo e tecnico che irrompe con il sapore dell’inevitabile sul match. Irride gli avversari, viaggiando su frequenze diverse: una fibra ottica che si confronta con modem rumorosi a 64k. Non c’è partita. “Mi ricorda Cavani” dice Insigne. E se voi non avete avuto la stessa sensazione, siete dei grandissimi smemorati.

Un post condiviso da Arturo Minervini (@arturo_minervini) in data: 21 Set 2020 alle ore 12:05 PDT